Non era difficile pensare che dentro di me si stava sviluppando un senso di colpa quasi infantile nell'osservare senza sentimento l'acqua che sgorgava di fronte a me. Vedevo quell'insieme di molecole come un qualcosa di incomprensibile, nonostante il suo immenso potere, la sua importanza vitale; Non riuscivo a scorgere sentimento, ma alzando lo sguardo verso il vetro liscio, potevo vedere me stesso riflesso, e ciò era realmente importante. Vedevo lineamenti, costruzione plastica, equilibrio, simmetria naturale. Unica espressione della perfezione maniacale delle forme. Grasso inesistente, muscoli scolpiti proprio come Michelangelo li aveva immaginati mentre utilizzava tutto se stesso per comporre il proprio sogno di perfezione. Peli scomparsi, per dare al fisico la massima espressione artistica, la muscolatura come anatomia ultima di un risultato da ricercare senza omettere il minimo particolare.
Ad ogni contrazione, anche flebile, si poteva osservare come il disegno era solo una proiezione tridimensionale dell'equilibrio naturale. Una ricerca focalizzata nell'avvicinarsi al pensiero naturale, unica via per ritrovare la perfezione, mia unica ossessione sin quasi dal momento in cui il pensiero aveva raggiunto per le prime volte la logica del ragionamento.
Vivere in un ambiente saturo del Dio denaro porta la mente a scoprire i lati più nascosti, a porsi le domande più incomprensibili, ma anche a volgere il proprio operato verso un'unica direzione, quella della ricerca. Ricerca come volontà di scoprire.
E ho scoperto nel mio breve viaggio, che la vita non è altro che un entità al quale possiamo dare connessioni infinite ma che ci porteranno sempre all'arte. L'estetica massima del pensiero e saper esprimere attraverso se stessi le forme più pure d'arte. L'arte non è altro che natura poiché la natura è perfezione massima, il cui unico equilibrio è rotto dalla nostra invadente presenza.
L'osservare la bellezza di un quadro non è altro che la ricerca della comprensione della perfezione che ha ricercato l'artista. L'artista non fa altro che ricercare di perfezionare ciò che con il suo sguardo è già perfezione, ma il vero genio, non è colui che perfeziona ciò che vede. Ma colui che riproduce fedelmente ciò che la propria mente ha saputo codificare. Ovvero riprodurre se stesso.
Ed è per questo che ho passato la mia esistenza alla ricerca spasmodica di perfezionare me stesso. Poiché che credo che non ci sia arte più grande che noi stessi. E perché penso che l'arte sia l'unico riflesso che ci permette di comprendere il mistero della vita. E se il significato della vita è la vita, l'arte è la punta massima di questo significato.
Molto spesso svegliarsi con il piglio sbagliato porta la mente a conclusioni migliori delle giornate migliori.
Dopo la sessione mattutina di addominali e la corsa avevo preparato la colazione e mi ero fatto una doccia. Dopo essermi avvolto in un morbido asciugamano Ralp Lauren, avevo maturato la riflessione, mentre mi osservavo allo specchio, che tutto era nato dallo sgorgare incessante dall'acqua del mio rubinetto. L'avevo osservata così a lungo, che per un breve tratto, avevo quasi creduto di vedere il mio riflesso sulla superficie del flusso, incapace di rimanere immobile. Poi avevo ripreso coscienza di me stesso allo scoccare delle 9, momento in cui il mio iPhone 5s Bianco aveva cominciato a strimpellare 212 di Azealia Banks, la mia suoneria e mi aveva fatto intende che uno dei ragazzi a me cari voleva mettersi in contatto con me.
Era Fil, Filippo Mattura, rampollo dei mattura, costruttori milanesi amici della mia famiglia da molti anni. Naturalmente non avevo risposto, sarebbe stata una futile discussione che non avrebbe fatto altro che farmi apprezzare oltremodo l'acqua che sgorgava ormai da quasi 20 minuti di fronte a me.
Con lui avevo frequentato il mio corso di laurea alla Bocconi, luogo dove avevo compreso l'inutilità dell'economia, che pur rimanendo il campo in cui avevo espanso le mie conoscenze scolastiche, mi aveva deluso profondamente.
Molte persone rimanevano sconvolte nel sapere che il mio quoziente intellettivo era di 190. Non riuscivano a concepire che una persona potesse essere una delle più intelligenti del pianeta, secondo i canoni della classificazione d'intelligenza, e al contempo figlia di una delle famiglie più ricche del mondo. Trovavo tutto ciò disgustoso, poiché non faceva altro che mostrare quanto la società fosse priva di apertura mentale e quanto la gravità non attirasse più verso la terra ma verso un solo Dio, quello del denaro. Il Dio denaro era la loro unica via, e seppur per molto tempo era stato anche una mia guida, avevo da anni compreso l'inutilità del voler a tutti costi primeggiare grazie ad una concezione umana così vuota e priva di fondamento.
Ormai mi dedicavo a curare me stesso oltre ogni limite, perfezionando all'inverosimile il mio corpo e coccolando la mia mente attraverso profonde riflessioni che scaturivano quasi sempre in interminabili osservazioni di opere e costruzioni di menti che reputavo assai più argute della mia nonostante un evidente scalino numerico che la società poneva tra me e loro.
Il far parte del gruppo Mensa, non aveva portato mai nessuno a superare Leonardo da Vinci, e probabilmente, lo stesso Leonardo difficilmente avrebbe compilato il test nella mia stessa maniera .o al mio stesso livello, ma sono sicuro al cento per cento che la sua mente era talmente focalizzata sulla ricerca della perfezione che, già allora era stata ad un passo dal trovare il vero punto focale della perfezione naturale.
Proprio ieri avevo saputo della morte di Anthony Caro, notizia che mi avrebbe dovuto far saltare di gioia se fossi stato un umano dalla mente classica, possedendo io nella mia collezione privata, diverse opere dello scultore. La notizia invece mi aveva inondato di tristezza e nemmeno mandando Keith, il mio assistente personale, a comprare tutte le opere disponibili nella galleria di Larry Gagosian ero riuscito a calmare la mia disperazione interiore.
Come poteva il mondo rimanere impassibile di fronte all'ennesima perdita di un così grande interprete della perfezione plastica? Una definizione che avevo dato a tutti coloro che attraverso la loro mente reinterpretavano la natura in un modo quasi di contrasto ma in perfetto equilibrio con lo stile minimale dell'uomo moderno. Unico appoggio futurista capace di non intaccare la perfetta convivenza tra paesaggio e abitazione.
Per scappare da tutto ciò mi ero rinchiuso come ero solito fare da molto tempo a questa parte nel mio appartamento più costoso. Il loft di proprietà della mia famiglia nella Clock Tower di New York, dove allo stile minimale avevo sommato una quantità esorbitante di opere.
" Monsieur Baranowski " di Amadeo Modigliani, " Diego en chemise Ecossaise" di Alberto Giacometti, "Le Peintre et son modèle dans un paysage" di Pablo Picasso, "Claude et Paloma" sempre di Picasso,"L'ile aux orties" di Claude Monet, "Le Rappel" di Marc Chagall. Solo per citarne alcuni. Opere che riuscivano a farmi dimenticare ogni cosa. E quasi in estasi in preda ad un orgasmo della mente, sensazione che si disoccia in ogni modo dall'orgasmo sessuale, cominciavo a osservarli uno ad uno alla ricerca della strada, per portare il mio corpo a quel livello di perfezione, una perfezione che doveva racchiuderli tutti quelli stili.
Questa ragnatela di emozioni come i sogni più belli non poteva che essere interrotta nuovamente dalla mia suoneria. Helena la mia ragazza secondo i giornali di gossip, aveva profonde riflessioni da condividere con me.
Perché un uomo colto sta con una modella di Victoria's Secret? Perché il suo sguardo non è mai sazio di perfezione.
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