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venerdì 13 marzo 2015

Uno sfregio sul presente

Io credo che ognuno di noi abbia una visione della realtà distorta, e questa cosa non fa altro che deviarci in maniera tale da non saper più apprezzare le cose.
Diventiamo apatici e inconcludenti, non sappiamo più cosa guardare, come relazionarci, perdiamo l'interesse ancor prima di renderlo chiaro nella nostra testa.
Le persone non riescono a trovare stimoli, si sentono oppresse e provano un desiderio viscerale verso la possessione, verso quello che più maschera le mancanze più grandi.
Non sappiamo più guardare perché guardiamo solo le cose sbagliate.
Basterebbe passare una notte nel silenzio di un qualche paesello di montagna, inebriati da qualche piccolo vizio, a guardare un cielo stellato.
Uno di quei posti che sembrano fuori dal mondo, perché non possiedono i canoni della globalizzazione. Dove ogni cosa oscilla con una lentezza che è capace di acquietarti a primo impatto, perché in un luogo di questo genere, sei capace di stare in silenzio ad apprezzare un sacco di cose, senza fare niente.
Il tempo è fermo, non ci sono pressioni, c'è soltanto l'odore della libertà, accompagnato dalla poesia divina delle stelle con i contorni della montagna sullo sfondo.
E staresti su quel balcone a parlare di cose più grandi di te, in eterno, perché qui non hai bisogno di trovare stimoli, qui lo stimolo è la vita stessa.
Respiri per la prima volta, guardi per la prima volta..ti sembra tutto un inizio, quel nuovo che cercavi tanto è qui intorno a te, è parte di una semplice giornata.
E quando sorge l'alba le sensazioni si trasformano in solide realtà, con la rinascita allegorica di te stesso.
E passeggiando tra le difficoltà dei vizi e le risate spontanee ogni cosa è bella è unica come solo l'immagine della natura sa essere.
I sogni sono più vicini di quanto sembrano.

sabato 21 febbraio 2015

Marionette emotive

Non si chiedevano soltanto quale fosse il loro scopo, essi si chiedevano perché avessero avuto in dono tale capacità di comprendere se la realtà non poteva essere compresa.
O forse era proprio quella sottile linea che non permetteva di spingere basi profonde a supporto di tali teorie.
La passione, l'amore, il dolore, la paura, la felicità, l'adrenalina, la tensione, insomma perché renderci così partecipi, così consci di ciò che ci forma, ma così lontani dalla realtà liquida, dalla spiegazione razionale, dall'inizio di ogni cosa.
Le risposte ci sembravano molteplici, lontane e misteriose, eppure allo stesso tempo grazie alle nostre emozioni ci pareva logico ipotizzare una versione piuttosto che un'altra, mascherandola con la religione, la scienza, la filosofia.
Ma quella nuvola di caos primordiale non ne voleva sapere di dissolversi.
Perché noi dobbiamo solo scorgere il significato della vita, non dobbiamo comprenderlo, perché vogliamo bruciare ogni singolo attimo.
Le emozioni sono i fili che ci vincolano a continuare a bruciare, marionette emotive, incapaci di capire che il marionettista siamo noi.
Dei di noi stessi, sadici e vanitosi.

mercoledì 18 febbraio 2015

Una lacrima nella stanza

É un ricordo amaro.
Un'alchimia differente, una coniugazione al di là del piacere, un poco sopra alla passione.
Era destino.
Dentro quella stanza il tempo ha segnato gravemente il mio destino.
Anche il tuo.
Dentro quella stanza tutto era già finito ma tutto, in realtà, non voleva finire.
Voleva vivere, voleva essere, voleva diffondersi tra noi e per noi, voleva scrivere una storia diversa da quella che stava andando delineandosi, ingenuo ottimista, perchè in fondo tutto dipendeva da noi, in quella stanza.
E te lo giuro, per un attimo ho pensato che tutto potesse tornare.
Ma non è tornato.
Per una notte ha brillato intensamente, e noi, e te, sei tornata.
Ma solo per una notte.
Il mattino tutto si è spento, definitivamente.
Hai preso le tue cose, sei uscita dalla stanza e, sorridendomi, sei uscita dalla mia vita.
In silenzio una lacrima é caduta in quella stanza, per sempre.

È un ricordo amaro.
O forse no.

mercoledì 11 febbraio 2015

Uno sguardo confuso e indiscreto sul mondo

C'è chi ha il vizio di guardare 
Ho visto un uomo girare per lo stesso paese da dimenticarsi lui stesso da quanto tempo, ho visto questo stesso uomo non riuscire più a contenere la propria vergogna e i proprio fallimenti e per questo l'ho visto scomparire esattamente come l'avevo visto comparire poco prima nella mia vita. 
E poi senza un motivo, ha deciso di tornare. 
Un po' come un colore in un dipinto di Pollock, non si sa perché stia li e potrebbe benissimo sconvolgere, scomparire poco dopo e essere ritrovato poco più tardi, e magari non lo voleva neanche Jackson stesso. 
Ho visto diversi uomini, macinare il proprio tempo di fronte a negozi che non utilizzeranno mai, eppure, anche il solo nome riesce a evocare in loro il sentimento reciproco di ritrovo. 
Per poi ondeggiare tutti insieme al ritmo del silenzio, il silenzio di chi un ritmo della vita non ce l'ha, coloro per cui il tempo ha tutto un altro valore. 
Ho visto una coppia di pazzi tendenti entrambi alla vecchiaia accompagnarsi a vicenda verso la fine un unione che mi ricordava tanto amore, perché loro così soli perché diversi, potevano contare solo uno sull'altro e tra le loro urla e goffe gesta ho visto una speranza. 
Poi ho visto un'altra coppia di vecchi pazzi ma questi mi hanno rovinato parzialmente l'esistenza. 
Una sera di mezza estate ho scorto un uomo di mezza età comprare le sigarette in mutande e ho captato in quella sua bizzarra decisione un senso di estrema libertà e mentre come ogni persona media pensavo a quanto fosse ridicolo, ho deciso che invece doveva essere una grande persona. Lui e le sue mutande. 
Ho visto un giovane francese che collegava l'Italia in generale a Francesco Totti. 
Facciamo progressi da pizza, mafia e mandolino. 
Ho visto un uomo senza una mano ondeggiare silenzioso verso mete a me oscure, chissà che cosa sta cercando, o forse lo trovo curioso solo perché so che io e lui non avremmo mai alcun contatto.
Ho visto la vergogna delle persone cucire la personalità e renderla schiava del silenzio, il silenzio dei proprio errori. 
Non ho visto niente, oltre quello che volevo vedere. Ho forse ho visto tutto, e non lo so. 

martedì 10 febbraio 2015

Sigarette di gioia

Non hai saputo distinguerti nella tua genialità ma solo costruire castelli di carta che sono crollati uno dopo l'altro contro te stesso e ti hanno schiantato nel mondo come un oggetto misterioso capace solo di illuminare, per poi scomparire. Eppure che cosa ti rende così speciale? Se lo sono chiesti in tanti, molto probabilmente anche i tuoi genitori, per esempio quando hai cominciato a inciampare, una volta, poi due, poi tre e poi sempre di più lasciando che il tuo mondo dorato di silenzio e distanza si infrangesse contro di loro schiaffandogli in faccia la realtà. Non sai neanche perché, o semplicemente te lo stai nascondendo anche un po' a te stesso, come ti nascondi, da tutto, da un po' di tempo a questa parte.
Forse non sei per nulla geniale, forse hanno solo visto tutti male, o forse sei solo tu che vuoi deludere perché sai di non essere  stato in grado di reagire quando ancora non potevi capire che tutto quello che ti circondava era puro dolore da dover rinchiudere dentro se stessi per lanciarlo bomba dopo bomba in una serie di sfoghi innaturali che hanno reso quel disegno sempre più tetro e quel futuro un'incognita priva di risposte.
Nessuno vuole più farsi domande perché tutti guardando indietro hanno visto solo odio e sofferenza, contrasti irrisolti, famiglie farlocche, egoismo umano, violenza, sconfitte, delusioni. fallimenti e ognuna di queste cose ha saputo lasciare la sua frustata sulle vite nude e indifese che colpo dopo colpo non hanno più saputo cancellare quelle cicatrici e sono rimaste li a pulsare sotto strati di quotidianità che ti hanno reso duro da scalfire ma che in fondo sono solo un nascondiglio perfetto destinato a creparsi esattamente come il tuo Io si è squarciato di fronte alle influenze che non hai scelto ma che a quanto pare hai dovuto sopportare.
E quindi di fronte a codeste cose rimani scioccato e in silenzio trattenendo la rabbia come hai fatto quando eri ancora troppo innocuo per capire, ma questa volta non chiudi tutto dentro di te, lasci che quella sensazione di amarezza ti pervada ancora per un po' e serri la mascella finché scivola via. Che cosa?
Quel disagio incontrollabile, innaturale. Una paura assoluta,

Coronava i suoi sogni d'amore e di passione, per assaporare di nuovo quello che aveva perduto, quando non era stato il suo intelletto a decidere, ma soltanto la noncuranza di chi lo circondava.

Forse questa è la tua vendetta, l'egocentrismo assoluto per stare lontano da chi ti ha lasciato sprofondare in buio da cui non riesci più a tornare indietro.

martedì 13 gennaio 2015

Shit II

E' un po' come un deja vu della nascita. I respiri si fanno affanosi, la gola si secca dimenticandosi di secernere saliva. La parola diventa confusa, insicura, ti incespichi anche di fronte alle parole più semplici, quelle che una volta sarebbero state il tuo cavallo di battaglia.
Le mani sudano, le gambe non sembrano più in grado di arrestarsi, il tempo è diventato viscoso e si è appicciato alla nostra pelle, non scivola più come in estate, adesso è aggovigliato al tuo corpo e non vuole terminare mai. Giri il tuo volto alla ricerca di un qualche appiglio, una qualche cosa che sappia aiutarti ma senti solo l'ansia salire in una serie di eventi a catena che rivedi ogni giorno ma che sembrano incontrollabili.
E poi come un fulmine a ciel sereno la scarica di adrenalina da un enorme scossa al tutto lanciandoti dritto verso l'obiettivo di cotanta agitazione, e nel tuo percorso di confusione ed estasi ti senti quasi lanciato grazie a quella sensazione da capogiro di estrema eccitazione mista a paura, una paura che fino ad allora ti aveva dilaniato ma che ora sembra quasi benzina su un incendio pronto a divampare.


E poi: c'è solo il silenzio accompagnato dall'isolamento dalla realtà del subito dopo.

Prima volta o esame?
In qualunque caso hai fatto schifo

Shit I

Sull'orlo di un precipizio. Ogni minuto a sperare di non scioglierci di fronte al prossimo muro di insicurezze, lontani dai bagliori splendenti del denaro, nessuno sa asciugarci queste lacrime, quelle che non cancelli neanche dai tuoi ricordi.
Ogni minuto, ogni secondo a chiedersi perché ? Forse è solo il mondo che è grigio, forse siamo noi che non sappiamo più riconoscere cosa è vero e cosa è frutto della nostra immaginazione, eppure sai mi sembra sempre più sbagliato, forse alla fine siamo destinati a scomparire dalla faccia della terra e a non lasciare altro che polvere dietro di noi.
Non siamo in caduta libera solo perché non abbiamo mai smesso di precipitare. So solo che non riesco più a guardare la realtà senza pensare che forse è meglio affondare nei fumi dell'alcool che nei fumi della presunzione delle persone che non fanno altro che lasciarci piatti e vuoti.