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sabato 14 settembre 2013

Live two days a life.

Spendere il proprio tempo guardando fuori da un oblò, disinteressandosi di tutto e tutti, attendendo giorni migliori. Vivere i propri desideri in bianco e nero, sognando sempre il bianco, arrivando solo al nero. Impegnare la propria vita in questioni superiori, sbattere la testa ancora e ancora per poi struggersi nel dolce mare del fallimento. Nutrirsi di ricordi e consumarli fino a cambiarli. Perdersi di vista e ritrovarsi, e considerare quanto sia difficile riuscire ad emergere. Infine sparire, per sempre.
Svegliarsi poi in una stanza candida, letto morbido, ampia finestra volta nel verde intenso. Provare per un momento una gioia infinita, ricadere immediatamente nell'insoddisfazione, sprofondare nel cuscino e piangere. Piangere tutte le lacrime che fino ad ora si erano trattenute, nell'illusione del successo. Abbracciare la fine, per ricacciarla prepotentemente nel baratro. Alzarsi, aprire la finestra e iniziare a volare. Passare oltre a incommensurabili montagne, osservare gli enormi deserti e comprendere il sublime. Essere presente a dimostrazioni di umanità, e vedere un'insperata luce alla fine del tunnel. Fermarsi al centro del mondo e contemplare. Contemplare fino a che tutto non è conosciuto, tutto non è più nascosto al talento. Rialzarsi, e dare una svolta alla propria vita. 
Diventare qualcuno. Avere potere, su burattini e burattinai. Essere consapevole che qualcuno dipende in tutto e per tutto da te, e goderne. Spargere il proprio genoma incontrollatamente, senza preoccupazione alcuna. Dimenticare i ricordi che ci hanno nutrito, e dimenticare quello che si era. Vivere la propria rinascita con un sorriso beffardo, e vendicarsi. Lasciare altri guardare fuori da un oblò e desiderare il peggio per essi. Infine salvarli, salvarsi, timorati di dio, e assicurarsi un posto tranquillo dopo tutto questo. O almeno sperarci. Vivere la propria seconda vita da capo e dipendente, capo di una massa, dipendente di una filigrana. O di qualcosa di più chimico. Prendere come esempio i vecchi re e i propri maestri, per poi berne il sangue fino a esserne sazi. Riprendere la loro malvagità come se fosse potenza, aumentare la loro avidità come se fosse ambizione. Ascoltare divertito i timorosi ossequi e le suppliche come se fossero zanzare, e spedirli tutti in una prigione dorata. Vivere in funzione di un nome nei libri di storia.
Infine venir scalzato, e tornare con velocità disarmante a quello che si era. Non provare più nulla, dormendo ad occhi aperti un sonno di nullità. Nutrirsi, ma ora di rimorsi attanaglianti, e scivolare sempre di più in un limbo di vacuità. 
Scoprire che purtroppo più giù non si può andare, e ridere, ridere ossessivamente. Tossire, soffrire dei propri anni e infine sdraiarsi su quel letto candido, piangendo ancora. 
Piangere, senza però aver la forza di rialzarsi. Accettare la propria condizione, senza difficoltà.
E poi morire, con la consapevolezza del profondo fallimento di Dio. 



Sorry mum, sorry dad, i thought i was someone else, someone good.  

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