//

//

domenica 8 dicembre 2013

Vuoto

Calare in un vortice di suoni sconnessi. Crollare al ritmo di un luogo nascosto anche ai tuoi occhi. Invertebrati viaggi intersecano il tuo io nel tentativo di guidare il tuo sogno lucido. Silenziosi motori rombano nel tuo boomerang interiore. Il sole non è mai apparso nella notte della tua mente. Mulinelli di vibrazioni negative si alternano a fulmini violentissimi che infrangono le loro note contro la tua integrità.

Voglio solo sparire dalla realtà per trasformarmi nella dimensione alternativa, la dimensione dove la plasticità della mia mente è in grado di ricreare ciò che è giusto e ciò che è sbagliato e farmi divertire senza il peso del superfluo e dell'intelligenza. Voglio uscire dallo schema pratico e tuffarmi nell'eterna sfumatura del sapere supremo.

Chi sei? Cosa fai? Perché lo fai? Dove lo fai? Che cosa c'è intorno a te? Perché c'è ? Perché in questo momento stai scrivendo e non stai, che so io, scopando?! Insomma perché?

O meglio perché porsi le domande? Perché non uscire dallo schema.

P
  e
     r
       c
          h
            é
      r           esempio
     e
   p
Non scrivere fuori da ogni schema logico e mentale, oppure.
C'è sempre un'alternativa, un qualche cosa che è in grado di farti uscire da quel tuo stato mentale che troppo spesso esprime la stranezza che con la fatica di scrivere un pezzo senza mai fermarsi senza mai mettere punteggiatura senza fermarti per pensare la parola successiva senza fermarti per il solo piacere di infrangere una qualche regola come la regola che regola lo stato di questo pezzo che in piena foga creativa sto scrivendo senza una precisa connotazione logica, spazio temporale e neppure perché no culturale.

Cogli l'errore.


Ogni qual volta tento di prendere un respiro profondo per farmi coraggio e combattere il me stesso che tanto odio e amo sento una vibrazione profondamente negativa infrangersi contro di me.

Mi sento triste. Molto spesso mi alzo dal letto, osservo Torino nel suo grigiore, osservo i suoi sprazzi di vita, i tanti ragazzi che come me vanno a scuola, osservo le macchine che sfrecciano sui lunghi viali, e osservo tutte queste persone, che in qualche modo sono connesse. Ascoltano la musica sul proprio iPod o lettore Mp3 oppure sul proprio iPhone o sul proprio Smartphone e le vedi. Immerse nelle proprie paure, nelle proprio tensioni, nella propria ricerca personale del successo, ma che inesorabilmente, che siano ricche, povere, italiane, straniere, nessuna di queste persone ha il sorriso e ha trovato la felicità, perché ognuna di queste persone è stressata.
E' vuota e piena fino a strabordare. C'è chi parla velocemente al telefono, c'è chi sta in silenzio a rimuginare sul da farsi, c'è chi sta in silenzio e basta, c'è chi dorme nella speranza di recuperare quello che si è perso durante la notte e c'è chi come me è vuoto e pensa solo a osservare.
Osservare ti può portare a farti capire che non sei solo. Che non sei vuoto, che forse quell'essere così emotivo ti può portare a capire meglio chi c'è al di fuori di te.
Ma in qualunque caso non ti porterà mai a capire te stesso.

Nessun commento:

Posta un commento