Let's make some music make some money find some models for wives. I'll move to Paris, shoot some heroin and fuck with the stars. You man the island and the cocaine and the elegant cars. This is our decision to live fast and die young. We've got the vision, now let's have some fun. l'art pour l'art
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venerdì 13 dicembre 2013
Sniffare
Silenzio
domenica 8 dicembre 2013
Vuoto
Voglio solo sparire dalla realtà per trasformarmi nella dimensione alternativa, la dimensione dove la plasticità della mia mente è in grado di ricreare ciò che è giusto e ciò che è sbagliato e farmi divertire senza il peso del superfluo e dell'intelligenza. Voglio uscire dallo schema pratico e tuffarmi nell'eterna sfumatura del sapere supremo.
Chi sei? Cosa fai? Perché lo fai? Dove lo fai? Che cosa c'è intorno a te? Perché c'è ? Perché in questo momento stai scrivendo e non stai, che so io, scopando?! Insomma perché?
O meglio perché porsi le domande? Perché non uscire dallo schema.
P
e
r
c
h
é
r esempio
e
p
Non scrivere fuori da ogni schema logico e mentale, oppure.
C'è sempre un'alternativa, un qualche cosa che è in grado di farti uscire da quel tuo stato mentale che troppo spesso esprime la stranezza che con la fatica di scrivere un pezzo senza mai fermarsi senza mai mettere punteggiatura senza fermarti per pensare la parola successiva senza fermarti per il solo piacere di infrangere una qualche regola come la regola che regola lo stato di questo pezzo che in piena foga creativa sto scrivendo senza una precisa connotazione logica, spazio temporale e neppure perché no culturale.
Cogli l'errore.
Ogni qual volta tento di prendere un respiro profondo per farmi coraggio e combattere il me stesso che tanto odio e amo sento una vibrazione profondamente negativa infrangersi contro di me.
Mi sento triste. Molto spesso mi alzo dal letto, osservo Torino nel suo grigiore, osservo i suoi sprazzi di vita, i tanti ragazzi che come me vanno a scuola, osservo le macchine che sfrecciano sui lunghi viali, e osservo tutte queste persone, che in qualche modo sono connesse. Ascoltano la musica sul proprio iPod o lettore Mp3 oppure sul proprio iPhone o sul proprio Smartphone e le vedi. Immerse nelle proprie paure, nelle proprio tensioni, nella propria ricerca personale del successo, ma che inesorabilmente, che siano ricche, povere, italiane, straniere, nessuna di queste persone ha il sorriso e ha trovato la felicità, perché ognuna di queste persone è stressata.
E' vuota e piena fino a strabordare. C'è chi parla velocemente al telefono, c'è chi sta in silenzio a rimuginare sul da farsi, c'è chi sta in silenzio e basta, c'è chi dorme nella speranza di recuperare quello che si è perso durante la notte e c'è chi come me è vuoto e pensa solo a osservare.
Osservare ti può portare a farti capire che non sei solo. Che non sei vuoto, che forse quell'essere così emotivo ti può portare a capire meglio chi c'è al di fuori di te.
Ma in qualunque caso non ti porterà mai a capire te stesso.
lunedì 18 novembre 2013
Sette anime dannate, ch. 1
Quando mi svegliai, tutto era scuro. L'aria intorno a me, il selciato consunto dal tempo, forse anche i miei pensieri. Quando mi svegliai sentii subito l'oppressione dell'umidità e dello stantio, e un forte odore di muffa mi pervase il naso, liberandolo da mesi, anni, o forse secondi di inattività. I miei occhi, appena destati, non coglievano attorno a me altro che buio, e poco lontano quattro mura di freddo bugnato mi estraniavano dal mondo, un mondo che comunque non avrei mai conosciuto.
Dove mi trovo?
La prima sensazione che mi colpì fu forse la più forte: un insormontabile senso di smarrimento, seguito immediatamente da una sconfortante rassegnazione. Fu come se, pur non sapendo minimamente nulla della mia situazione, mi fossi già convinto della natura della mia fine. Una triste fine..
Dopo aver colto la mia insensibile disperazione, il cielo parve provare pietà. Le nuvole si diradarono, e un flebile raggio di luna mi riveló una piccola finestra, sbarrata da grate. Ora, mentre stendo l'inchiostro su questa pergamena e vi narro della mia bizzarra storia, il lume di candela fa scappare i fantasmi della mente, sempre in agguato, sempre mortalmente affascinanti, rendendomi più razionale. Se ripenso alla gioia che quel singolo fascio di luce mi ha portato, mi vien quasi da sorridere: nella disperazione totale, l'animale chiamato uomo trova conforto anche nella più piccola delle manifestazioni, illudendosi irrimediabilmente per tutta la vita.
Quando il mio sguardo incontrò quel raggio, le fanfare risuonarono nella mia testa. Esisteva la Luna! Ero in un posto reale!
Animato da una rinnovata quanto consapevolmente inutile speranza, riuscii ad attivare il mio corpo, fino ad allora inerme nella polvere depositata su quel pavimento apparentemente millenario.
Quello che accadde dopo, frutto o meno della mia mente, mi fece rabbrividire. Un terrore latente, incomprensibile mi assalì, mentre osservavo dove la luce incontrava la parete alla mia destra.
La piccola superficie di pietra illuminata si animò, scavandosi e riempiendosi per formare immagini, sempre diverse e sempre più terribili.
Ciò che la mia mente ricorda venne impresso sulla pietra come una rapida storia, una sorta di spiegazione alla mia condizione. Sette stilemi di persone vennero raffigurate come prima immagine, poi la scena cambiò.
Vennero raffigurate le espressioni truci, malvage, che le persone portavano in viso. Mentre osservavo sbigottito, sentivo le gambe cedermi, e il mio corpo venir via a via vinto dalla forza di gravitá. Quando la mia pelle entrò in contatto con il freddo della pietra, la scena venne di nuovo stravolta. Passarono in rapida successione sette immagini, con le sette persone che una dopo l'altra si macchiavano di peccati sempre più gravi. Al termine di tutto, i fotogrammi si unirono, in un mulinello che vorticosamente girava, sfumando da un rosso sanguigno ad un nero così profondo da farmi tremare. Dopo non so quanto tempo, tutto sembrò fermarsi: un senso di pace mi pervase, mi rilassai, e mentre quest'ultima menzogna mi attraversava il vortice si stabilizzò.
Ciò che lessi, ne son sicuro, non lo scorderó mai.
Sette anime dannate
A penar venner chiamate
Per espiar quel peccato
Che dolor avea portato
Sette stanze furon aperte
Per le anime non redente
A soffrir di mali e torti
Alla fin furon tutti morti
Testimoni di rancor e pena
Sette stanze di malvagia scena
L'ottava anima dannata
Aspetta ora d'esser chiamata.
Sono rari i casi in cui sarei stato spaventato da delle semplici parole, e neanche quella volta sarebbe successo.
Ma il mio nome eccheggiò potente nella mia mente, e una porta fino ad allora nascosta dietro di me si aprì.
In quel momento ebbi un'unica, sgomentante certezza:
l'ottava anima era stata chiamata.
martedì 5 novembre 2013
Devil May Cry.
Lasciami.
Sparisci, e non tornare mai.
Fallo, perchè hai sconvolto il mio essere.
Hai ucciso la mia indipendenza, ponendomi alla fine davanti al mondo.
L'assenza di cattiveria, di egoismo, di malvagità mi sconvolge. Da dove provieni?
Perchè quel sorriso, perchè quelle parole così dolci e così taglienti?
La profondità del tuo sguardo è penetrata troppo in basso nel mio essere.
La tua bellezza, pura, eterea, è troppo per il mio cuore.
Esso è troppo oscuro per curarsene. Non avvicinarti, sono oramai troppo al di lá per cambiare.
Anni di pensieri non si cambiano con una semplice emozione.
No, no, NO!
Non riuscirai, non puoi.
Sono esattamente quello che non vorresti, fuggi via, prima che sia troppo tardi.
Quanto dolore mi hai provocato, con quel tocco.
Quante sensazioni non avrei dovuto provare, e quante ne sto patendo per il tuo agire.
Non tentare di comprendermi, adattati al mondo e vivi da persona malvagia, come tutti fanno.
Non trascinarmi nel tuo spazio di cielo, non sopporterei la luce.
Lascia che il mio essere dilaghi, e abbracci consapevolmente il lato oscuro della luna.
Non provare, non sono quello che sembro, sono qualcos'altro, qualcosa di sbagliato.
Sparisci.
Lasciami, ma fallo in punta di piedi. Se ti sentissi..
potrei morire.
domenica 27 ottobre 2013
Perfezione. Intro.
domenica 15 settembre 2013
Are you okay? No, I'm a fucking Serial Killer. Bitch.
sabato 14 settembre 2013
Live two days a life.
lunedì 2 settembre 2013
Bianco
giovedì 22 agosto 2013
Ritorno
mercoledì 21 agosto 2013
Una storia sbagliata, the end.
'Come doveva essere', pensò la creatura.
Tutte le statistiche lo avevano confermato. E lei, da buona statista qual era, l'aveva previsto molte ere prima.
Era stata stolta, in origine. Nell'illusione del suo potere, aveva dipinto con mano abile la sua dimensione. Aveva poi impresso in questo dipinto la forza del pensiero, vivacizzando all'estremo il riflesso del suo quadro già perfetto. E da lì il degrado era inesorabilmente partito. La tela aveva iniziato a sfaldarsi, un grigiore aveva attanagliato le sfumature più accese modellate dalla creatura. Così l'oppressione del rimorso, della colpevolezza l'aveva svilita fino nei più profondi baratri della sua incommensurabile coscienza.
Il tempo era giunto al termine. Infine, la sofferenza giungeva all'epilogo.
Con la consapevolezza del fallimento, l'essere chiamato Dio si apprestava a distruggere ciò che aveva creato.
Nella sua stanza bianca, L. osservava l'immensa distesa di cemento e ferro che formava un nuovo orizzonte frastagliato. Usurpatori, avvelenatori di un mondo che a loro non apparteneva. Il peggior ceppo virale che la natura avesse mai concepito. Ma che, come ogni virus, era destinato ad estinguersi. L. aveva vissuto una vita che non gli spettava, in un mondo che aveva sempre rifiutato. Le utopie le aveva lasciate al vento oramai tempo prima, ora vedeva davanti a se solo realtà e certezza. E putridume.
L. non era più semplicemente un uomo. Era l'antitesi dell'uomo, il vaccino più potente contro la malattia più devastante.
Nella sua stanza bianca, osservando l'immensa distesa di cemento e ferro che formava un nuovo orizzonte frastagliato, al chiaro di un unico raggio di luna, L. pensò a sua figlia, prima di premere per un'ultima volta il grilletto.
Da quel giorno, l'umanità decadde. In ogni essere umano presente sulla Terra sbocciò infine il seme della follia. L'uomo compì definitivamente la sua opera di autodistruzione. La popolazione mondiale venne investita da un'ondata di pazzia generale. La società così come era conosciuta cessò di esistere. Gli uomini continuarono per anni ad uccidere altri uomini, finchè non si annientarono fino all'estinzione totale. Il profondo segno che gli esseri umani avevano lasciato nel mondo fu testimoniato solo più da meste rovine di città vuote.
La Terra tornò in mano all'incoscienza animale, la purezza di spirito aleggiò per l'eternità nelle menti delle creature dominanti il mondo.
La natura, infine, tornò a essere burattinaia del suo macabro teatro.
Quando gli agenti raggiunsero la stanza 366 dell'Hope Asylum, riuscirono ad abbracciare la complessità della mente umana. Ai loro occhi si presentava uno spettacolo terrificante: il bagliore bianco candido del pavimento della stanza era disgustosamente imbrattato del materiale organico dell'uomo riverso a terra. Come i medici, l'FBI non si spiegava come fosse potuta accadere una tragedia simile. L'uomo era entrato in possesso di un'arma da fuoco e si ipotizzava che la sua condizione psichica l'avesse portato al suicidio. Scrittore fallito, l'uomo era andato in bancarotta, e la sua mente aveva ceduto. La sua carriera si era semplicemente dissolta, come si erano dissolte le vite di sua moglie e di sua figlia sotto le pallottole d'amore di un uomo impazzito. Per l'evidente criticità delle sue condizioni psichiche, l'uomo era stato isolato in un carcere psichiatrico e lasciato da solo ai suoi rimorsi e alle sue follie.
Il vero senso di terrore, però, gli agenti lo provarono solo alzando lo sguardo verso il soffitto. Sopra la loro testa, un intricato contorcersi di righe di grafite danzava, come se agitato da forza sconosciuta.
Sul soffitto della sua stanza bianca, prima di terminare la sua esistenza, Light Kane aveva scritto per un'ultima volta il finale di un libro. Il libro dell'umanità.
Homo homini lupus, semper.
martedì 20 agosto 2013
Lost in Amsterdam
venerdì 9 agosto 2013
Tu.
martedì 23 luglio 2013
Exploding Plastic Torino, Inevitable. L'Osservatore
sabato 13 luglio 2013
Una storia sbagliata,
Il giorno dopo è sempre la parte peggiore. La testa che pesa come un macigno, gli occhi che spasmodicamente si muovono da un insignificante particolare ad un altro, ancor meno importante. Il tanfo di pesce avariato e marciume è quasi soffocante, ma il mio cervello è troppo alterato per riuscire a rielaborare le minuscole molecole di puzzo tremendo. "Io dovrei essere morto". In quel posto è accaduto qualcosa, ne son sicuro. Non è la droga, non è la mia vita del cazzo. È qualcos'altro, è qualcosa che trascende dal maligno fiorire di questa società, dagli occhi vuoti e spenti degli zombie ammaestrati che il mondo alleva da ere ed ere. È qualcosa che non conosce il male. Poichè ne è l'origine stessa. Non so come faccia a capire tutte queste cose, so solo che ora risultano ovvie al filo dei miei mistici ragionamenti. E, soprattutto, so che la bidimensionalità della mia immagine sfuggente ora è richiesta in una causa.
"Io dovrei essere vivo". Non sono neanche vivo, lo so, perchè qualcosa si è staccato irreparabilmente dalla mia anima. Una parte materiale, ne son sicuro. Mi sento sporco al pensiero di soldi, macchine, umanità, fiero egoismo. Mi sento sporco in questi panni da essere inferiore. Ma ora ho uno scopo, ora servo, ora esisto.
Il caos totale. Tracollo finanziario, collasso degli stati e delle autorità governative. Dilagare impetuoso di malattie, deliri ed epidemie. Potere dettato dalla violenza e dalla paura, dal terrore. Città rese giungle, giungle rese mattatoi. Il mondo che diventa teatro dell'autodistruzione di se stesso. L'uomo retrocede di migliaia e migliaia di anni di evoluzioni. Madre Natura riprende il controllo su ciò che per troppo tempo non è stato in suo potere.
Tutto questo sta per succedere. E io sono qua, nelle vesti di un umile corpo per far si che tutto ciò non accada, o almeno accada quando sarà deciso.
Io sono L., e adesso avete il motivo di interessarvi al mio nome.
martedì 25 giugno 2013
Una storia sbagliata,
Sudore. Caldo afoso. Un casino assordante del traffico delle 11.30. Il telegiornale che trasmette l'ennesima brutta notizia sui ribelli turchi e su qualche specie animale in estinzione di cui non me ne frega assolutamente un cazzo. Con un gesto estremo sollevo il corpo dalle lenzuola sudicie, ripromettendomi di cambiarle prima o poi. Come ogni volta mi risveglio in questo buco di merda 4x4, e maledico il giorno in cui mia madre non mi ha donato un cervello più funzionante. Con quello, probabilmente ora sarei a fare il fighetto in qualche college da due dollari per conseguire una laurea che probabilmente non mi sarebbe servita a nulla. Accendo una sigaretta e preparo la mia classica colazione del capitano: hot dog della sera prima e birra mezza fermentata arrivata ormai alla temperatura di evaporazione. Do due morsi, ma i conati di vomito mi assalgono e getto il panino nella spazzatura. Un'altra giornata di merda, penso. Vero fino ad un certo punto. Mi vesto, bermuda color kaki e maglietta attillata con scollo a V. Mi diverto a mettere in risalto il mio fisico, è l'unica cosa di cui posso vantarmi e prima o poi son sicuro che troverò una tardona ereditiera che scalpita come un cagnolino in attesa dell'emozione di un'ultima scopata. La troverò. "Il mondo è alla fine, sbrigati". Ma che cazzo..? Una voce femminile, suadente quanto autoritaria è rimbombata nella mia testa, senza cognizione di causa alcuna. Mi siedo un attimo davanti a un piccolo negozio di elettronica, riordinando un attimo i pensieri e sedando i nervi. Un'allucinazione. Sicuro è stata la birra di ieri sera. Fanculo, non la compro più la Budweiser. Ripreso il controllo della mia psiche, mi muovo verso District 1, il più anonimo quanto infame buco del culo del mondo. Cosa vado a farci? Prova a indovinare, bellezza. Quando becco John, capisco che per fortuna io ho ancora una qualche parvenza di dignità. John è il più grande figlio di puttana del mondo. Una volta ricercatore biochimico, la brama dei soldi l'aveva portato al degenero. Per due anni si era chiuso in laboratorio e, andando avanti a scatolette di manzo e acqua sporca, aveva sintetizzato una nuova droga, la MSL-1, mesoscalina L-1. Potentissimo allucinogeno, eccitante e rilassante, era la droga perfetta. Dopo 10 anni, però, i suoi effetti avevano iniziato a giocare ai minatori sul volto di John. Con la sua roba assoggettava mezza città al suo volere, perchè la dipendenza da MSL-1 era praticamente immediata. I suoi prezzi erano sempre più alti, la merda con cui tagliava la sua roba era sempre più schifosa, la gente era sempre più fuori di testa. Era un piccolo agente del caos, ma non sarebbe passato tanto tempo prima che la polizia lo ritrovasse in un qualche vicolo con due pallottole in testa. Ora, con la testa leggera e il mio corpo un po' più radioattivo, mi sento meglio. La vita non fa così schifo, quel cane verde mi mette allegria. Merda, devo tornare a casa. La strada è sempre più traballante, le macchine sono sempre più grosse, la gente si muove troppo velocemente e troppo scomposta. No, non ce la faccio. Mi rifugio nel primo vicolo chiuso, dietro alla puzza di pesce marcio di un Japan Restaurant. Contro i mattoni freddi il mio corpo viene attraversato da spasmi incontrollabili. Poco a poco, scivolo in un limbo di inconsistenza tra l'overdose e il sonno che mi culla come in una vasca criogenica. "Sbrigati, ci stai condannando tutti". Ancora la voce, ancora, ancora, basta. "Alza la testa". La testa? Non ho più una testa, io. Non vedi che sto lentamente diventando cenere? E lasciami diventare cenere. "Alza la testa". Con un movimento da marionetta la mia testa scatta in alto. Il buio e la confusione in testa offuscano la vista, in più la ventola di uno sbocco dell'aria emette vampate di calore che lambiscono le orecchie e la bocca, inaridendomi la gola sempre più. "Guarda". D'un tratto, il buio si dirada. I mattoni vengono sostituiti dal nulla, il cemento da una sottile patina bianca opaca. Non distinguo più il mio corpo come tale, ma solo come estensione di quel candore. Muoio, finalmente. "Guarda". I miei occhi si muovono automaticamente, e subito i fumi della droga svaniscono. Il mondo si irrigidisce, il candore si tramuta in materia nero pece che si modella, lambendo i miei piedi, le mie mani. Alzo ancora gli occhi, e un terrore puro attraversa tutto il mondo, tutto lo spazio conosciuto e sconosciuto, tutte le galassie e i cosmi. "Guarda".
sabato 22 giugno 2013
Exploding Plastic Torino. Inevitable.
domenica 9 giugno 2013
Riflessioni post sbornia
venerdì 7 giugno 2013
Hardcore Gangsta Shit
lunedì 3 giugno 2013
Una storia sbagliata
Fin dai tempi remoti, il restare immerso nella gente non mi ha creato nessun problema. Io vivo senza essere degnato di uno sguardo, loro decidono che è meglio così. E forse lo è davvero. Civiltà antiche, civiltà mai scoperte. Le ho conosciute tutte. Eretici, pensatori falliti, traditori della patria, despoti. Li ho conosciuti tutti. Spesso, ancora oggi dove il concetto di corruzione è velato da un impeccabile strato di ipocrisia, i miei servigi aiutano a creare, anzi, creano, il caos. Il mio nutrimento, la mia fonte di vita è in fondo lo stesso fine per cui opero, quindi non posso dire che la mia vita sia troppo miserabile. Dopotutto, bisogna accontentarsi. Io sono colui che dall'alba dei tempi regola lo yin dello squallore, colui che riporta ciò che è sbagliato a un livello accettabile per gli umani. Come sono nato? Non lo so, ho osservato il buio per un tempo infinito, fino a quando il mare, la terra e le montagne mi si sono materializzate davanti. Come ho saputo la mia utilità nel mondo? Il fragile collo di un bambino spezzato dalle tue mani è una cosa che ti caratterizza per sempre. Ora però l'umanità non ha più bisogno di me, il problema è che non sono questi i piani del loro Dio.
Cammino a testa bassa nella folla, cappuccio sul capo e mani in tasca che si agitano nervosamente. Io sono L, abbreviativo di un nome che probabilmente non vi interessa. La mia vita è sempre stata caratterizzata da una monotonia asfissiante, ed è esattamente quello che voglio. O almeno, volevo. Studente con voti mediocri, risultati mediocri nel lavoro e nella vita. Il classico esempio di uomo medio. Svolto a destra nella prima via che incontro, un musicista ambulante intona con dita ispirate dal vino "La cavalcata delle Valchirie" di Wagner. Perché la gente è così felice? Non ne vedo il motivo. Noia, insuccessi, insoddisfazioni continue magari addolcite da una ragazza che di sicuro non è fedele. La musica, poi, rende tutto solamente più frivolo. Probabilmente fino a stamattina non la pensavo così, ma la vita è una fottuta roulette. Io però non ci volevo giocare, e ora vi spiegherò perchè...
venerdì 17 maggio 2013
Monte Carlo with Barbiturici
Correvo su piste di zucchero filato volando nella mente dei miei avi. Scalavo corredi genetici al ritmo di una macchina da scrivere che pompava sangue nel mio cuore. Rotolavo all'infinito nel vuoto del mio Io. Inibire la violenza era il mio credo. Annebbiare la mia mente era il mio piano.
L'angelico volto delle ninfe della droga mi coccolava verso i fiori di loto dei miei sogni.
Un viaggio verso mete profonde della mente. Un quadro degno del più malato Modigliani. Un energica danza dei morti.
La vostra vita del cazzo, le vostre passioni del cazzo, le vostre famiglie del cazzo, le vostre regole del cazzo, la vostra politica del cazzo, il vostro rap del cazzo, i vostri vestiti del cazzo, il vostro cane del cazzo, i vostri dettami del cazzo, i vostri giudizi del cazzo, i vostri sguardi del cazzo. Sono solo uno tsunami di spazzatura che mi investirà e mi farà sentire più forte mentre io dall'alto della mia perfezione cosmica vi guarderò con piacere sul mio triclinio "stupefacente".
Posti lontani come la tua mente non ce ne sono, perversioni peggiori del tuo inconscio non sono neanche immaginabili. Un modello di successi ripercorre il cortometraggio psichedelico che rimbalza sui tuoi Ray-Ban.
Consumista letale dell'alternatività ti ergi sul tuo trono di Indy per lanciare permalosi sorrisi alla plebe che ti scorge dalle sue maschere corredate d'ipocrisia. Passa il muro del blocco, vieni con me. Non conoscerai luogo come questo, un luogo sospeso, lontano da iPhone e Real Madrid. Ma vicino a quello che desideri nei tuoi sogni effimeri, ma che non puoi toccare. Passa al lato arcobaleno.
P.S. Cammino da solo, un viaggio oscuro, pareti che sembrano annerirsi, volto che invecchia al ritmo delle mie paure. Un solo incubo, una sola esperienza. Un cambiamento di vita. Ora è limited experience. Vorrei essere solo un uragano e spazzare via per poter tornare al mio lato arcobaleno. Nulla dura per sempre. Ma puoi curarti con le dipendenze. L'eccesso è un lusso. Ho deciso che il lusso è un diritto. Sono il capitalista dei colori.
Peace.
mercoledì 1 maggio 2013
Appunti presi sotto l'effetto di Yage.
lunedì 15 aprile 2013
Missing in action
Cammino per la strada solo, le memorie che mi hanno perseguitato fuggono
Un assassino cammina per la tua strada stasera
Perdonatemi per i miei crimini, non dimenticate che ero così giovane
Un pensiero troppo terrificante, nel nome del paese e di Dio.
giovedì 11 aprile 2013
Il funerale.
Ma non è della religione che vogliamo parlare. Vogliamo parlare del funerale e di cosa porta a noi un funerale.
Il funerale è un cavillo della società, un messaggio che noi mandiamo, una pubblicità.
L'uomo è cattivo, maligno e terribile di natura, non prova emozioni per se stesso e spesso negli altri vede solo un riflesso positivo di se stesso. Siamo creature malvagie, che si pestano senza pietà per inseguire il successo, molto spesso anche qui parliamo di un qualcosa che abbiamo sempre creato per renderci in qualche modo in grado di scavalcare sempre gli altri.
Il funerale non è altro che un modo molto esplicito e chiaro per dimostrare che siamo ancora un qualcosa che prova emozioni, quei mille colori che inondano la materia fisica dall'arcano rendendola per qualche secondo calda e viva. Ma in realtà è solo un debole bagliore in un bagno di buio.
Il nostro blackout interiore è solo illuminato da maschere come il funerale, la pietà, l'elemosina e la filantropia.
Vogliamo pulirci di quel peso, di quel terribile fardello che ci portiamo dalla nostra nascita. Siamo anime vuote, prive di sentimenti, di vere sfumature positive. Egocentriche creature con il solo pensiero di arrivare più in alto. Siamo bugiardi cronici e lo siamo con gli altri perché lo siamo con noi stessi. Dobbiamo sprofondare nel nostro buio per capire quanto siamo realmente malvagi. Solo che siamo troppo occupati a colorare e decorare le nostre maschere..i nostri costumi...le nostre vie di fuga, infinite, limpide e pulite..ma sotto di noi c'è sempre l'oceano e non potremmo mai dimostrare che siamo in grado di non affondare, perché il nostro buio prenderà sempre il sopravvento, non c'è la lotta tra il buono e il cattivo, c'è la lotta tra il più cinico e il meno cinico. Buio contro buio vince solo il buio.
Sprofondiamo nella nostra melma. Così calda, così nostra.
Siamo pronti per il funerale definitivo.
Amen.
Respirare. Tra Narciso e Kitano.
Ti lasci cadere nel buio di un bagno, nell'attesa che la società nichilista ti accolga con le sue lunghe e potenti braccia. Speri che un giorno lascerai Torino, andrai lontano, Palo Alto, Malibù, San Francisco, Miami, Tokyo..così vicine in questi momenti, quando inali la magia, quando riprendi a pensare.
Perché stai così lontana dal mio possesso, dal mio gioco, dal mio ossesso. Sesso. Mi fai sesso.
Rotolare nel proprio Nirvana ascoltando Kurt Cobain. Rotolare nella vasca pensando a Kurt Cobain.
Frasi sconnesse, artistiche, narcisistiche. L'arte di giocare con il nulla. La mia parcella è troppo alta per le tue inutili tasche. Perdente.
Sono un'artista e lascerò voi poveri avi uomini al culto della personalità e mentre vi guarderò inneggiare al mio talento da Archistar dell'arte penserò: siate schiavi.
Inala.
Cosa? Ma è chiaro, l'aria.
Frank Sinatra
Vibra. Troppo. Veloce.
Scorre. Sniffa. Soldi. Troppi.
Musica. Bella. Elettronica. Moda.
LSD. Acidi. Sesso. Rock.
Ogni cosa la fa con il suo vestito. Quello alla moda, quello bello. So Nice.
Sfugge ai paparazzi, vola con il jet privato. Scappa dalla celebrità che lo possiede avidamente. Un po' come lui possiede avidamente Hermes Birkin.
Evasore o esattore del piacere. Sniffa cocaina come i poveri, ma la sua e Coca Chanel. Essere famosi è così rilassante.
Così destabilizzante, ogni notte con una modella diversa. Uno stupido sorriso, un pesante assegno.
Scopare in limousine è così noioso.
Ma tu lo conosci Frank Sinatra? E' morto.
domenica 7 aprile 2013
Scary monsters and nice spirits
È la Paura. E la Paura non è nient'altro che te.
mercoledì 3 aprile 2013
Champignons
venerdì 29 marzo 2013
The long and strange story of two dependable guys.
Welcome to our mind.