Let's make some music make some money find some models for wives. I'll move to Paris, shoot some heroin and fuck with the stars. You man the island and the cocaine and the elegant cars. This is our decision to live fast and die young. We've got the vision, now let's have some fun. l'art pour l'art
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sabato 22 luglio 2017
Festa
La via di fuga, più pura e semplice. La più raggiungibile e di conseguenza la più breve.
Composta da una serie di caratteristiche uniche e identiche. Le risate sono il cuore pulsante della serata e della vita stessa. I pensieri paiono sfiorarti fino all'esplosione finale, che si alterna tra interminabili bad trip oppure oscillazioni costanti tra la perfezione e il decadentismo.
Beviamo la notte, mentre le grida si espandono nell'aria cancellando le ultime formalità tra la razionalità e il resto.
La poesia della giovinezza, viene fotografata, in un film interminabile di sfumature decolorate.
Come se ogni cosa fosse avvolta dal filtro che sfuma.
Pixelati dalla droga in forme irrazionali. E non fate i bigotti per una parola inflazionata come droga, aprite il vostro pensiero all'interpretazione. Che non fa mai male e in secondo luogo va ad occuparvi un sacco di tempo vuoto, che altrimenti sarebbe immancabilmente noia.
La festa è un po' come la rissa. Non a caso sono molto spesso strettamente correlati. Quelle questioni d'amore odio, che ricordano l'attrazione inversamente proporzionale.
Ognuno ne parla, ma nessuno si schiera nel mezzo. O lo ami o lo odi. Che poi molto spesso chi ama odia e chi odia vorrebbe amare.
Esseri complessi.
In quell'accozaglia di personalità si può trovare l'oro. Perle di saggezza che ti ricordi a metà, ma che ti fanno strabuzzare gli occhi durante quei brevi momenti, invecchiati dal tuo sguardo. E da una memoria intenzionalmente vacillante. Meglio ricordare solo le emozioni forti.
Puoi conoscere persone che non rincontrerai mai, ma che forse per questo ricorderai bellissime come in quel momento. Prive dei giudizi che le sommergeranno dopo una conoscenza approfondita. Dopo un'analisi giudiziaria ed emozionale, destinata a passare di bocca in bocca, tra un momento morto e l'altro.
E questi momenti, presi uno alla volta, e legati tra loro in una pellicola tutta tua e personale, possono essere un sogno brillante, da raccontare tra una risata e l'altra a chi ti sta intorno. Regista delle tue personali vittorie. Il potere della festa, sta forse anche in questo. Nel fatto che sia così banale e decostruita. Che poi ci dimentichiamo della bellezza dell'osservare. Nascosto dal tuo presente, ma essendo spesso più vivo di chi ti sta intorno. Guardando ogni dettaglio, immaginando castelli di pensieri, fini a se stessi, ma così soddisfacenti in un quei brevi attimi, di godimento.
Sono piccole iniezioni di adrenalina, stimoli della curiosità. Perché è la curiosità il motore di tutto. La bellezza sta li, ad un attimo da te, e tu rimani li a guardarla in estasi, perché va bene così, anche per stasera.
venerdì 21 luglio 2017
Pionieri.
Erano stupide frasi fatte. Non ho fegato, non ho voglia. Sono un codardo ideale.
Sono solo una marionetta che fa venire voglia ad altre persone di voler essere manipolate.
Ogni santo giorno mi alzo da quel letto del cazzo, mi guardo per qualche minuto allo specchio, penso a quanto sono fortunato e bello e vado a bere un po' di latte. Ci metto anche qualche biscotto dentro.
E poi e solo un susseguirsi di fulmini, che colpiscono la mia attenzione. Mi sento Alice nel paese delle meraviglie.
Comincia la paura del tempo. Le ansie, il prurito sulla pelle. Che bisogna grattare via, in silenzio. Nei momenti che associ al disagio. Non sono necessariamente cose schifose. Ma disturbanti.
Sconnessi dalla realtà, a contemplarla nella propria mente, costruendo un castello, privo di regole apparenti, dove ogni piccola cosa è illuminata.
Ma la luce è sconnessa, come in un film horror. E si può precipitare dal trash alle massime filosofiche alla rapidità della luce. L'anarchia, ma utopica come nella realtà. Per alcuni potrebbe tranquillamente essere una forma di psicosi. Ma a quel punto mi verrebbe da pensare che gli uomini oltre ad essere attratti dalla follia, ne sono addirittura gelosi.
A quel punto uno non può che pensare che siamo un diamine di virus. Almeno questo concediamolo, nel nostro paradiso zuccherato di menzogne.
Insomma come avrete compreso, sono le 20.41 di un normale venerdì di luglio. Io non sono nessuno, e voi siete delle persone annoiate, che sono attratte dalla mediocrità.
Sto ascoltando Cosmo, l'Ultima Festa, un pezzo che ha accompagnato tutto il mio scorso anno e che mi ricorda i fasti di quando ogni giornata, non era altro che una canna, accompagnata da corpose sorsate d'alcool e risate. Gli ultimi anni prima della responsabilità. Che poi si rimane degli indifferenti all'indipendenza reale, ma si comincia a percepire quel disagio esistenziale, del fatto di voler combinare qualcosa in questa difficile vita. E va a finire che fumi 15 sigarette al giorno. E cazzo ti viene il tumore.
Ma se la vostra vita così compressa è la cosa che assomiglia di più ad un tumore, come la mettiamo?.
Eh non è arroganza, ma semplice, arrogante e sporca verità.
Siamo una generazione confusa, difficile e indifferente. E questa profondità nascosta al posto di essere ostentata e custodita gelosamente e spesso viene esposta solo in quei rari ed apparenti momenti di distanza dalla vita.
Come se l'essere annebbiati ci concedesse il diritto di essere noi stessi, ora che non ci sente nessuno.
Sono tutti diversi, tutti peggio di noi. E quelli migliori accettati da noi.
Dei piccoli stronzi viziati. Forse unici.
Non ci stiamo dentro queste divise, siamo scomodi anche li. Come da ogni altra parte del globo. Tutti figli di programmi galleggianti tra il basso impero e i picchi dell'avanguardia. Con la velocità come guida primaria e l'abbandono del resto. Come se si fosse mai stabilito che cazzo è il resto, se non sappiamo neanche quando è ora di andare al cesso.
Siamo essere difficili, che adorano complicarsi nelle banalità per fingere di scorgere soltanto la vera bellezza. Perché vogliamo tutto, ma vogliamo desiderarlo, come se fosse impossibile da trovare. Così chi ai nostri occhi sembrerà viverlo davvero, diventerà un sogno, una storia da raccontare, un riferimento. E così nella nebbia, avremo anche una luce.
Che poi l'abbiamo messa noi quella nebbia, per sembrare un po' più alternativi.
E tra tutti gli ideali, scegliamo sempre la libertà e fingiamo dentro di noi di desiderare soltanto più diritti. Ma nella realtà dei fatti, rimaniamo li inermi, e non ci stacchiamo mai. Perché la comodità diventa abitudine e l'abitudine sicurezza.
E se c'è proprio una cosa che non vogliamo affrontare è la paura. Quella vera. Quella che ti costringe a dimenticare l'esistenza del riposo. Il riposo è quel momento di distacco dal ritmo frenetico da cui tenti di fuggire, canna dopo canna. E rimani soltanto più annoiato, ma a scorgere quelle piccole luci, quelle che tu stesso hai creato poco prima, costruisci la tua costellazione di sfumature che sai di aver gustato solo tu. Il tuo oro personale, che nessuno potrà mai comprare, ma al massimo conquistare.
E noi in fondo siamo soltanto degli strani, ma inimitabili, pionieri.
lunedì 17 luglio 2017
I don t Give a F
Affascinati dall'irrazionalità, alla spasmodica ricerca di uno scopo. Ossimori che respirano, cercando di sciogliere la loro natura di figure retoriche.
Vogliamo essere Peter Pan per sempre, mentre inseguiamo la paura dalle nostre tane.
Ricchezza, prosperità che perdono di valore nel tempo.
Cerchiamo di abbagliarci o di scolpire trofei, nella speranza che siano gli altri a ricordarci, quando la metafora iniziale diventerà granito.
Un fottuto nuovo presente, scomodo, stretto, contrastante e psicologicamente deturpante per l'anima stessa. Sempre che noi, piccoli esseri di insiemi incalcolabili, ne avessimo mai davvero avuta una.
Una corsa senza fermarsi verso l'ego, una piccola droga giornaliera. Dopamina che trascina altra dopamina. Schiavi dei desideri e dalla voglia di non desiderare più nulla, un'anarchia emotiva.
Come se le catene fossero le cose materiali, quando anche un cieco saprebbe capire che sono le emozioni stesse. E chiusi nei nostri labirinti mentali, fuggiamo, fuggiamo, senza fermarci mai.
Dipingiamo storie senza inizio e senza fine, e ci scordiamo la parte centrale.
Siamo tutti macchiette che cercano di risplendere, perché siamo affossati dalla puzza di merda, del marcio che si scorge sotto la scorza dorata in decomposizione.
Non abbiamo mai capito nulla. E nemmeno io ci ho mai capito un cazzo onestamente.
Ma senza la dannata curiosità, che cosa c'è oltre noi?.
E che ci facciamo sempre le domande sbagliate. Dimentichiamo in fretta quei momenti di rara bellezza che incendiano la nostra anima, anche la dove non c'è mai stata.
Le seppelliamo nella speranza di trovarne una sempre più grande. Immensa. Così immensa da farci affondare nel suo scintillio. Incantati come se davanti al nostro sguardo ci fosse il sole.
Voglio scappare a Berlino e dimenticare ogni cosa, sotto i miei passi che schiacciano il mio passato, dimenticando che ho una vita, e delle responsabilità, tra un bicchiere e l'altro, tra un paio di labbra carnose che azzannano le mie. Mentre mi emoziono, ricordando di quando avevo paura.
E poi ricominciare così. Perché quando non mi prendo seriamente, godo e poi mi deprimo. E mi sento importante, perché mi sembra di capire l'universo prima di affogare nel mattino.
E la noia che mi passa tra le vene che mi ricorda che ventiquattrore per scandire una giornata, sono le uniche convenzioni per cui varrebbe la pena fare una rivoluzione. E questo perché gli idealismi sono soltanto un'altra droga. Siamo tutti così fatti, che tendiamo ad isolare i tossici più deboli. Come ci ha insegnato la storia.
Che poi tutti così drogati di ego e nessuno che capisce, che il vero ego, sta proprio nel farsi scivolare le cose addosso. Dando importanza soltanto alle cose belle. Le sfumature. Ma una sfumatura, non sberluccica.
Una sfumatura, è qualcosa di sacro. Una piccola parte di mondo, che incanta il tuo cervello, fino a spegnerlo. Fino a staccare la spina dell'ossigeno, fino a farti orgasmare in silenzio. Per ore, durante la notte e il giorno. Non respiri, dimentichi, e ricordi soltanto più quel momento.
La sensibilità è il vero lusso, non è per tutti.
martedì 12 luglio 2016
Bitches Bitches Bitches
Non ero normale, no non lo ero per niente, mi piaceva correre, fumare una sigaretta dopo l'altra, riempire i miei polmoni di morte e mandare a fanculo qualsiasi forma di autorità.
E no cazzo non ero uno degli ipocriti che li picchiano anche alle manifestazioni, non me ne fregava niente di andare a manifestare. Secondo me erano tutti degli ipocriti per motivi diversi.
Forse vi sembrerà un giudizio, populista, quasi da psicopatico, ma in fondo gli psicopatici scopano no?.
I The Knack avevano aperto una fottuta diga mentale nell'oceano dei pezzoni che potevi spararti in endovena alle quattro di pomeriggio, mentre riempivi di ogni tipo di proteina conservata un po' di pane dal retrogusto alcolico.
Cazzo quanto fa schifo questo pane quando non è cotto.
La vita qua alla fine non era delle peggiori, anzi proprio per nulla, me la cavavo come tutti quelli che come me abitavano nel cosi detto interland della campagna.
Mucche odore di merda, canne al posto dell'ossigeno, un sacco d'alcool per farti macho, poca ma selezionata figa, un sacco di droga sintetica (lasciate stare quella merda, prendetela agli eventi se proprio dovete, vi buca la pelle come la frutta marcia e che cazzo non sono mica un emmental. ) gente che segue le notizie dei trattori ( no non sto scherzando cazzo).
Il cibo è ottimo ma come sempre per tutte le cose ci piacciono gli eccessi, quindi va a finire che tra una bistecca di fassone e l'altra la chimica ti trascini nei posti più infimi, dal burger king, ai sempre più forniti "Kebabbari" fino alle bancarelle da strada dove l'igiene è più o meno comune a quello delle mosche dopo che si sono fatte un bel bagno nella merda.
Insomma detta così tra uno slang e l'altro non sembra il top, ma alla fine questa generazione post punk è solo annoiata.
E la noia porta al trash si sa, è una cazzo di equazione. Non ne scampi.
Long Cool Woman in a black dress.
Sì cazzo,
Una cosa che non capirò mai è come gli americani, nonostante siano stati loro a inventare la globalizzazione, mangino ancora quella merda di burro d'arachidi quando possono mangiare della dannata nutella. E va bene che sono una popolazione di muscoli e droga ma questo non significa che dannazione devi avere necessariamente un gusto di merda.
Dannati fascisti.
Sapete crescere con un padre comunista in una società sempre più di destra è una strana contraddizione ti porta ad oscillare tra un Floyd Maywheather qualsiasi ad un Lenin dei peggiori centri sociali. Insomma un fottuto radical chic, ma a chi cazzo frega più di queste cose? Adesso sono tutti numeri e gli ideali sono finiti nel cesso trascinati dallo sciacquone come Elvis, il punk e il rock.
Dio ci salvi da tutto tranne che dai neri.
Cazzo ho sempre amato i neri, mi ci rispecchio.
Cattivi, bravi in qualsiasi cosa che sia d'istinto naturale, forti fisicamente, bravi come pochi a ballare, a cantare a divertirsi cazzo.
Lo vedi insomma sono neri, sono stati al caldo, vuol dire che volevano divertirsi cazzo, mica come noi, mozzarelline grasse come maiali, acquietate nelle loro guerre.
Spero che cazzo ci ammazziamo tutti a vicende e lasciamo questo povero mondo a chi si vuole divertire, rilassare.
In questo marasma di informazioni, vorrei anche farvi sapere che adoro l'arte.
Quanto cazzo è strano nascere. Quanto vorresti essere sempre stronzo, ma odiare tutti gli stronzi.
I vizi, sono la linfa di questa società e ci stanno trascinando con loro verso il fondo eppure nel nostro immobilismo quello che ci ha portati ad essere gli sdraiati secondo me, siamo solo stanchi delle delusioni e come facevano i nostri avi ci urliamo in faccia a vicenda e poi sotteriamo la realtà sotto questo telo di schifezze che ci allontanano da tutto.
Oppure ci svegliamo come tronchi cazzo, perché dobbiamo andare tutti veloci.
Ma vaffanculo e alcoltatevi un po' di Chubby Checker. Insomma se proprio volete rilassarvi meno un Soul Makossa qualunque.
E odio internet. Che è la vera droga di questi anni e anzi è l'unica cosa che veramente ci sta trascinando nel baratro.
Salta in continuazione e non mi permette di scrivere queste stronzate con costanza.
Cazzo dovrei scrivere a mano.
Oppure dovrei andare in palestra a curare il mio edonismo.
Quanto sono una contraddizione vivente.
Sono certo che nel 2020 tutti metteranno i pantaloni come MC Hammer.
E che Breakin Bad sarà paragonato a Star Wars.
Vorrei fare figli come George Lucas o che la gente per un motivo o per un altro si ricordasse ancora dei Bomfunk MC's o degli Hercules and love affair.
Le marlboro ormai costano come una pizza secondo proprio perché tanto abbiamo perso la forza di urlare. O forse sarà che cazzo non ne abbiamo più di fiato.
Il massimalismo che ci assale mi sta inghiottendo cazzo, Perché va sempre a finire che la varietà di opzioni si lascia contemplare ma mai toccare.
E questo è un cazzo di problema fratello lettore. Perché è così facile sulla carta passare da un Desiigner qualunque a dei cazzo di maestri come i Chemicals Brothers che capisci l'errore nel pronunciare solo le parole. E magari ci puoi fare un raffronto.
Diventerai un pittore o un cantante? O magari prima uno e poi l'altro? O magari ti metterai a fare vestiti? O magari farai il politecnico per poi lavorare come ingegnere da Louis Vuitton ? Cazzo.
Lo vorrei fare io l'ingegnere da Louis Vuitton.
Ma poi sai come andrà a finire? Uscirai andrai dal tabaccaio comprerai un pacco di sigarette, farai quattro passi, arriverai al parco a sentire il profumo dell'erba per poi fumartene altra di erba, rifletterai sui colori del mondo e sul perché la stai fumando da solo perché cazzo ci andrai sotto e tornare a casa sarà più o meno come fare una salita al quaranta per cento di pendenza. Ma per fortuna hai i Gorillaz nelle orecchie e ti sentirai protetto, ma starai molto meno simpatico al mio ex professore di disegno tecnico.
E persino l'interland italiano ti sembrerà figo come le cose sotto i neon lampeggianti alla Refn qualunque.
Lose yourself to dance ragazzo.
Io ormai mi sono già perso e non vedo l'ora di crescere ancora un po', per perdermi di nuovo, nelle incertezze e nelle paure.
Perché cazzo siamo dei pezzi di carne ma proviamo un sacco di emozioni così tante da non essere capaci di spiegarle neanche adesso che potremmo trapiantarci qualsiasi parte del corpo persino cambiare sesso dannazione.
E non possiamo spiegare, possiamo solo vivere. Non sono neanche così sicuro di volere la così tanto agoniata libertà.
Forse me la voglio comprare, come la mettiamo? Siamo tutti merde? Facciamo tutti schifo? No, siamo solo delle bestie che non hanno mai capito in cosa si sono trasformate e continuano ad andare avanti e basta.
Un po' come Amsterdam. Un luogo che non ha una spiegazione eppure interessa a tutti tranne che agli olandesi.
Non avete idea di quanto My House degli Hercules and love affair possa cambiare la luce della vostra giornata.
Ecco una cosa che tutti dovremmo cominciare a saper fare e stare un po' più da soli.
Magari così capiremmo che diamine se quello fa tanto schifo a tagliare le cipolle io forse faccio davvero cagare a lavare i peperoni.
Ma poi dicono che sei depresso. O che te la tiri. Però in fondo è vero me la tiro, quindi cosa dovrei dire?. Me ne sto zitto e annuisco. Quello che si dovrebbe fare sempre se qualcuno dice la verità. O se anche non lo fa cazzo piuttosto fumati una sigaretta. O se ti ha fatto davvero sclerare una canna.
Cioè chiaro che se qualcuno ti inneggia al razzismo o a quando c'era lui, insomma siamo nel 2016 anche io sommo scrittore misterioso ti do il permesso di mandarlo a fanculo.
Sto divagando lo so, vi siete persi tra una canzone, un po' di droga e vi manca il sesso.
Avete ragione. Ecco il sesso sarebbe importante se al posto di usarlo a piccole dosi dipinte nella nostra testa, ne facessimo tanto e tra persone. E invece no, ne facciamo un sacco, ma tutto meno che nel letto e con qualche persona. Cioè va bene Asa Akira ma vi assicuro che un culo dal vivo e tutta un'altra cosa. O un cazzo, una vagina insomma cosa volete. Anche qui Cristo siamo nel 2016.
Però siamo tornati li.
Chi siamo? Perché lo facciamo?.
Ma facciamo e basta no?.
Magari, sai quanti soldi dallo psicoanalista in meno, Però oddio se poi vieni cresciuto in libertà assoluta e diventi Lars von Trier quasi quasi preferisco le migliaia di sedute dallo psicoanalista. O forse no, è un po' bruttino effettivamente.
Sono superficiale? Forse sono solo onesto. Non come lo specchio, ma quasi.
lunedì 27 giugno 2016
Jodorowsky, Céline, LvTrier, Polanski, Lynch, Mio padre.
Nel mio nichilismo c'è la mia rabbia, la mia delusione e la mia intelligenza. Questo mi spaventa davvero, mi spaventa più della morte e della mia stessa vita.
Sono rimasto incatenato e non riesco ad essere libero nemmeno nei miei sogni, oscurato dalle mie paure.
Vorrei volare e sparire nello stesso momento.
Non sono niente ma vorrei essere tutto, e per questo non mi muovo, non comincio a correre nel deserto delle mie illusioni, ma le guardo da lontano, poco nitide, ma così belle, calde e perfette, da lasciarmi immobile, granitico, a osservare questo mare di menzogne.
Lasciatemi solo a camminare, a sentire il profumo, a toccare, a sfregare, a perdere ogni centimetro sotto i miei piedi, ad affondare, a risalire, a ballare, a scopare, a fumare la mia stessa vita, per non tornare più indietro almeno questa volta, per sentirmi vivo fino in fondo.
Perché so che anche questa volta, sarò io a perdere. Perché non è mai esistito nessun vincitore, siamo tutti polvere che si adagia su quella menzogna.
venerdì 15 aprile 2016
Plastica e silenzio I
Io concepivo la paura, ero consapevole della sua importanza e spesso ne ero avvolto, fino a perdere il controllo, ma questo no.
Proprio per questo oggi ero rimasto così, con le gambe incrociate a fumare fermo seduto a terra e a osservare a lungo quel quadro appeso sulla parete, un ricordo caro che come una scintilla aveva aperto una voragine di considerazioni.
Ero lì sognante ma stagnante a osservare e in un certo senso ad ascoltare l'universo.
Al centro vi era un castello formato da triangoli e spirali che come in un polpettone si amalgamavano grazie ai loro contorni plastici e creavano una sorta di castello per l'appunto con le ruote. C'era una finestra anch'essa di forma triangolare nella quale era presente un uomo privo di espressione con una corona sulla sua testa formata da tre semplici punte e due gemme di diversa posizione disegnate in verticale, e simmetricamente sotto un cane anch'esso stilizzato ma disegnato con una fattura differente come a voler concentrare chi osserva li sulle sue forme sinuose.
venerdì 28 agosto 2015
Sceneggiatura
Punto di vista posto sul soffitto della stanza, nel letto una donna geme sotto un uomo; cambio di scena: l'uomo esce dal motel, si aggiusta il colletto, il suo sguardo è vigile. Dissolvenza.
Nero. Ricompaiono non definiti il blu e il rosso, la scena si schiarisce: macchine della polizia davanti ad una casa residenziale, un detective beve caffè, l'uomo della scientifica fotografa. Cambio scena.
Pareti insanguinate. Un coltello piantato dentro un'anguria, una cerata bianca copre le forme di un corpo. Stacco, inquadratura sul documento delle indagini: donna bianca, caucasica, capelli neri. Segni particolari: -. Deceduta alle 3:07. Causa del decesso: ignota. Dissolvenza.
Ripresa dall'alto, veduta di un ponte. Lentamente l'immagine si approccia al terreno, nell'inquadratura appare un uomo rivolto al mare. Guarda le acque nere, sguardo assente, non possiede le scarpe. Scavalca la ringhiera del ponte. Guarda giù di nuovo. Stacca le mani, perde momentaneamente l'equilibrio, lo recupera. Guarda giù. Riscavalca la ringhiera. Si incammina. Dissolvenza.
Videocamera nascosta, sala di riprese degli studi cinematografici. Un regista siede corrucciato, una donna stanca tenta di piangere, il cameraman osserva ferale il corpo nudo di lei. Il regista sbraita. La donna si rifugia nel camerino. Pausa. Set buio, il regista siede e pensa. Pensa al suo film, pensa all'uomo, pensa alla donna, e poi.. Dissolvenza.
Fermo immagine. Una camera da letto, una cucina, un bagno o un ufficio fungono da set. L'attore principale per la scena è ognuno di noi, Uno ride. Uno ha paura. Uno chiede scusa ma è finto. Uno sta facendo l'amore mentre tradisce la moglie. Uno vuole uccidere il capo, uno sta scappando. Uno sta per rovinare il proprio figlio. Uno si droga. Uno sfila sulle passerelle dell'alta moda ma è anoressico, uno legge senza comprendere. Uno sta per morire, l'altro è appena morto.
Uno, invece, ha appena toccato la felicità.
E allora dissolvenza.
venerdì 22 maggio 2015
Italian Beauty
martedì 21 aprile 2015
Parte seconda: Sunday Morning
Ma in fondo ero già un ragazzino nichilista e simpatico. Sarà che gli stronzi sono sempre andati per la maggiore.
Quando alle elementari c'era da scrivere i temi mi immergevo in sedute di liberazione di una lunghezza indefinita. Quel fiume di parole spesso buttate li in un insieme sconnesso, rappresentavo in quel mondo fantastico una frustrazione covata nel riserbo di se stessi.
Però ciò non mi ha mai tolto la possibilità di rientrare nel gruppo dei così detti "fighetti". Quelli capaci di fare gruppo e stare simpatici a tutti. Ma spesso da quei gruppi nascono le amicizie migliori e le più profonde. Insieme a quelle del destino, casuali, stupende.
Nella mia adolescenza posso solo ricordare cose positive, sarebbe ipocrita dire il contrario.
Adesso che mi vedo qui in questo appartamento grande che non trasmette nulla di me stesso, vedo solo una figura spenta e priva di ispirazione. Sarà che in questa mia ricerca ossessiva dell'essere perfetto ho perso il senno della mia ricerca stessa.
Sono rimasto solo, solo con l'idea di questo nuovo libro che non ne vuole sapere di sbocciare e una carta di credito che grida allo scandalo dopo gli ultimi mesi di riassestamento.
Fintanto che "Una boiler room come resilienza" trainava i miei averi ho potuto fingere di essere un vero Dandy ma ora che sono tornato ad essere un semplice scrittore giovane e depresso ogni cosa si va a sfogare in una passeggiata annoiata conclusa con acquisti inutili dettati dall'inconcludenza della giornata.
Sono giorni che fisso il Macbook in attesa di un segnale, della solita immagine che fa scaturire l'oceano, la canzone che diventa regista di un film underground che avrebbe sfondato al prossimo Festival di Cannes.
E invece no, il computer ha solo consumato un'infinità di energia, e io non ho fatto altro che svegliarmi tardi, incontrare i soliti amici, fumare troppe sigarette, sfondarmi di un inutile dose di palestra e perdermi in serate al limite del decente, il cui unico risultato è stato mangiare spesso in ristoranti di pregio dimenticandomi che il mio contro è già al limite dello stremo.
E pensare che nei miei deliri di onnipotenza questo nuovo romanzo doveva essere la mia consacrazione, il capolavoro che avrebbe scacciato le critiche dalla mia immagine di artista maledetto.
"Un drogato che si finge filosofo in un epoca che gli si ritaglia addosso alla perfezione. A "Che tempo che fa" non ha fatto altro che mostrarsi svogliato e confuso in una pessima imitazione dei peggiori momenti di Bukowski. Uno scrittore che occupa più i giornali di gossip e le riviste di moda non è uno scrittore, ma un personaggio di basso rilievo in un periodo di ancor più basso rilievo."
Una delle parti migliori delle recensioni del romanzo dalla critica di spicco.
Un misto tra Ellis e Palahniuk all'italiana. Per me era un complimento ma ma per molti aspetti della mondanità della vita italiana no.
Non ero certo un personaggio televisivo, ma avevo colto l'occasione dell'invito alla trasmissione di Fazio per testare le mie capacità.
Era stato un disastro, per la tensione avevo fumato troppo, non solo sigarette, e per stemperare la tensione avevo cominciato una gara tra birra e Red Bull che mi aveva reso un goffo personaggio allo stremo della condizione psicofisica.
Mi ero presentato in studio con un look che non rendeva più semplice la presentazione della mia figura e non aiutava la mia nomea di artista egocentrico. Jeans strappati alle ginocchia strettissimi Cheap Monday nero slavato, una t-shirt Rick Owens più lunga del normale nera e un cardigan anchesso nero. Ai piedi sneakers Christian Louboutin nere con la classica suola rossa.
Ciuffo spettinato lungo per la non curanza degli ultimi giorni e ai lati e dietro capelli corti dell'ultima rasatura.
Barba incolta di qualche giorno e occhi amaranto di chi ha dormito poco e fumato tanto.
Non sentivo Greta da giorni.
Avevo risposto svogliato e superiore, come in difesa della mia stessa condizione. Ne era uscito un personaggio che come al solito aveva diviso l'opinione pubblica, idolatrato da un pubblico giovane e ignorante e mal visto dagli intellettuali.
Non era mai stato questo il mio desiderio ma non riuscivo a cambiare rotta.
Negli ultimi mesi ero uscito con diverse ragazze ma non avevo concluso nulla, finché non avevo conosciuto Greta per l'appunto.
Era una ragazza bellissima, alta con gli occhi azzurri, castana. Nel periodo in cui l'avevo conosciuta faceva la modella a Milano e l'avevo incontrata ad un party legata all'ambiente della moda.
In quei giorni sfogavo il mio desiderio di bellezza in una vita eccentrica ed edonista e riversavo tutto quell'ambiente nella scrittura.
Greta era affascinata dal mio carattere e dalle mie caratteristiche e io sapevo travestirmi da amante perfetto.
Poi avevo cominciato a deluderla e dopo qualche settimana di scontrosa relazione divisa tra una convivenza impossibile aveva deciso di lasciarmi.
Ne ero uscito stranamente distrutto, quando l'avevo conosciuta pensavo che sarebbe stata la classica donna bellissima da corteggiare e invece era riuscita a prendermi grazie a qualcosa che io intravedevo in lei.
Non so cosa fosse forse era solo una sensazione o forse era il fatto che non riuscivo proprio a resistere a qualcosa di bellissimo e lei era stupenda.
Ma in tutto ciò non ne avevo ricavato nulla ed ero tornato a Torino nella mia città natale e sono qui di fronte a questo Macbook esattamente come qualche settimana fa che osservo scialbo e inconcludente questo schermo bianco.
L'iPhone non fa un suono e non capisco se questo sia un bene o un male. Mi sembravano epoche che non riuscivo a staccarmi dalla mondanità per scrivere quello che covavo da mesi e invece ora mi sembrava ogni cosa pesante e difficile e la cosa più difficile di tutte restava lo scrivere.
Ogni cosa era brutta e spenta, ogni frase peccava nella struttura, ogni idea peccava nell'insieme, era una delusione dopo l'altra.
Avevo passato una settimana intera da Buster Coffee a spendere soldi in inutili caffè e quelle mattine non facevano altro che diventare giornate da film d'autore e snack. Con la solita palestra finale per non scalfire la mia immagine, nella mia solita ossessione quotidiana.
Mi stavo consumando e non facevo nulla per cambiare rotta, ma in fondo non sapevo neanche perché ero tornato a Torino.
Avevo rivisto i soliti posti che in fondo non vedevo da qualche mese e avevo comprato qualche quadro da mettere in casa.
Poi mi ero chiuso con gli ultimi dischi di A$AP Rocky e Kendrick Lamar, per poi passare un momento Underground tra le grinfie di Erol Alkan, Daniel Avery e Paula Temple.
Avevo scritto qualche poesia ascoltando Vessel assuefatto dalla figura di Greta e da una splendida Critical che mi aveva portato un mio buon amico.
Alla seconda canna avevo cominciato a scrivere qualcosa a penna su un quaderno Moleskine, ma non era venuto fuori altro che uno sfogo autobiografico, spento e inutile.
Avevo passato una notte a Roma in un hotel a 5 stelle passeggiando per tutte le vie della Grande Bellezza ascoltando "The Velvet Underground & Nico " in loop.
Era stato un momento di pace interiore e di riflessione e per un attimo o creduto anche di essere fuggito dagli spettri degli ultimi giorni.
Invece ero rimasto la a guardare malinconicamente le stelle e avevo pensato che la vita in fondo, era davvero una merda.
E non mi succedeva da tanto, tanto tempo.
sabato 11 aprile 2015
S CKS
La pelle è diafana e gli occhi assenti.
L'impermeabile è impolverato, i pantaloni macchiati e sbiaditi, la felpa dei Socks ora non è più dei Socks ma dei S cks, e io non so mai se la gente pensa a Sucks o a Socks, anche se so che la gente pensa Sucks di me. Ma io non esisto nel loro mondo e loro non esistono nel mio, e quindi la nostra silenziosa collaborazione viaggia sui binari infiniti dell'indifferenza.
Nella grande piramide sociale, ragazzi, io sono l'ultimo. Sono perfino al di sotto di voi.
Io sono colui che può restare per anche otto ore a fissare la punta della scarpa, sono colui che si abbassa i pantaloni e si fa fottere finché un getto caldo e denso di sperma mi colpisce. Allora so di essermi guadagnato un'altra dose.
Vivo la vita due ore al giorno. Poi, come un pesce rosso, la mia mente si resetta, i recettori degli oppiacei nel mio cervello esplodono, gli allergeni si fanno avanti anche se non sono allergico a nulla, la pelle brucia e prude e vorrei tanto morire ma non posso non posso perchè il braccio fa tanto male per morire per morire ora dovrei essere fatto almeno un'ultima volta prima di crepare è questo il mio desiderio boia voglio farmi no devo farmi la strada muove me o io muovo la strada dormire non è possibile con la luna che non è strafatta il braccio prude e brucia i sintomi l'Astinenza uccide non fatevi di eroina in presenza di orsi o parlamentari il delirio il Moscibecco pompino per dose ora posso sopravvivere ma invece oggi morirò.
Un attimo prima di morire comprendo che il Moscibecco, bastardo, me l'ha fatta alla grandissima. Per usare un termine tecnico lo stronzo mi ha dato una "bomba", l'ultima spada, quello che i pusher usano per liquidare i propri tossici clienti, o dipendenti, come volete.
Mi sono appena infilato nella vena del glande una fottuta siringa di stricnina, sostanza totalmente analoga all'eroina, solamente ti fa il favore di ucciderti subito.
Il mio aspetto, poco dopo, è quello di un morto qualunque, abbandonato a bordo di una strada di periferia qualunque, di fianco ad un emporio di peruviani qualunque, con una faccia qualunque e un rigor mortis qualunque.
La Malattia, la mia Malattia, la vostra Malattia, vivrà per sempre. La mia Malattia è forte, e nessuno, neanche tu, ne è totalmente immune.
La Malattia uccide due volte. La prima volta uccide l'uomo, la seconda uccide il fantasma.
Oggi io sono morto per la seconda volta, io oggi sono libero.
Parte prima : Il sapore della felicità
Autografi, facce contratte, domande di circostanza, dediche a persone che non ci interessano, un enorme spreco di tempo.
Quando ho deciso che sarei diventato uno scrittore, avevo immaginato come poteva essere il mio pubblico, e nel mio continuo tentativo di non abbandonare il mio solido egocentrismo primario, avevo anche immaginato che sarebbero stati belli, slanciati, eleganti e perché no magari persone di successo.
Non era così, ora che li vedo qui in coda per mettere una stupida firma su un'altra ristampa l'ennesima per tentare di fermare quel tracollo di popolarità che come una cascata sta colpendo la mia immagine.
Un libro economico da regalare a natale grazie ad uno scialbo passaparola. Questo è diventato "Una boiler room come resilienza". Un totem che ha affossato me e la mia creatività.
Fino a qualche anno fa avreste sentito parlare di un giovane scrittore, capace di battere i record di vendita, capace di far riscoprire l'amore della lettura ad un popolo, quello italiano, che invece sembrava essere persuaso solo da scandali e ignoranza.
Un libro cattivo, privo di regole, uno sfregio sulla lettura contemporanea, un urlo liberatorio dove le marionette che dipingevo su carta diventavano bacini da riempire con le mie difficoltà, i miei sogni e le mie proiezioni, quei film mentali che non avevo mai smesso di costruire in difesa della fondamenta marce da cui ero partito.
E poi esattamente come era cominciata, l'ondata è terminata e io ho perso ogni cosa, come a voler staccare petalo dopo petalo quel successo che avevo tanto desiderato.
Champagne, vestiti firmati, mostre d'arte, oggetti di lusso, ogni cosa era diventata una proiezione di quello che i nuovi borghesi, più cinici e dandy del passato desideravano di più: imitare i lustri del passato rendendoli più scintillanti.
Sono tornato a Torino dopo quasi due anni a Milano e ho cominciato a scrivere il mio nuovo romanzo. E qui sono sorti i problemi.
Non riesco più a cogliere la bellezza.
Ho passeggiato a lungo guardando ogni singola cosa, eppure quel meccanismo che mi aveva protetto sin qui, quello spazio temporale con me stesso si era dissolto. In una fuga immotivata con le mie emozioni.
Ero scappato da quel mondo fatto di sfarzi e finzione tornando alle mie origini ma non aveva funzionato. Allora ho provato a tornare a quel concetto, quel concetto creativo, capace di sprigionare parole in una qualsiasi forma d'arte,
Ho cominciato a dipingere, tela dopo tela, e ho guardato quei quadri distorti e ho capito.
Vedevo solo violenza, non ero più in grado di coprire quello sfregio con la bellezza, non riuscivo più e da me stava uscendo solo nero.
E il nero risucchia tutto anche il talento.
Quelle tele erano insiemi di colori che volevano rilassarmi, farmi ritrovare l'equilibrio, invece mi avevano fatto sprofondare in uno sconforto profondo, incapace di rialzarmi.
Guardavo i colori ad olio che colavano su quelle pareti di bianco in un intreccio infinito..ma mentre mi perdevo nell'intreccio di colori e forme irripetibili, rimanevo sconcertato dal fatto che la fitta rete che gli teneva insieme non era altro che nero, buio come me.
Un giorno sono rimasto a fissare un quadro di Rothko al Centre Pompidou di Parigi per diverse ore, fino a sentire i muscoli delle gambe tirare in un richiamo disperato verso il mio fisico. Sapete perché? Non riuscivo a comprendere, non sapevo come una tela attraversata da due semplici colori, riuscisse a scaturire in me un interessa così acceso, io vedevo qualcosa in quella tela, esattamente come vedevo qualcosa in una foglia, in un fiore, in un torrente, in un viso bellissimo, in un animale esotico, in un animale in generale o in qualsiasi cosa.
Ero scioccato da ciò perché nonostante il mio animo esteta mi portasse a credere che ogni cosa andava osservata e apprezzata perché bella come tale e unica quel quadro non riuscivo a concepirlo come facevo con la natura.
Io trovavo che quella forma d'arte necessitava di una giustificazione perché riusciva a trasmettermi una sensazione positiva esattamente come osservare qualcosa di bello e naturale, come la celeberrima scena del volo del sacchetto in American Beauty.
Eppure in quella scena c'è, sì un insignificante sacchetto che assume una bellezza pura e sproporzionata al suo reale valore, ma lo fa grazie al vento. Il vento è un qualche cosa che va al di la del controllo dell'uomo e per questo è in grado di affascinarci in maniera così netta.
Ma in quel quadro c'era qualcosa, un valore che lo stesso Rothko aveva impresso nella tela.
E in quel momento ho pensato che l'arte non era altro che una proiezione della bellezza che ci circonda, quella irriproducibile della natura. Ma non è l'imitazione, la proiezione è il concetto stesso di bellezza che viene avvicinato da una creazione del genio umano.
Quella giornata mi aveva sfinito ma mi aveva fatto riflettere su quanto fosse importante osservare con gli occhi giusti per poter diventare artisti. Ora invece che guardavo i miei quadri, false imitazione dell'espressionismo astratto che tanto mi affascinava, non vedevo niente, non perché fossero privi di talento, non ero alla ricerca della proiezione, ero alla ricerca di me stesso e sprofondavo come i colori, in un buio primordiale.
Quasi dimenticavo, il mio nome è Medoro Zafferano, e sono uno scrittore in crisi.
venerdì 13 marzo 2015
Uno sfregio sul presente
Diventiamo apatici e inconcludenti, non sappiamo più cosa guardare, come relazionarci, perdiamo l'interesse ancor prima di renderlo chiaro nella nostra testa.
Le persone non riescono a trovare stimoli, si sentono oppresse e provano un desiderio viscerale verso la possessione, verso quello che più maschera le mancanze più grandi.
Non sappiamo più guardare perché guardiamo solo le cose sbagliate.
Basterebbe passare una notte nel silenzio di un qualche paesello di montagna, inebriati da qualche piccolo vizio, a guardare un cielo stellato.
Uno di quei posti che sembrano fuori dal mondo, perché non possiedono i canoni della globalizzazione. Dove ogni cosa oscilla con una lentezza che è capace di acquietarti a primo impatto, perché in un luogo di questo genere, sei capace di stare in silenzio ad apprezzare un sacco di cose, senza fare niente.
Il tempo è fermo, non ci sono pressioni, c'è soltanto l'odore della libertà, accompagnato dalla poesia divina delle stelle con i contorni della montagna sullo sfondo.
E staresti su quel balcone a parlare di cose più grandi di te, in eterno, perché qui non hai bisogno di trovare stimoli, qui lo stimolo è la vita stessa.
Respiri per la prima volta, guardi per la prima volta..ti sembra tutto un inizio, quel nuovo che cercavi tanto è qui intorno a te, è parte di una semplice giornata.
E quando sorge l'alba le sensazioni si trasformano in solide realtà, con la rinascita allegorica di te stesso.
E passeggiando tra le difficoltà dei vizi e le risate spontanee ogni cosa è bella è unica come solo l'immagine della natura sa essere.
I sogni sono più vicini di quanto sembrano.
sabato 21 febbraio 2015
Marionette emotive
O forse era proprio quella sottile linea che non permetteva di spingere basi profonde a supporto di tali teorie.
La passione, l'amore, il dolore, la paura, la felicità, l'adrenalina, la tensione, insomma perché renderci così partecipi, così consci di ciò che ci forma, ma così lontani dalla realtà liquida, dalla spiegazione razionale, dall'inizio di ogni cosa.
Le risposte ci sembravano molteplici, lontane e misteriose, eppure allo stesso tempo grazie alle nostre emozioni ci pareva logico ipotizzare una versione piuttosto che un'altra, mascherandola con la religione, la scienza, la filosofia.
Ma quella nuvola di caos primordiale non ne voleva sapere di dissolversi.
Perché noi dobbiamo solo scorgere il significato della vita, non dobbiamo comprenderlo, perché vogliamo bruciare ogni singolo attimo.
Le emozioni sono i fili che ci vincolano a continuare a bruciare, marionette emotive, incapaci di capire che il marionettista siamo noi.
Dei di noi stessi, sadici e vanitosi.
mercoledì 18 febbraio 2015
Una lacrima nella stanza
É un ricordo amaro.
Un'alchimia differente, una coniugazione al di là del piacere, un poco sopra alla passione.
Era destino.
Dentro quella stanza il tempo ha segnato gravemente il mio destino.
Anche il tuo.
Dentro quella stanza tutto era già finito ma tutto, in realtà, non voleva finire.
Voleva vivere, voleva essere, voleva diffondersi tra noi e per noi, voleva scrivere una storia diversa da quella che stava andando delineandosi, ingenuo ottimista, perchè in fondo tutto dipendeva da noi, in quella stanza.
E te lo giuro, per un attimo ho pensato che tutto potesse tornare.
Ma non è tornato.
Per una notte ha brillato intensamente, e noi, e te, sei tornata.
Ma solo per una notte.
Il mattino tutto si è spento, definitivamente.
Hai preso le tue cose, sei uscita dalla stanza e, sorridendomi, sei uscita dalla mia vita.
In silenzio una lacrima é caduta in quella stanza, per sempre.
È un ricordo amaro.
O forse no.
mercoledì 11 febbraio 2015
Uno sguardo confuso e indiscreto sul mondo
martedì 10 febbraio 2015
Sigarette di gioia
Forse non sei per nulla geniale, forse hanno solo visto tutti male, o forse sei solo tu che vuoi deludere perché sai di non essere stato in grado di reagire quando ancora non potevi capire che tutto quello che ti circondava era puro dolore da dover rinchiudere dentro se stessi per lanciarlo bomba dopo bomba in una serie di sfoghi innaturali che hanno reso quel disegno sempre più tetro e quel futuro un'incognita priva di risposte.
Nessuno vuole più farsi domande perché tutti guardando indietro hanno visto solo odio e sofferenza, contrasti irrisolti, famiglie farlocche, egoismo umano, violenza, sconfitte, delusioni. fallimenti e ognuna di queste cose ha saputo lasciare la sua frustata sulle vite nude e indifese che colpo dopo colpo non hanno più saputo cancellare quelle cicatrici e sono rimaste li a pulsare sotto strati di quotidianità che ti hanno reso duro da scalfire ma che in fondo sono solo un nascondiglio perfetto destinato a creparsi esattamente come il tuo Io si è squarciato di fronte alle influenze che non hai scelto ma che a quanto pare hai dovuto sopportare.
E quindi di fronte a codeste cose rimani scioccato e in silenzio trattenendo la rabbia come hai fatto quando eri ancora troppo innocuo per capire, ma questa volta non chiudi tutto dentro di te, lasci che quella sensazione di amarezza ti pervada ancora per un po' e serri la mascella finché scivola via. Che cosa?
Quel disagio incontrollabile, innaturale. Una paura assoluta,
Coronava i suoi sogni d'amore e di passione, per assaporare di nuovo quello che aveva perduto, quando non era stato il suo intelletto a decidere, ma soltanto la noncuranza di chi lo circondava.
Forse questa è la tua vendetta, l'egocentrismo assoluto per stare lontano da chi ti ha lasciato sprofondare in buio da cui non riesci più a tornare indietro.
martedì 13 gennaio 2015
Shit II
Le mani sudano, le gambe non sembrano più in grado di arrestarsi, il tempo è diventato viscoso e si è appicciato alla nostra pelle, non scivola più come in estate, adesso è aggovigliato al tuo corpo e non vuole terminare mai. Giri il tuo volto alla ricerca di un qualche appiglio, una qualche cosa che sappia aiutarti ma senti solo l'ansia salire in una serie di eventi a catena che rivedi ogni giorno ma che sembrano incontrollabili.
E poi come un fulmine a ciel sereno la scarica di adrenalina da un enorme scossa al tutto lanciandoti dritto verso l'obiettivo di cotanta agitazione, e nel tuo percorso di confusione ed estasi ti senti quasi lanciato grazie a quella sensazione da capogiro di estrema eccitazione mista a paura, una paura che fino ad allora ti aveva dilaniato ma che ora sembra quasi benzina su un incendio pronto a divampare.
E poi: c'è solo il silenzio accompagnato dall'isolamento dalla realtà del subito dopo.
Prima volta o esame?
In qualunque caso hai fatto schifo
Shit I
Ogni minuto, ogni secondo a chiedersi perché ? Forse è solo il mondo che è grigio, forse siamo noi che non sappiamo più riconoscere cosa è vero e cosa è frutto della nostra immaginazione, eppure sai mi sembra sempre più sbagliato, forse alla fine siamo destinati a scomparire dalla faccia della terra e a non lasciare altro che polvere dietro di noi.
Non siamo in caduta libera solo perché non abbiamo mai smesso di precipitare. So solo che non riesco più a guardare la realtà senza pensare che forse è meglio affondare nei fumi dell'alcool che nei fumi della presunzione delle persone che non fanno altro che lasciarci piatti e vuoti.
martedì 30 dicembre 2014
Non avrò alcun Dio all'infuori di te
sabato 6 dicembre 2014
Elogio della solitudine
Elogio, non adorazione.
Siamo esseri che non sopportano il vuoto, tantomeno il vuoto umano.
Ma restate un attimo soli.
Cosa affiora? Un contatto, un filo sottile tra voi e il mondo, l'universo, tutto. Tra voi e la foglia che cresce di notte, tra voi e le stelle, tra voi e i vostri problemi. E visto che siamo simili ai nostri simili, anche ai problemi degli altri.
E, in fondo, sono convinto che si possano toccare anche le soluzioni, negli istanti gelidi della solitudine
Parlo a coloro che possono permettersela, la solitudine.
Un vecchio non puó permettersela, un malato neppure, un politico solo spesso è un politico fottuto, mentre un soldato solo è sicuramente un soldato morto.
Parlo a coloro che non si sono ancora resi conto che siamo tutti soli nel mondo, chi di più, chi di meno, ma comunque tutti destinati a sporcarsi le mani per sopravvivere. E sono poche le eccezioni, miei giovani sognatori.
Nè misantropi, nè asceti. Per esperienza personale trovo che la solitudine sia il balsamo della mente, lo specchio della nostra fragile anima che spesso si nasconde dietro il multiforme muro dell'umanitá.
Elogio la solitudine, e spero che voi un giorno possiate non esserne più spaventati, perché le ombre che crea non sono solo tristezza e paura, ma anche sicurezza e talento.
Elogio la solitudine perchè mi sono accorto, nelle seppur poche curve della mia vita, che di un uomo solo non ho paura.
Uomini organizzati, invece, hanno saputo spaventarmi molto di più della solitudine.