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venerdì 21 novembre 2014

Lettera di un suicida


È una sorpresa. La vita è una continua sorpresa.
Mai avrei immaginato che l'ultima azione della mia esistenza sarebbe stata scrivere. Mai.
Avevo pensato a parole taglienti sussurrate in un alito di vita, oppure ad uno sforzo immane per sollevare il braccio e toccare il viso di lei un'ultima volta.
E invece sto scrivendo.
Scrivo perché per una volta nella mia vita voglio che qualcosa sia chiaro fino in fondo, limpido come le acque leggere di un rivolo di montagna. Ciò che sto per fare non sarebbe compreso. Verrei colpevolizzato anche qui, anche ora, anche dopo tutto ció, e non posso sopportarlo, non per questa decisione.
Ho pensato spesso, nel corso degli anni in cui mi è stato concesso di farlo, a questo momento. In fondo l'ho sempre saputo che sarei finito all'inferno, ma quando sei davanti alla porta dell'eternitá ogni cosa diventa fatidica, ogni cosa prende consistenza.
Anche adesso, mentre la mano scorre quasi automaticamente sul foglio, avrei voglia di una birra, o di una donna con cui dormire la notte, ma non me lo posso permettere.
Ho trascorso una vita intera da persona normale, sorridente nella felicità, disperato nella sventura, amichevole nelle amicizie e spietato nelle dissidie. Ho vissuto, in sostanza, da umano.
Ma il mio pensiero trascende la dimensione umana. O per lo meno ci prova, e per piccoli istanti mi pare di approdare con la mente a dimensioni altre, a pieghe della realtà più vicine a ció che mi sembra di essere veramente. Poi esse spariscono, ma tanto basta per infondere speranza.
Non sono infelice, no.
Sono semplicemente curioso.
Esistiamo per una ragione. Non sappiamo quale, ma io sono sicuro che c'è.
Però... peró sono terrorizzato. Atterrito.
Sconvolto dal fatto che questa certezza potrebbe non essere cosí certa.
Adesso ho 44 anni, un atleta dell'universo che ha deciso di far finire la sua gara personale un po' dopo la metà del percorso.
Ho una voglia matta di vedere se c'è un podio o meno.
Lo so, non mi comprendete. Non che mi aspettassi qualcosa di diverso, ma vi do il tempo per capire. Spero lo utilizzerete al meglio.
E poi mettiamo sul tavolo le alternative, anzi, l'alternativa: continuare a camminare, ciechi, in una valle di lacrime, domandandosi per l'interezza del proprio tempo il perchè di tutto ció.
Io non voglio arrivare alla endline. Voglio sparire prima, quando ho ancora la possibilità di decidere.
E voglio sapere. Potrei impazzire se solo rimanessi un giorno in più nell'incertezza cosmica, e chissà se poi sarei in grado di scrivere tutto ciò.
Quindi, amici, compagni e affetti, io vi saluto. Non sarei onesto se vi dicessi che non vi ho voluto bene, devo a voi più di quanto devo a me stesso, e per questo motivo spero che le mie parole servano a qualcosa.
Ho già la pistola carica. Mi spareró in bocca, in modo che il mio cadavere sia un po' più presentabile quando sarà esposto, anche se confido molto poco nelle imprese funebri odierne. Preferirei sparire nel nulla e basta, ma non sarebbe giusto nei vostri confronti, e dunque tumulatemi. Vorrei una piccola aiuola sulla tomba, da piccolo ne vidi una e ne rimasi impressionato, quasi segnato dalla vita che nasce sopra alla morte. Incredibili i pensieri dell'infanzia, eh?
Amo la vita, ma non c'è ragione di esistere senza un perchè, e dunque io faccio un salto dove il perchè posso trovarlo. Magari un giorno ci riincontreremo e scoprirete che l'aldilà e una calda spiagga a Bahia e che Dio è un vecchio ubriacone in preda al delirium tremens, e allora saremo tutti felici e rideremo sotto gli effetti di qualche cocktail angelico.
Fino ad allora, ragazzi, non disperate.
Sono andato solo a fare ciò che più desideravo.

                             Ciao.

BANG

giovedì 20 novembre 2014

Poesia nera

Alzatevi, dai. In piedi, muovete il vostro corpo. Boom, vibrazioni. Più forti, siete spaventati non è vero? Sentite ogni cellula del vostro corpo vibrare.
Dietro quegli occhiali nati a proteggere il vostro corpo nascondete una visione diversa della percezione del mondo.
Vi lasciate andare alla libertà dell'eccesso, una scomposizione di certezze, uno smistamento di anime casuali che crea un vortice di follia, che sconvolge l'equilibrio del mondo.
In quel movimento unanime di corpi che ciondolano al pesante sentore della musica si crea una pace che sembra fermare il tempo e lo spazio.
Leggiadri psiconauti che nella notte abbandonano le loro maschere per nuclearizzare la realtà di tutti i giorni.
Abbagliati da luci psichedeliche che assumono la forma di una culla, trasportando le persone con se, in un trip di polvere di stelle umana che cosparge ogni cosa trasudando felicità.
Il battito cardiaco si perde in un ritmo sfrenato, basso dopo basso ogni cosa diventa più chiara e non vorresti lasciare quel luogo mai.
Il giudizio umano si perde, nessuno guarda al di fuori di se stesso in un'armonia surreale.
Il futuro si fonde al presente, mentre il passato crea nuove figure a cui aggrapparsi. E per una volta si torna a pensare di poter cambiare il mondo.
Vuoi scoprire, essere di nuovo un pioniere del nuovo millennio, sperimentare come facevano gli idoli bruciati.
La musica come unica via di passione e virtù, linea guida intaccabile della vita. Non sappiamo dare risposte, ma in quei momenti ci sentiamo così vicini alla verità che non vorremmo uscirne mai, ritorniamo stimolati da suoni che non avevamo neanche mai immaginato.
Ogni cosa è giovane, viva, unica, perfetta. Il mondo risplende guidato da gladiatori della notte, cacciatori dell'alba, sfrenati infedeli che hanno donato l'anima al diavolo per rimanere il più possibile attaccati a quel limite.
E poi arriva quel momento, dove lo sguardo si spegne, il corpo si muove in automatico come a seguire uno spartito tatuato nella memoria dell'ignaro viaggiatore. E la ricerca si ferma, abbagliata da così tanta bellezza e per un segmento di notte niente assume più valore e il mondo si ferma a guardare estasiato ciò che quei corpi disegnano nel buio. Un rito di vita e amore che si infrange sulla melma della società, disgustandola in una appiccicosa invidia che apre quegli occhi cuciti dalla regole.

"Siamo solo frammenti. Ribellatevi, bestemmiate, sbagliate e perdetevi. Nulla è giusto e tutto è sbagliato. Non stagnate, scoprite cosa c'è aldilà di quello che vi avvolge, perché poi niente sarà più come prima e desidererete tutto. Rinasceremo ogni volta come fenice per poi bruciare in un'ultima grande esplosione. Non sappiamo definirci ma non puoi cambiare il corso di una cometa. Siamo bagliori dello spazio, frammenti di un insieme che possiamo solo scorgere nei meandri della follia. L'attesa non ha mai pagato i sensi. Esplodete."

martedì 11 novembre 2014

Non-sensism

Diffondo note nella testa. Non per una valida ragione, semplicemente perchè ho bisogno di una compagnia alternativa, che non necessita di falsi sorrisi e ipocrisie penose. Misantropo in una metropoli. La gente cammina veloce, testa bassa, mi attraversa come se fossi aria, e me ne compiaccio. Osservo, cammino e ascolto musica. Mi fermo ogni tanto al tabaccaio, compro un pacco di Marlboro rosse. Mi siedo in un parco e fumo, ma soltanto una sigaretta. Quando finisce mi alzo e butto il pacchetto. Non chiedetemi perché lo faccia.
Dopo qualche ora le mie gambe chiedono riposo, dunque torno a casa. Mi preparo un drink, spesso gin tonic, prendo una sedia e mi posiziono davanti alla grande finestra che dà su una piazza, grande, illuminata, caotica. Di solito mi basta mettere la mano in tasca per trovare ciò che cerco, altre volte devo rialzarmi dopo essermi accomodato. Li trovo sempre in quel cassetto, anche se non so mai come ci finiscano.
Trovo che i Bryant and May siano i migliori. Sono incappato poche volte in uno di quelli che non si accendesse. L'odore che si diffonde quando sfrego la capocchia risveglia vecchie sensazioni, forse legate alla mia adolescenza, quando le prime sigarette le accendevamo con i fiammiferi. Mi inebria, dissotterra l'adrenalina che quei momenti di ingenua malizia provocavano nelle nostre menti acerbe. 
Intanto il drink rimane sul banco, mentre cerco i fiammiferi e mi siedo davanti alla finestra spalancata. 
Ne estraggo uno, lo accendo. La fiamma sferza l'aria per qualche secondo, dopodiché si riduce ad un esile spirito incandescente. Prima che si spenga, lo lancio giù. Mi alzo, e lo guardo cadere. 
E poi si ripete. Ancora. E ancora. E ancora.
Ho cercato, e credetemi, ci ho provato in ogni modo, a bloccare l'impulso che muove la mia mano. Più volte.
Non ce l'ho mai fatta, e ora mi sono rassegnato. Lascio semplicemente che accada, senza interrogarmi dei perché. So di per certo che farlo mi rilassa, mi rilassa immensamente.
Sono arrivato anche a pensare che se non lo facessi potrei impazzire. E voi sapete cosa significherebbe?
Io sicuramente no.
Dopo un'ora circa, mai calcolata guardando l'orologio, smetto. Metto il pacchetto in tasca (credo di metterlo in tasca, spesso lo ritrovo nel cassetto) e vado in camera da letto, per prepararmi a dormire.
Il drink rimane lì, lo butto sempre il giorno dopo. Mai toccato, in verità sono astemio.
A letto leggo qualche riga, di solito testi sacri. Non credo, ma trovo interessante la trascendenza di alcuni oggetti terrestri.
Poco prima di addormentarmi la mia mente produce domande e risposte, quesiti e nozioni in continuazione, senza che io possa fare qualcosa per controllarla.
Un silente dibattito sulle questioni ineffabili, che si conclude sempre con la stessa, fatidica, enorme domanda:
Ha senso tutto ciò?
Penso di aver sviluppato una teoria a riguardo.
Siamo tutti scrittori, e ogni giorno aggiungiamo una pagina al libro della nostra vita. Ogni tanto capita però che si debba scrivere un paragrafo scomodo, di quelli che non rispettano le tavole di concordanza, il rigido canone della logica, l'ingannabile realtà di ciò che si vede. Allora ci spendiamo in ricerche sfrenate di un appiglio reale, che possa essere ricondotto a ciò che esiste e non a ciò che non esiste. Ma non ci riusciamo mai.
E sotto i colpi pesanti dell'irraggiungibile la nostra mente cede, portandoci al delirio.
Ho paura di impazzire, una paura incredibile, oggi più di ieri, domani più di oggi.
E dunque vivo così, senza un senso che guidi la mia vita.

lunedì 3 novembre 2014

L.O.V..E: libertà, odio, vendetta, eternità


Introduzione:Contro tutto questo voi non dovete fare altro che continuare semplicemente a essere voi stessi: il che significa essere continuamente irriconoscibili. Dimenticate subito i grandi successi e continuate imperterriti, ostinati, eternamente contrari, a pretendere, a volere, a identificarvi col diverso; a scandalizzare; a bestemmiare." 

Pier Paolo Pasolini



Attimi infiniti, lievi come sospiri. Profumo di vita, spasmi di follia.
Il dolore che scivola pompato dal sangue nella vene, il cuore che quasi sembra spingerlo fuori, verso mete lontane.
Impulsi sessuali, impercettibili sguardi..emozioni antiche. Pace interiore, immaginazione sperimentale. Forme soavi, lontane dalla desolazione della quotidianità, merito di una bellezza sconfinata.
Palle di ghiaccio che refrigerano il mio pensiero, raggelando i meccanismi base del mio cervello, quasi a ibernare il mio io, a veicolarlo su quel pensiero fisso.
E così come ogni giorno, non farò altro che aggrapparmi a quella visione, cercando di afferrarla nella speranza di un conforto da quella bellezza. Insensata. Ingiusta fino al midollo.
Nell'ombra a galleggiare ricomponendo il ricordo, le forme, i dettagli, nell'ossessione dell'ignoto, propulsore inesauribile di desiderio.
Cos'è l'amore se non un'opera da scorgere dalle fessure del tempo..
La bellezza è un dono, il piacere è il veicolo per venerarla.
Nel mio edonismo ti posso solo ammirare come un bambino che osserva per la prima volta l'ampiezza dello spazio; in un silenzio che solo la scoperta può far nascere.
La boccata d'aria che il corpo di un uomo prende dopo aver visto qualcosa di bello è l'unico metro di paragone degno..gli occhi che scorgono altri occhi in un contrasto di verità, scatenano esplosioni che cancellano tutto, acquietando l'essere umano ad una singola linea guida. La linea del desiderio, dell'ammirazione, della poesia..
Non ci sono parole per descrivere un momento tale, c'è solo la poesia della natura, espressa nelle sue svariate forme. Un salice piangente, un ciliegio in fiore, una foresta rigogliosa, un atollo incontaminato, una ninfea di Monet, una stella cadente, una lacrima di rugiada..
AGDGADU
"Alla gloria del grande architetto dell'universo, che ha potuto creare te unico diamante da scorgere nella realtà"