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sabato 13 luglio 2013

Una storia sbagliata,

Chapter 3.


Il giorno dopo è sempre la parte peggiore. La testa che pesa come un macigno, gli occhi che spasmodicamente si muovono da un insignificante particolare ad un altro, ancor meno importante. Il tanfo di pesce avariato e marciume è quasi soffocante, ma il mio cervello è troppo alterato per riuscire a rielaborare le minuscole molecole di puzzo tremendo. "Io dovrei essere morto". In quel posto è accaduto qualcosa, ne son sicuro. Non è la droga, non è la mia vita del cazzo. È qualcos'altro, è qualcosa che trascende dal maligno fiorire di questa società, dagli occhi vuoti e spenti degli zombie ammaestrati che il mondo alleva da ere ed ere. È qualcosa che non conosce il male. Poichè ne è l'origine stessa. Non so come faccia a capire tutte queste cose, so solo che ora risultano ovvie al filo dei miei mistici ragionamenti. E, soprattutto, so che la bidimensionalità della mia immagine sfuggente ora è richiesta in una causa.
"Io dovrei essere vivo". Non sono neanche vivo, lo so, perchè qualcosa si è staccato irreparabilmente dalla mia anima. Una parte materiale, ne son sicuro. Mi sento sporco al pensiero di soldi, macchine, umanità, fiero egoismo. Mi sento sporco in questi panni da essere inferiore. Ma ora ho uno scopo, ora servo, ora esisto.


Il caos totale. Tracollo finanziario, collasso degli stati e delle autorità governative. Dilagare impetuoso di malattie, deliri ed epidemie. Potere dettato dalla violenza e dalla paura, dal terrore. Città rese giungle, giungle rese mattatoi. Il mondo che diventa teatro dell'autodistruzione di se stesso. L'uomo retrocede di migliaia e migliaia di anni di evoluzioni. Madre Natura riprende il controllo su ciò che per troppo tempo non è stato in suo potere.
Tutto questo sta per succedere. E io sono qua, nelle vesti di un umile corpo per far si che tutto ciò non accada, o almeno accada quando sarà deciso.

Io sono L., e adesso avete il motivo di interessarvi al mio nome.

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