Quando mi svegliai, tutto era scuro. L'aria intorno a me, il selciato consunto dal tempo, forse anche i miei pensieri. Quando mi svegliai sentii subito l'oppressione dell'umidità e dello stantio, e un forte odore di muffa mi pervase il naso, liberandolo da mesi, anni, o forse secondi di inattività. I miei occhi, appena destati, non coglievano attorno a me altro che buio, e poco lontano quattro mura di freddo bugnato mi estraniavano dal mondo, un mondo che comunque non avrei mai conosciuto.
Dove mi trovo?
La prima sensazione che mi colpì fu forse la più forte: un insormontabile senso di smarrimento, seguito immediatamente da una sconfortante rassegnazione. Fu come se, pur non sapendo minimamente nulla della mia situazione, mi fossi già convinto della natura della mia fine. Una triste fine..
Dopo aver colto la mia insensibile disperazione, il cielo parve provare pietà. Le nuvole si diradarono, e un flebile raggio di luna mi riveló una piccola finestra, sbarrata da grate. Ora, mentre stendo l'inchiostro su questa pergamena e vi narro della mia bizzarra storia, il lume di candela fa scappare i fantasmi della mente, sempre in agguato, sempre mortalmente affascinanti, rendendomi più razionale. Se ripenso alla gioia che quel singolo fascio di luce mi ha portato, mi vien quasi da sorridere: nella disperazione totale, l'animale chiamato uomo trova conforto anche nella più piccola delle manifestazioni, illudendosi irrimediabilmente per tutta la vita.
Quando il mio sguardo incontrò quel raggio, le fanfare risuonarono nella mia testa. Esisteva la Luna! Ero in un posto reale!
Animato da una rinnovata quanto consapevolmente inutile speranza, riuscii ad attivare il mio corpo, fino ad allora inerme nella polvere depositata su quel pavimento apparentemente millenario.
Quello che accadde dopo, frutto o meno della mia mente, mi fece rabbrividire. Un terrore latente, incomprensibile mi assalì, mentre osservavo dove la luce incontrava la parete alla mia destra.
La piccola superficie di pietra illuminata si animò, scavandosi e riempiendosi per formare immagini, sempre diverse e sempre più terribili.
Ciò che la mia mente ricorda venne impresso sulla pietra come una rapida storia, una sorta di spiegazione alla mia condizione. Sette stilemi di persone vennero raffigurate come prima immagine, poi la scena cambiò.
Vennero raffigurate le espressioni truci, malvage, che le persone portavano in viso. Mentre osservavo sbigottito, sentivo le gambe cedermi, e il mio corpo venir via a via vinto dalla forza di gravitá. Quando la mia pelle entrò in contatto con il freddo della pietra, la scena venne di nuovo stravolta. Passarono in rapida successione sette immagini, con le sette persone che una dopo l'altra si macchiavano di peccati sempre più gravi. Al termine di tutto, i fotogrammi si unirono, in un mulinello che vorticosamente girava, sfumando da un rosso sanguigno ad un nero così profondo da farmi tremare. Dopo non so quanto tempo, tutto sembrò fermarsi: un senso di pace mi pervase, mi rilassai, e mentre quest'ultima menzogna mi attraversava il vortice si stabilizzò.
Ciò che lessi, ne son sicuro, non lo scorderó mai.
Sette anime dannate
A penar venner chiamate
Per espiar quel peccato
Che dolor avea portato
Sette stanze furon aperte
Per le anime non redente
A soffrir di mali e torti
Alla fin furon tutti morti
Testimoni di rancor e pena
Sette stanze di malvagia scena
L'ottava anima dannata
Aspetta ora d'esser chiamata.
Sono rari i casi in cui sarei stato spaventato da delle semplici parole, e neanche quella volta sarebbe successo.
Ma il mio nome eccheggiò potente nella mia mente, e una porta fino ad allora nascosta dietro di me si aprì.
In quel momento ebbi un'unica, sgomentante certezza:
l'ottava anima era stata chiamata.
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