Svegliarsi poi in una stanza candida, letto morbido, ampia finestra volta nel verde intenso. Provare per un momento una gioia infinita, ricadere immediatamente nell'insoddisfazione, sprofondare nel cuscino e piangere. Piangere tutte le lacrime che fino ad ora si erano trattenute, nell'illusione del successo. Abbracciare la fine, per ricacciarla prepotentemente nel baratro. Alzarsi, aprire la finestra e iniziare a volare. Passare oltre a incommensurabili montagne, osservare gli enormi deserti e comprendere il sublime. Essere presente a dimostrazioni di umanità, e vedere un'insperata luce alla fine del tunnel. Fermarsi al centro del mondo e contemplare. Contemplare fino a che tutto non è conosciuto, tutto non è più nascosto al talento. Rialzarsi, e dare una svolta alla propria vita.
Diventare qualcuno. Avere potere, su burattini e burattinai. Essere consapevole che qualcuno dipende in tutto e per tutto da te, e goderne. Spargere il proprio genoma incontrollatamente, senza preoccupazione alcuna. Dimenticare i ricordi che ci hanno nutrito, e dimenticare quello che si era. Vivere la propria rinascita con un sorriso beffardo, e vendicarsi. Lasciare altri guardare fuori da un oblò e desiderare il peggio per essi. Infine salvarli, salvarsi, timorati di dio, e assicurarsi un posto tranquillo dopo tutto questo. O almeno sperarci. Vivere la propria seconda vita da capo e dipendente, capo di una massa, dipendente di una filigrana. O di qualcosa di più chimico. Prendere come esempio i vecchi re e i propri maestri, per poi berne il sangue fino a esserne sazi. Riprendere la loro malvagità come se fosse potenza, aumentare la loro avidità come se fosse ambizione. Ascoltare divertito i timorosi ossequi e le suppliche come se fossero zanzare, e spedirli tutti in una prigione dorata. Vivere in funzione di un nome nei libri di storia.
Infine venir scalzato, e tornare con velocità disarmante a quello che si era. Non provare più nulla, dormendo ad occhi aperti un sonno di nullità. Nutrirsi, ma ora di rimorsi attanaglianti, e scivolare sempre di più in un limbo di vacuità.
Scoprire che purtroppo più giù non si può andare, e ridere, ridere ossessivamente. Tossire, soffrire dei propri anni e infine sdraiarsi su quel letto candido, piangendo ancora.
Piangere, senza però aver la forza di rialzarsi. Accettare la propria condizione, senza difficoltà.
E poi morire, con la consapevolezza del profondo fallimento di Dio.
Sorry mum, sorry dad, i thought i was someone else, someone good.
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