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sabato 22 luglio 2017

Festa

Non c'è nulla di più mainstream della festa. Eppure ne siamo tutti così attratti.
La via di fuga, più pura e semplice. La più raggiungibile e di conseguenza la più breve.
Composta da una serie di caratteristiche uniche e identiche. Le risate sono il cuore pulsante della serata e della vita stessa. I pensieri paiono sfiorarti fino all'esplosione finale, che si alterna tra interminabili bad trip oppure oscillazioni costanti tra la perfezione e il decadentismo.
Beviamo la notte, mentre le grida si espandono nell'aria cancellando le ultime formalità tra la razionalità e il resto.
La poesia della giovinezza, viene fotografata, in un film interminabile di sfumature decolorate.
Come se ogni cosa fosse avvolta dal filtro che sfuma.
Pixelati dalla droga in forme irrazionali. E non fate i bigotti per una parola inflazionata come droga, aprite il vostro pensiero all'interpretazione. Che non fa mai male e in secondo luogo va ad occuparvi un sacco di tempo vuoto, che altrimenti sarebbe immancabilmente noia.
La festa è un po' come la rissa. Non a caso sono molto spesso strettamente correlati. Quelle questioni d'amore odio, che ricordano l'attrazione inversamente proporzionale.
Ognuno ne parla, ma nessuno si schiera nel mezzo. O lo ami o lo odi. Che poi molto spesso chi ama odia e chi odia vorrebbe amare.
Esseri complessi.
In quell'accozaglia di personalità si può trovare l'oro. Perle di saggezza che ti ricordi a metà, ma che ti fanno strabuzzare gli occhi durante quei brevi momenti, invecchiati dal tuo sguardo. E da una memoria intenzionalmente vacillante. Meglio ricordare solo le emozioni forti.
Puoi conoscere persone che non rincontrerai mai, ma che forse per questo ricorderai bellissime come in quel momento. Prive dei giudizi che le sommergeranno dopo una conoscenza approfondita. Dopo un'analisi giudiziaria ed emozionale, destinata a passare di bocca in bocca, tra un momento morto e l'altro.
E questi momenti, presi uno alla volta, e legati tra loro in una pellicola tutta tua e personale, possono essere un sogno brillante, da raccontare tra una risata e l'altra a chi ti sta intorno. Regista delle tue personali vittorie. Il potere della festa, sta forse anche in questo. Nel fatto che sia così banale e decostruita. Che poi ci dimentichiamo della bellezza dell'osservare. Nascosto dal tuo presente, ma essendo spesso più vivo di chi ti sta intorno. Guardando ogni dettaglio, immaginando castelli di pensieri, fini a se stessi, ma così soddisfacenti in un quei brevi attimi, di godimento.
Sono piccole iniezioni di adrenalina, stimoli della curiosità. Perché è la curiosità il motore di tutto. La bellezza sta li, ad un attimo da te, e tu rimani li a guardarla in estasi, perché va bene così, anche per stasera.

venerdì 21 luglio 2017

Pionieri.

Non ero niente. Non sono mai stato niente.
Erano stupide frasi fatte. Non ho fegato, non ho voglia. Sono un codardo ideale.
Sono solo una marionetta che fa venire voglia ad altre persone di voler essere manipolate.
Ogni santo giorno mi alzo da quel letto del cazzo, mi guardo per qualche minuto allo specchio, penso a quanto sono fortunato e bello e vado a bere un po' di latte. Ci metto anche qualche biscotto dentro.
E poi e solo un susseguirsi di fulmini, che colpiscono la mia attenzione. Mi sento Alice nel paese delle meraviglie.
Comincia la paura del tempo. Le ansie, il prurito sulla pelle. Che bisogna grattare via, in silenzio. Nei momenti che associ al disagio. Non sono necessariamente cose schifose. Ma disturbanti.
Sconnessi dalla realtà, a contemplarla nella propria mente, costruendo un castello, privo di regole apparenti, dove ogni piccola cosa è illuminata.
Ma la luce è sconnessa, come in un film horror. E si può precipitare dal trash alle massime filosofiche alla rapidità della luce. L'anarchia, ma utopica come nella realtà. Per alcuni potrebbe tranquillamente essere una forma di psicosi. Ma a quel punto mi verrebbe da pensare che gli uomini oltre ad essere attratti dalla follia, ne sono addirittura gelosi.
A quel punto uno non può che pensare che siamo un diamine di virus. Almeno questo concediamolo, nel nostro paradiso zuccherato di menzogne.
Insomma come avrete compreso, sono le 20.41 di un normale venerdì di luglio. Io non sono nessuno, e voi siete delle persone annoiate, che sono attratte dalla mediocrità.
Sto ascoltando Cosmo, l'Ultima Festa, un pezzo che ha accompagnato tutto il mio scorso anno e che mi ricorda i fasti di quando ogni giornata, non era altro che una canna, accompagnata da corpose sorsate d'alcool e risate. Gli ultimi anni prima della responsabilità. Che poi si rimane degli indifferenti all'indipendenza reale, ma si comincia a percepire quel disagio esistenziale, del fatto di voler combinare qualcosa in questa difficile vita. E va a finire che fumi 15 sigarette al giorno. E cazzo ti viene il tumore.
Ma se la vostra vita così compressa è la cosa che assomiglia di più ad un tumore, come la mettiamo?.
Eh non è arroganza, ma semplice, arrogante e sporca verità.
Siamo una generazione confusa, difficile e indifferente. E questa profondità nascosta al posto di essere ostentata e custodita gelosamente e spesso viene esposta solo in quei rari ed apparenti momenti di distanza dalla vita.
Come se l'essere annebbiati ci concedesse il diritto di essere noi stessi, ora che non ci sente nessuno.
Sono tutti diversi, tutti peggio di noi. E quelli migliori accettati da noi.
Dei piccoli stronzi viziati. Forse unici.
Non ci stiamo dentro queste divise, siamo scomodi anche li. Come da ogni altra parte del globo. Tutti figli di programmi galleggianti tra il basso impero e i picchi dell'avanguardia. Con la velocità come guida primaria e l'abbandono del resto. Come se si fosse mai stabilito che cazzo è il resto, se non sappiamo neanche quando è ora di andare al cesso.
Siamo essere difficili, che adorano complicarsi nelle banalità per fingere di scorgere soltanto la vera bellezza. Perché vogliamo tutto, ma vogliamo desiderarlo, come se fosse impossibile da trovare. Così chi ai nostri occhi sembrerà viverlo davvero, diventerà un sogno, una storia da raccontare, un riferimento. E così nella nebbia, avremo anche una luce.
Che poi l'abbiamo messa noi quella nebbia, per sembrare un po' più alternativi.
E tra tutti gli ideali, scegliamo sempre la libertà e fingiamo dentro di noi di desiderare soltanto più diritti. Ma nella realtà dei fatti, rimaniamo li inermi, e non ci stacchiamo mai. Perché la comodità diventa abitudine e l'abitudine sicurezza.
E se c'è proprio una cosa che non vogliamo affrontare è la paura. Quella vera. Quella che ti costringe a dimenticare l'esistenza del riposo. Il riposo è quel momento di distacco dal ritmo frenetico da cui tenti di fuggire, canna dopo canna. E rimani soltanto più annoiato, ma a scorgere quelle piccole luci, quelle che tu stesso hai creato poco prima, costruisci la tua costellazione di sfumature che sai di aver gustato solo tu. Il tuo oro personale, che nessuno potrà mai comprare, ma al massimo conquistare.
E noi in fondo siamo soltanto degli strani, ma inimitabili, pionieri.

lunedì 17 luglio 2017

I don t Give a F

Siete soltanto polvere destinata a fluttuare senza uno scopo in preda al proprio caos.
Affascinati dall'irrazionalità, alla spasmodica ricerca di uno scopo. Ossimori che respirano, cercando di sciogliere la loro natura di figure retoriche.
Vogliamo essere Peter Pan per sempre, mentre inseguiamo la paura dalle nostre tane.
Ricchezza, prosperità che perdono di valore nel tempo.
Cerchiamo di abbagliarci o di scolpire trofei, nella speranza che siano gli altri a ricordarci, quando la metafora iniziale diventerà granito.
Un fottuto nuovo presente, scomodo, stretto, contrastante e psicologicamente deturpante per l'anima stessa. Sempre che noi, piccoli esseri di insiemi incalcolabili, ne avessimo mai davvero avuta una.
Una corsa senza fermarsi verso l'ego, una piccola droga giornaliera. Dopamina che trascina altra dopamina. Schiavi dei desideri e dalla voglia di non desiderare più nulla, un'anarchia emotiva.
Come se le catene fossero le cose materiali, quando anche un cieco saprebbe capire che sono le emozioni stesse. E chiusi nei nostri labirinti mentali, fuggiamo, fuggiamo, senza fermarci mai.
Dipingiamo storie senza inizio e senza fine, e ci scordiamo la parte centrale.
Siamo tutti macchiette che cercano di risplendere, perché siamo affossati dalla puzza di merda, del marcio che si scorge sotto la scorza dorata in decomposizione.
Non abbiamo mai capito nulla. E nemmeno io ci ho mai capito un cazzo onestamente.
Ma senza la dannata curiosità, che cosa c'è oltre noi?.
E che ci facciamo sempre le domande sbagliate. Dimentichiamo in fretta quei momenti di rara bellezza che incendiano la nostra anima, anche la dove non c'è mai stata.
Le seppelliamo nella speranza di trovarne una sempre più grande. Immensa. Così immensa da farci affondare nel suo scintillio. Incantati come se davanti al nostro sguardo ci fosse il sole.
Voglio scappare a Berlino e dimenticare ogni cosa, sotto i miei passi che schiacciano il mio passato, dimenticando che ho una vita, e delle responsabilità, tra un bicchiere e l'altro, tra un paio di labbra carnose che azzannano le mie. Mentre mi emoziono, ricordando di quando avevo paura.
E poi ricominciare così. Perché quando non mi prendo seriamente, godo e poi mi deprimo. E mi sento importante, perché mi sembra di capire l'universo prima di affogare nel mattino.
E la noia che mi passa tra le vene che mi ricorda che ventiquattrore per scandire una giornata, sono le uniche convenzioni per cui varrebbe la pena fare una rivoluzione. E questo perché gli idealismi sono soltanto un'altra droga. Siamo tutti così fatti, che tendiamo ad isolare i tossici più deboli. Come ci ha insegnato la storia.
Che poi tutti così drogati di ego e nessuno che capisce, che il vero ego, sta proprio nel farsi scivolare le cose addosso. Dando importanza soltanto alle cose belle. Le sfumature. Ma una sfumatura, non sberluccica.
Una sfumatura, è qualcosa di sacro. Una piccola parte di mondo, che incanta il tuo cervello, fino a spegnerlo. Fino a staccare la spina dell'ossigeno, fino a farti orgasmare in silenzio. Per ore, durante la notte e il giorno. Non respiri, dimentichi, e ricordi soltanto più quel momento.
La sensibilità è il vero lusso, non è per tutti.