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venerdì 21 luglio 2017

Pionieri.

Non ero niente. Non sono mai stato niente.
Erano stupide frasi fatte. Non ho fegato, non ho voglia. Sono un codardo ideale.
Sono solo una marionetta che fa venire voglia ad altre persone di voler essere manipolate.
Ogni santo giorno mi alzo da quel letto del cazzo, mi guardo per qualche minuto allo specchio, penso a quanto sono fortunato e bello e vado a bere un po' di latte. Ci metto anche qualche biscotto dentro.
E poi e solo un susseguirsi di fulmini, che colpiscono la mia attenzione. Mi sento Alice nel paese delle meraviglie.
Comincia la paura del tempo. Le ansie, il prurito sulla pelle. Che bisogna grattare via, in silenzio. Nei momenti che associ al disagio. Non sono necessariamente cose schifose. Ma disturbanti.
Sconnessi dalla realtà, a contemplarla nella propria mente, costruendo un castello, privo di regole apparenti, dove ogni piccola cosa è illuminata.
Ma la luce è sconnessa, come in un film horror. E si può precipitare dal trash alle massime filosofiche alla rapidità della luce. L'anarchia, ma utopica come nella realtà. Per alcuni potrebbe tranquillamente essere una forma di psicosi. Ma a quel punto mi verrebbe da pensare che gli uomini oltre ad essere attratti dalla follia, ne sono addirittura gelosi.
A quel punto uno non può che pensare che siamo un diamine di virus. Almeno questo concediamolo, nel nostro paradiso zuccherato di menzogne.
Insomma come avrete compreso, sono le 20.41 di un normale venerdì di luglio. Io non sono nessuno, e voi siete delle persone annoiate, che sono attratte dalla mediocrità.
Sto ascoltando Cosmo, l'Ultima Festa, un pezzo che ha accompagnato tutto il mio scorso anno e che mi ricorda i fasti di quando ogni giornata, non era altro che una canna, accompagnata da corpose sorsate d'alcool e risate. Gli ultimi anni prima della responsabilità. Che poi si rimane degli indifferenti all'indipendenza reale, ma si comincia a percepire quel disagio esistenziale, del fatto di voler combinare qualcosa in questa difficile vita. E va a finire che fumi 15 sigarette al giorno. E cazzo ti viene il tumore.
Ma se la vostra vita così compressa è la cosa che assomiglia di più ad un tumore, come la mettiamo?.
Eh non è arroganza, ma semplice, arrogante e sporca verità.
Siamo una generazione confusa, difficile e indifferente. E questa profondità nascosta al posto di essere ostentata e custodita gelosamente e spesso viene esposta solo in quei rari ed apparenti momenti di distanza dalla vita.
Come se l'essere annebbiati ci concedesse il diritto di essere noi stessi, ora che non ci sente nessuno.
Sono tutti diversi, tutti peggio di noi. E quelli migliori accettati da noi.
Dei piccoli stronzi viziati. Forse unici.
Non ci stiamo dentro queste divise, siamo scomodi anche li. Come da ogni altra parte del globo. Tutti figli di programmi galleggianti tra il basso impero e i picchi dell'avanguardia. Con la velocità come guida primaria e l'abbandono del resto. Come se si fosse mai stabilito che cazzo è il resto, se non sappiamo neanche quando è ora di andare al cesso.
Siamo essere difficili, che adorano complicarsi nelle banalità per fingere di scorgere soltanto la vera bellezza. Perché vogliamo tutto, ma vogliamo desiderarlo, come se fosse impossibile da trovare. Così chi ai nostri occhi sembrerà viverlo davvero, diventerà un sogno, una storia da raccontare, un riferimento. E così nella nebbia, avremo anche una luce.
Che poi l'abbiamo messa noi quella nebbia, per sembrare un po' più alternativi.
E tra tutti gli ideali, scegliamo sempre la libertà e fingiamo dentro di noi di desiderare soltanto più diritti. Ma nella realtà dei fatti, rimaniamo li inermi, e non ci stacchiamo mai. Perché la comodità diventa abitudine e l'abitudine sicurezza.
E se c'è proprio una cosa che non vogliamo affrontare è la paura. Quella vera. Quella che ti costringe a dimenticare l'esistenza del riposo. Il riposo è quel momento di distacco dal ritmo frenetico da cui tenti di fuggire, canna dopo canna. E rimani soltanto più annoiato, ma a scorgere quelle piccole luci, quelle che tu stesso hai creato poco prima, costruisci la tua costellazione di sfumature che sai di aver gustato solo tu. Il tuo oro personale, che nessuno potrà mai comprare, ma al massimo conquistare.
E noi in fondo siamo soltanto degli strani, ma inimitabili, pionieri.

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