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sabato 21 febbraio 2015

Marionette emotive

Non si chiedevano soltanto quale fosse il loro scopo, essi si chiedevano perché avessero avuto in dono tale capacità di comprendere se la realtà non poteva essere compresa.
O forse era proprio quella sottile linea che non permetteva di spingere basi profonde a supporto di tali teorie.
La passione, l'amore, il dolore, la paura, la felicità, l'adrenalina, la tensione, insomma perché renderci così partecipi, così consci di ciò che ci forma, ma così lontani dalla realtà liquida, dalla spiegazione razionale, dall'inizio di ogni cosa.
Le risposte ci sembravano molteplici, lontane e misteriose, eppure allo stesso tempo grazie alle nostre emozioni ci pareva logico ipotizzare una versione piuttosto che un'altra, mascherandola con la religione, la scienza, la filosofia.
Ma quella nuvola di caos primordiale non ne voleva sapere di dissolversi.
Perché noi dobbiamo solo scorgere il significato della vita, non dobbiamo comprenderlo, perché vogliamo bruciare ogni singolo attimo.
Le emozioni sono i fili che ci vincolano a continuare a bruciare, marionette emotive, incapaci di capire che il marionettista siamo noi.
Dei di noi stessi, sadici e vanitosi.

mercoledì 18 febbraio 2015

Una lacrima nella stanza

É un ricordo amaro.
Un'alchimia differente, una coniugazione al di là del piacere, un poco sopra alla passione.
Era destino.
Dentro quella stanza il tempo ha segnato gravemente il mio destino.
Anche il tuo.
Dentro quella stanza tutto era già finito ma tutto, in realtà, non voleva finire.
Voleva vivere, voleva essere, voleva diffondersi tra noi e per noi, voleva scrivere una storia diversa da quella che stava andando delineandosi, ingenuo ottimista, perchè in fondo tutto dipendeva da noi, in quella stanza.
E te lo giuro, per un attimo ho pensato che tutto potesse tornare.
Ma non è tornato.
Per una notte ha brillato intensamente, e noi, e te, sei tornata.
Ma solo per una notte.
Il mattino tutto si è spento, definitivamente.
Hai preso le tue cose, sei uscita dalla stanza e, sorridendomi, sei uscita dalla mia vita.
In silenzio una lacrima é caduta in quella stanza, per sempre.

È un ricordo amaro.
O forse no.

mercoledì 11 febbraio 2015

Uno sguardo confuso e indiscreto sul mondo

C'è chi ha il vizio di guardare 
Ho visto un uomo girare per lo stesso paese da dimenticarsi lui stesso da quanto tempo, ho visto questo stesso uomo non riuscire più a contenere la propria vergogna e i proprio fallimenti e per questo l'ho visto scomparire esattamente come l'avevo visto comparire poco prima nella mia vita. 
E poi senza un motivo, ha deciso di tornare. 
Un po' come un colore in un dipinto di Pollock, non si sa perché stia li e potrebbe benissimo sconvolgere, scomparire poco dopo e essere ritrovato poco più tardi, e magari non lo voleva neanche Jackson stesso. 
Ho visto diversi uomini, macinare il proprio tempo di fronte a negozi che non utilizzeranno mai, eppure, anche il solo nome riesce a evocare in loro il sentimento reciproco di ritrovo. 
Per poi ondeggiare tutti insieme al ritmo del silenzio, il silenzio di chi un ritmo della vita non ce l'ha, coloro per cui il tempo ha tutto un altro valore. 
Ho visto una coppia di pazzi tendenti entrambi alla vecchiaia accompagnarsi a vicenda verso la fine un unione che mi ricordava tanto amore, perché loro così soli perché diversi, potevano contare solo uno sull'altro e tra le loro urla e goffe gesta ho visto una speranza. 
Poi ho visto un'altra coppia di vecchi pazzi ma questi mi hanno rovinato parzialmente l'esistenza. 
Una sera di mezza estate ho scorto un uomo di mezza età comprare le sigarette in mutande e ho captato in quella sua bizzarra decisione un senso di estrema libertà e mentre come ogni persona media pensavo a quanto fosse ridicolo, ho deciso che invece doveva essere una grande persona. Lui e le sue mutande. 
Ho visto un giovane francese che collegava l'Italia in generale a Francesco Totti. 
Facciamo progressi da pizza, mafia e mandolino. 
Ho visto un uomo senza una mano ondeggiare silenzioso verso mete a me oscure, chissà che cosa sta cercando, o forse lo trovo curioso solo perché so che io e lui non avremmo mai alcun contatto.
Ho visto la vergogna delle persone cucire la personalità e renderla schiava del silenzio, il silenzio dei proprio errori. 
Non ho visto niente, oltre quello che volevo vedere. Ho forse ho visto tutto, e non lo so. 

martedì 10 febbraio 2015

Sigarette di gioia

Non hai saputo distinguerti nella tua genialità ma solo costruire castelli di carta che sono crollati uno dopo l'altro contro te stesso e ti hanno schiantato nel mondo come un oggetto misterioso capace solo di illuminare, per poi scomparire. Eppure che cosa ti rende così speciale? Se lo sono chiesti in tanti, molto probabilmente anche i tuoi genitori, per esempio quando hai cominciato a inciampare, una volta, poi due, poi tre e poi sempre di più lasciando che il tuo mondo dorato di silenzio e distanza si infrangesse contro di loro schiaffandogli in faccia la realtà. Non sai neanche perché, o semplicemente te lo stai nascondendo anche un po' a te stesso, come ti nascondi, da tutto, da un po' di tempo a questa parte.
Forse non sei per nulla geniale, forse hanno solo visto tutti male, o forse sei solo tu che vuoi deludere perché sai di non essere  stato in grado di reagire quando ancora non potevi capire che tutto quello che ti circondava era puro dolore da dover rinchiudere dentro se stessi per lanciarlo bomba dopo bomba in una serie di sfoghi innaturali che hanno reso quel disegno sempre più tetro e quel futuro un'incognita priva di risposte.
Nessuno vuole più farsi domande perché tutti guardando indietro hanno visto solo odio e sofferenza, contrasti irrisolti, famiglie farlocche, egoismo umano, violenza, sconfitte, delusioni. fallimenti e ognuna di queste cose ha saputo lasciare la sua frustata sulle vite nude e indifese che colpo dopo colpo non hanno più saputo cancellare quelle cicatrici e sono rimaste li a pulsare sotto strati di quotidianità che ti hanno reso duro da scalfire ma che in fondo sono solo un nascondiglio perfetto destinato a creparsi esattamente come il tuo Io si è squarciato di fronte alle influenze che non hai scelto ma che a quanto pare hai dovuto sopportare.
E quindi di fronte a codeste cose rimani scioccato e in silenzio trattenendo la rabbia come hai fatto quando eri ancora troppo innocuo per capire, ma questa volta non chiudi tutto dentro di te, lasci che quella sensazione di amarezza ti pervada ancora per un po' e serri la mascella finché scivola via. Che cosa?
Quel disagio incontrollabile, innaturale. Una paura assoluta,

Coronava i suoi sogni d'amore e di passione, per assaporare di nuovo quello che aveva perduto, quando non era stato il suo intelletto a decidere, ma soltanto la noncuranza di chi lo circondava.

Forse questa è la tua vendetta, l'egocentrismo assoluto per stare lontano da chi ti ha lasciato sprofondare in buio da cui non riesci più a tornare indietro.