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lunedì 17 luglio 2017

I don t Give a F

Siete soltanto polvere destinata a fluttuare senza uno scopo in preda al proprio caos.
Affascinati dall'irrazionalità, alla spasmodica ricerca di uno scopo. Ossimori che respirano, cercando di sciogliere la loro natura di figure retoriche.
Vogliamo essere Peter Pan per sempre, mentre inseguiamo la paura dalle nostre tane.
Ricchezza, prosperità che perdono di valore nel tempo.
Cerchiamo di abbagliarci o di scolpire trofei, nella speranza che siano gli altri a ricordarci, quando la metafora iniziale diventerà granito.
Un fottuto nuovo presente, scomodo, stretto, contrastante e psicologicamente deturpante per l'anima stessa. Sempre che noi, piccoli esseri di insiemi incalcolabili, ne avessimo mai davvero avuta una.
Una corsa senza fermarsi verso l'ego, una piccola droga giornaliera. Dopamina che trascina altra dopamina. Schiavi dei desideri e dalla voglia di non desiderare più nulla, un'anarchia emotiva.
Come se le catene fossero le cose materiali, quando anche un cieco saprebbe capire che sono le emozioni stesse. E chiusi nei nostri labirinti mentali, fuggiamo, fuggiamo, senza fermarci mai.
Dipingiamo storie senza inizio e senza fine, e ci scordiamo la parte centrale.
Siamo tutti macchiette che cercano di risplendere, perché siamo affossati dalla puzza di merda, del marcio che si scorge sotto la scorza dorata in decomposizione.
Non abbiamo mai capito nulla. E nemmeno io ci ho mai capito un cazzo onestamente.
Ma senza la dannata curiosità, che cosa c'è oltre noi?.
E che ci facciamo sempre le domande sbagliate. Dimentichiamo in fretta quei momenti di rara bellezza che incendiano la nostra anima, anche la dove non c'è mai stata.
Le seppelliamo nella speranza di trovarne una sempre più grande. Immensa. Così immensa da farci affondare nel suo scintillio. Incantati come se davanti al nostro sguardo ci fosse il sole.
Voglio scappare a Berlino e dimenticare ogni cosa, sotto i miei passi che schiacciano il mio passato, dimenticando che ho una vita, e delle responsabilità, tra un bicchiere e l'altro, tra un paio di labbra carnose che azzannano le mie. Mentre mi emoziono, ricordando di quando avevo paura.
E poi ricominciare così. Perché quando non mi prendo seriamente, godo e poi mi deprimo. E mi sento importante, perché mi sembra di capire l'universo prima di affogare nel mattino.
E la noia che mi passa tra le vene che mi ricorda che ventiquattrore per scandire una giornata, sono le uniche convenzioni per cui varrebbe la pena fare una rivoluzione. E questo perché gli idealismi sono soltanto un'altra droga. Siamo tutti così fatti, che tendiamo ad isolare i tossici più deboli. Come ci ha insegnato la storia.
Che poi tutti così drogati di ego e nessuno che capisce, che il vero ego, sta proprio nel farsi scivolare le cose addosso. Dando importanza soltanto alle cose belle. Le sfumature. Ma una sfumatura, non sberluccica.
Una sfumatura, è qualcosa di sacro. Una piccola parte di mondo, che incanta il tuo cervello, fino a spegnerlo. Fino a staccare la spina dell'ossigeno, fino a farti orgasmare in silenzio. Per ore, durante la notte e il giorno. Non respiri, dimentichi, e ricordi soltanto più quel momento.
La sensibilità è il vero lusso, non è per tutti.

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