Eravamo come anestetizzati. Inermi, fermi lontani.
Scrutavamo come prede quelle figure misteriose.
Esseri lontani, avvolti da mantelli, sorretti da possenti maschere veneziane.
Sacerdoti, padroni..non capivamo quale fossero i loro reali ruoli, ma eravamo rapiti da quell'atmosfera, così lontana dalla realtà o dall'illusione.
Mostri o tenebrose verità ? Questioni spinose, questioni da sotterrare come viso sotto veli d'ignoranza.
Cori maestosi si alzavano, intorpidendo i nostri timpani.
Poi come un esplosione, le luci si intensificano, i corpi si smuovono, le illusioni svaniscono dalla mia confusione.
Un cocktail dietro l'altro distendo i nervi. Una voce insofferente riempe la mia mente stanca.
Vorrei scomparire in un silenzio eterno.
Flash, dopo flash, saluto dopo saluto, stretta dopo stretta sento che sto inesorabilmente crollando.
Vorrei capirci qualcosa, ma non riesco più a distinguere il reale dall'illusione.
Sono un ologramma che vaga.
La gente è attratta da noi persone silenziose.
Artisti solitari, anime perdute nel tempo dei traumi e della solitudine.
Xanax party, swag, Hannibal, San Salvario..meri luoghi comuni.
Altro che moda e poesia.
Qui c'è solo decadenza e pessimismo.
Non sono più in grado di guarire, ma solo di capire.
Vivo in un mio grande sogno. In quel sogno ci sono io, un normale essere umano. Quell'essere umano ha un dono, quell'essere umano ha un carattere che assorbe. Assorbo tutto, immagini, testi, video, film, canzoni, quadri, storie, persone, caratteri; ed immagazzino tutto questo dentro di me. Quando incontro nuove persone apro il mio mazzo di carte e dono ad ognuno di loro una mia realtà. Questa realtà è una realtà variabile. Nel mio sogno ogni carta ha una realtà con una precisa direzione. Potrei quasi sembrare intoccabile, e invece sprofondando in quel sogno capisco che quella mimetizzazione caratteriale non è altro che il mio ennesimo scudo. La mia difesa che scavalca tutto e tutti. L'unica mia realtà: la linea piatta.
Faccio ogni cosa per uscire da quell'incubo. Smuovo gli attimi. Smuovo me stesso. Non basta mai.
Il camaleonte osserva e assimila.
Il camaleonte ha paura.
Uscirò, uscirò da me stesso. Lo farò perché io sono più forte. Io sarò ciò che la natura ha pensato per me.
Realizzerò quel disegno. E se non lo farò vorrà dire che mi sarò perso nel labirinto.
Siamo eterni insoddisfatti, non siamo liberi, ma siamo contratti. Siamo attratti dai sentimenti perché sono puri. Cerchiamo perfezione nella purezza e perversione nel divieto. Cerchiamo la libertà sognando il piacere nella eversione. Eterni rivoluzionari in cerca del tesoro. Voglio dipingere il quadro della mia vita nell'esplosione della sua totalità. Per poi osservarlo con il sorriso. E dormire, lontano dalla costrizione.
Dio ci odia tutti. Perché noi odiamo noi stessi. Autodistruttivi e esteti. Il contrasto primordiale. L'essere umano. La bestia. Il genio. La crudeltà. 3.
Eterni e immutabili.