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venerdì 9 agosto 2013

Tu.

Ci ripensi. A volte ci ripensi..
Guardi il passato come se non fosse mai passato. Scappo dai ricordi, dai pianti, dai momenti scuri. Scappo perché non riesco a guardarli. Neanche ora, neanche ora che sono grande, che sono un adulto. Ho sempre avuto una paura fottuta che un giorno avrei dovuto guardare quello specchio e mi ci sarei rivisto dentro. Dentro a quella massa di merda informe che ha perseguitato quelli che tutti chiamano gli anni più belli della tua vita. Non sono gli anni più belli della tua vita. Non lo sono mai stati. Sono solo anni dove vorresti crescere il più presto possibile per scappare come scappi con la mente, anni in cui non avresti voluto vedere nulla di quello che hai visto, anni che non spariranno mai dalla mia testa perché sono un maledetto incubo ricorrente. 
Come quando stavi li seduto ad aspettare che risposte sarebbe uscite. E poi scoprivi che quelle risposte non le avresti mai volute sapere, risposte che avevi seppellito per sempre dentro di te, come tutta la rabbia del mondo. I sogni non ci sono mai stati per quel bambino troppo grande per tutti tranne che per se stesso. Perché mi hai fatto questo? Te lo chiedo perché non ho mai voluto chiedertelo di persona. Non l'ho mai fatto perché so che la tua famiglia non siamo noi, l'ho sempre saputo dal primo giorno. Ti ho sempre stimato dal profondo del mio cuori, ti ho visto come quello che era due, tre, quattro spanne sopra gli altri. Bloccato da se stesso, bloccato dalle stesse paure che bloccano me, che bloccano tutto. Perché non possiamo sparire ti stai chiedendo? Perché siamo vivi e lo saremo sempre. 
Non sarà quel cibo che mangi di nascosto ad aiutarti, non sarà quel silenzio nel quale ci nascondiamo entrambi che ci porterà quello che vogliamo. Sappiamo entrambi che i problemi ci sono ovunque e ce li hanno tutti però lo sai anche tu che un bambino non dovrebbe vivere così.
Le persone parlano, l'orgoglio parla, il cervello parla. Ma noi, noi non parliamo mai. Mai. 
Vorrei tanto sapere cosa mi spinge a provare ancora pietà, tristezza. Non provo nulla e tu lo sai, dentro di te lo sai, lo vedo da come mi guardi. Lo vedo da come non reagisci quando esplodo nei modi più disparati. Perché cazzo sono una persona, una persona che deve accumulare all'infinito perché non sa più come si disperdono. Credi che sia bello considerare le emozioni paure? No non lo è per nulla. 
Vi nascondete dietro le vostre maschere da intellettuali ma tutti i libri che avete letto sono crollati davanti a quel golem. Quello che era debole davvero, quello che si è sempre aggrappato al vostro nucleo perché sapeva non essere autosufficiente, voi l'avete tenuto stretto per paura di lasciarlo cadere. Per paura di essere mangiati dai rimorsi. 
Ora siete solo delle ombre, ombre che affogano per respirare, proprio come me.
Voglio tagliare quella maledetta corda ma so che se la taglierò crollerò nella ricerca infinità di uno schianto. 
Io mi sono già arreso, voi forse no.
Diventerò come te, sentiti in colpa. Almeno un po'.
Amen. 

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