Non si chiedevano soltanto quale fosse il loro scopo, essi si chiedevano perché avessero avuto in dono tale capacità di comprendere se la realtà non poteva essere compresa.
O forse era proprio quella sottile linea che non permetteva di spingere basi profonde a supporto di tali teorie.
La passione, l'amore, il dolore, la paura, la felicità, l'adrenalina, la tensione, insomma perché renderci così partecipi, così consci di ciò che ci forma, ma così lontani dalla realtà liquida, dalla spiegazione razionale, dall'inizio di ogni cosa.
Le risposte ci sembravano molteplici, lontane e misteriose, eppure allo stesso tempo grazie alle nostre emozioni ci pareva logico ipotizzare una versione piuttosto che un'altra, mascherandola con la religione, la scienza, la filosofia.
Ma quella nuvola di caos primordiale non ne voleva sapere di dissolversi.
Perché noi dobbiamo solo scorgere il significato della vita, non dobbiamo comprenderlo, perché vogliamo bruciare ogni singolo attimo.
Le emozioni sono i fili che ci vincolano a continuare a bruciare, marionette emotive, incapaci di capire che il marionettista siamo noi.
Dei di noi stessi, sadici e vanitosi.
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