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martedì 25 giugno 2013

Una storia sbagliata,

Chapter 2.

Sudore. Caldo afoso. Un casino assordante del traffico delle 11.30. Il telegiornale che trasmette l'ennesima brutta notizia sui ribelli turchi e su qualche specie animale in estinzione di cui non me ne frega assolutamente un cazzo. Con un gesto estremo sollevo il corpo dalle lenzuola sudicie, ripromettendomi di cambiarle prima o poi. Come ogni volta mi risveglio in questo buco di merda 4x4, e maledico il giorno in cui mia madre non mi ha donato un cervello più funzionante. Con quello, probabilmente ora sarei a fare il fighetto in qualche college da due dollari per conseguire una laurea che probabilmente non mi sarebbe servita a nulla. Accendo una sigaretta e preparo la mia classica colazione del capitano: hot dog della sera prima e birra mezza fermentata arrivata ormai alla temperatura di evaporazione. Do due morsi, ma i conati di vomito mi assalgono e getto il panino nella spazzatura. Un'altra giornata di merda, penso. Vero fino ad un certo punto. Mi vesto, bermuda color kaki e maglietta attillata con scollo a V. Mi diverto a mettere in risalto il mio fisico, è l'unica cosa di cui posso vantarmi e prima o poi son sicuro che troverò una tardona ereditiera che scalpita come un cagnolino in attesa dell'emozione di un'ultima scopata. La troverò. "Il mondo è alla fine, sbrigati". Ma che cazzo..? Una voce femminile, suadente quanto autoritaria è rimbombata nella mia testa, senza cognizione di causa alcuna. Mi siedo un attimo davanti a un piccolo negozio di elettronica, riordinando un attimo i pensieri e sedando i nervi. Un'allucinazione. Sicuro è stata la birra di ieri sera. Fanculo, non la compro più la Budweiser. Ripreso il controllo della mia psiche, mi muovo verso District 1, il più anonimo quanto infame buco del culo del mondo. Cosa vado a farci? Prova a indovinare, bellezza. Quando becco John, capisco che per fortuna io ho ancora una qualche parvenza di dignità. John è il più grande figlio di puttana del mondo. Una volta ricercatore biochimico, la brama dei soldi l'aveva portato al degenero. Per due anni si era chiuso in laboratorio e, andando avanti a scatolette di manzo e acqua sporca, aveva sintetizzato una nuova droga, la MSL-1, mesoscalina L-1. Potentissimo allucinogeno, eccitante e rilassante, era la droga perfetta. Dopo 10 anni, però, i suoi effetti avevano iniziato a giocare ai minatori sul volto di John. Con la sua roba assoggettava mezza città al suo volere, perchè la dipendenza da MSL-1 era praticamente immediata. I suoi prezzi erano sempre più alti, la merda con cui tagliava la sua roba era sempre più schifosa, la gente era sempre più fuori di testa. Era un piccolo agente del caos, ma non sarebbe passato tanto tempo prima che la polizia lo ritrovasse in un qualche vicolo con due pallottole in testa. Ora, con la testa leggera e il mio corpo un po' più radioattivo, mi sento meglio. La vita non fa così schifo, quel cane verde mi mette allegria. Merda, devo tornare a casa. La strada è sempre più traballante, le macchine sono sempre più grosse, la gente si muove troppo velocemente e troppo scomposta. No, non ce la faccio. Mi rifugio nel primo vicolo chiuso, dietro alla puzza di pesce marcio di un Japan Restaurant. Contro i mattoni freddi il mio corpo viene attraversato da spasmi incontrollabili. Poco a poco, scivolo in un limbo di inconsistenza tra l'overdose e il sonno che mi culla come in una vasca criogenica. "Sbrigati, ci stai condannando tutti". Ancora la voce, ancora, ancora, basta. "Alza la testa". La testa? Non ho più una testa, io. Non vedi che sto lentamente diventando cenere? E lasciami diventare cenere. "Alza la testa". Con un movimento da marionetta la mia testa scatta in alto. Il buio e la confusione in testa offuscano la vista, in più la ventola di uno sbocco dell'aria emette vampate di calore che lambiscono le orecchie e la bocca, inaridendomi la gola sempre più. "Guarda". D'un tratto, il buio si dirada. I mattoni vengono sostituiti dal nulla, il cemento da una sottile patina bianca opaca. Non distinguo più il mio corpo come tale, ma solo come estensione di quel candore. Muoio, finalmente. "Guarda". I miei occhi si muovono automaticamente, e subito i fumi della droga svaniscono. Il mondo si irrigidisce, il candore si tramuta in materia nero pece che si modella, lambendo i miei piedi, le mie mani. Alzo ancora gli occhi, e un terrore puro attraversa tutto il mondo, tutto lo spazio conosciuto e sconosciuto, tutte le galassie e i cosmi. "Guarda".

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