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giovedì 22 agosto 2013

Ritorno

Sulla via del ritorno si scorge lo splendore della libertà. L'amore verso il territorio che svanisce venendo incontro al primo nuovo odore. L'amore per quel l'acqua che scorre leggera, verde, verso direzioni infinite. Ricerco risposte in quel viaggio che non troverò mai. Quando apro gli occhi mi posso scorgere bello specchio, scorgere il mio vero Io. Marcio, sudato, stanco e solo. Canzoni tristi fanno da sfondo a vortici di ricordi di emozioni passate, di esperienze e sogni che non rivedrò mai più. Eppure la sensazione piacevole del ritorno non è mai mancata, neppure questa volta dove la città degli eccessi europei è stata teatro dei miei eccessi, delle mie voglie, delle mie sensazioni. Solo attraverso il mio sguardo riflesso su quel vetro riesco a capire che quello che ho di fronte a me è una gigantesca opera d'arte, una tela che ad ogni check in concluso si riempe di nuovi colori, nuove idee, nuove menti geniali, fino a formare un gigantesco dipinto che nemmeno un dio dall'alto dei suoi poteri potrebbe ricreare. 
Forse sto trovando la felicità o forse sto solo ritrovando quel me stesso che ho perso tanti anni fa. The xx e gli Alt J si sfidano in un contorno di musica che pochi sanno ricreare. Un coro di voci di etnie indefinite culla i miei pensieri verso mete sconosciute. Corro, nei miei pensieri corro, trasportato dalle parole, dai viaggi altrui che non hanno prodotto altro che nuove emozioni, nuove vibrazioni che solo la musica sa dimostrare. 
Milano è sempre stata il fulcro del ritorno, il fulcro della ricerca del mio essere, dei miei sogni modaioli e dalle mie voglie infinite di ricchezza. Tutti hanno un prezzo, qual è il mio? Come risponderebbe Wall Street 2..di più.
Voglio di più da me stesso, di più da ciò che mi circonda, voglio assorbire e captare ogni singola particella di mondo che mi sta attorno, per tessere la mia tela, la mi scalata infinita, per poi un giorno guardare in cima, osservare l'opera e dirigere nell'assuefazione più completa quel l'orchestra di gioie. Guidare l'arcobaleno non è semplice se non ti sei fatto le ossa. 1..2..3..voglio silenzio, sto osservando, voglio cogliere, voglio rubare, voglio toccare ciò che mi sta di fronte; guidato come da un sentimento o meglio da un bisogno morboso di novità e di presente.
Un giorno potrò dire di aver capito la perfezione. Di aver capito che cosa e dove mancava qualcosa, che cosa non ci permetteva di toccare con mano qualcosa di perfetto, ma io non te lo farò toccare, nemmeno vedere, io te lo farò percepire. 
Sentirai perfezione nell'aria, nell'acqua, nel fuoco, nella terra e anche tra le gambe della tua ragazza, ops forse per te quella era già la perfezione, o caro, non l'hai scorta neanche con la punta della lingua.


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