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giovedì 30 gennaio 2014

Riflessioni di un osservatore

E' stato facile imparare a mimetizzarsi. Bastava un bel jeans, un po' di risvolto, una sistemata al ciuffo da hipster, qualche sorriso disinvolto, qualche battuta. Una persona normale, come tutte le altre. Pregi e difetti di una persona normale. Già, normale.
Ma cos'è una persona normale se non un'entità che sfugge alla comprensione e alle regole, un fulmine che pochi occhi saranno in grado di cogliere e scoprire, mentre molti altri si accontenteranno del lampo. Uno scoppio di luce impercettibile. 
Ogni giorno da diversi anni a questa parte, osservo questi lampi, e all'interno del mio cervello, creo per loro degli occhi pronti a osservarli. 
Mi è sempre piaciuto osservare le persone, fin da quando ho imparato ad ascoltare. Poi è arrivata la voglia di emergere, la voglia di mostrare a tutti che ero un fulmine e non un semplice lampo che pochi sguardi sarebbero stati disposti a cogliere.
Ma ho presto capito che a forza di osservare gli altri, a forza di cercare di capirli, mi stavo nascondendo. Stavo nascondendo me stesso. Perché se c'è un fulmine che non volevo osservare, be credetemi quello era il mio.
Dunque perché mai le persone avrebbero dovuto soffermarsi a osservarmi e a comprendermi, quando neppure io volevo farlo?
Non lo so, ma di certo so che è più facile ascoltare che essere ascoltati. Perché quando sei disposto ad ascoltare realmente qualcuno allora ti poni nella direzione di voler sapere perché questa persona è li con te. Che cosa questa persona può portare a te. E a quel punto ti chiedi che cosa potresti portare tu agli altri. 
Posso portare molte cose agli altri, posso regalare loro le mie ore di ascolto. Ma nel momento in cui capisci che nulla per te ha più un filo conduttore ti perdi e rimani in silenzio. Un silenzio che dovresti interrompere quando vedi le vibrazioni, ma non lo fai. Non lo fai perché sai che sarai ascoltato, sai che se condividerai te stesso con un'altra entità che senti così affine a te sarai il primo a strabordare. 
E quindi rimani qui, ad osservare Kate Moss in bianco e nero sul tuo iPhone. E ascolti il tuo silenzio.

lunedì 20 gennaio 2014

Paesi dei balocchi e ritorno

Come il mio socio ha scritto, sono appena stato ad Amsterdam.
C'è qualcosa da raccontare? Ovvio..

Volete il racconto? Prendetevi sta merda.

Ore 7 sveglia ore 8 arrivo a scuola 3 ore di spavalderia poi macchina milano malpensa attesa volo.
Arrivo confusione e meravigliosa sensazione.
Vita tra coffeeshop e musei morte tra cibo e piante.
Salvia divinorum svela un mondo lo abbracciamo e lo perdiamo ma siamo sicuri che dietro il velo della realtá comunque ci sia. L'abbiamo visto.
Cibo fumo puttane soldi degrado floriditá.
Convinzione che la cittá stessa sia creata per sballarti o per ispirarti.
Nuovi messia dai cervelli lisergici ci guidano per canali strettoie bordelli e McDonalds vari.
Nuovo incontro allucinogeno. Vivere un incubo bellissimo per 6,7,8 ore.
Luci incredibili nullitá delle azioni vita senza significato. Sentimento di potenza altro che cocaina, magic mush.
Uscire da un sogno entrare in un altro piú reale e peggiore.
Finire definitivamente il sogno.

Non puoi amare un posto piú di Amsterdam a quest'età.
Si parte, con la speranza di rimanere.
O di rimanerci, come volete.

domenica 19 gennaio 2014

Sogni sbagliati

Il coronamento di ogni successo. Ecco a cosa sono arrivato.
Non parlo di successi intellettuali, civili o relazionali, no...
Io parlo di soldi.
Chiamatemi cinico, ma non ho altro interesse che non sia la frusciante carta filigranata. Non sento di provare emozioni, non riesco a riconoscere i sentimenti e mi è impossibile creare legami.
In parole povere? Non me ne frega un cazzo di nessuno.
Mi interessa solo di quanti soldi posso buttare nel minor tempo possibile.
Vivo una vita di eccessi, senza freni e limitazioni. Sogno di morire a 33 anni, per dimostrargli che non è l'unico che puó farlo.
Sogno di illudere migliaia di donne, e di rovinarle, ma non fisicamente, nella testa.
Sogno di diventare burattinaio, ma della realtá.
Sogno di conoscere, un giono, Oscar Wilde e fargli conoscere chi veramente vive sulla cresta dell'onda.
Percorro il mio cammino tramutando in ricchezza ció che incontro, e per questo ho coltivato un culto della personalitá spaventoso. Certo, non ho fatto tutto io. La massa ci ha messo l'ignoranza.
Non ho a cuore le sorti del mio paese, e nemmeno dei miei connazionali. Ho vissuto, un tempo, nella convinzione che il mondo potesse cambiare, che noi potessimo cambiare.
Non è vero niente.
L'umanitá ti prende, lentamente ti fa scivolare in un sonno cosciente e ti educa.
A cosa? All'umanitá stessa, non è ovvio?
Ed è per questo che non sono come voi, è per questo che non ho una morale, un obbiettivo o una famiglia.

Sogno comunque di morire, sotto le stelle.
Ma non saró io a morire con voi.
Sarete voi, tutti voi, a morire con me.

Preparatevi.

mercoledì 8 gennaio 2014

Partner fuck!

Il mio socio nella scrittura è andato ad Amsterdam un paio di giorni. Fuck him!

Invidiatime.

venerdì 13 dicembre 2013

Sniffare

Onda dopo onda, nota dopo nota, corallo dopo corallo, pensiero dopo pensiero, anima dopo anima vedi il fondo. 
Sniffare, sorriso falso,  corsa contro il tempo, caffè, lavoro, macchina, bagno, sniffare. 
Saltare, fuggire, letto, sesso, amore, sniffare. 
Dormire, mangiare, sorriso falso, famiglia, sentimenti falsi, dolore, amore, sniffare.
Svegliarsi, sniffare, colazione, attenzione falsa, vestirsi, caffè, lavarsi, sniffare.
Macchina, traffico, insulti, bestemmie, sigaretta, lavoro, sorriso falso, rapporti falsi, sesso, iPhone, sniffare. 
Macchina, panini, insulti, casa, dolore , sniffare, notte. 
Dimenticare.

Silenzio

C'è tanto da imparare dal silenzio. Quando ti chiudi a pensare e basta. Un momento di interminabile tormento, dove le viscere del tuo corpo si contraggono, dove nella tua testa, nel tuo cinema privato, film, degni del Festival di Cannes, prendono forma. 
Ti trascini, oppure rimani immobile. 
La violenza, il sesso, la politica, la famiglia..pensieri che scorrono, come in catalogo.
Nella doccia, mentre l'acqua cade sul tuo volto, nessuno ti può sentire, nessuno ti può vedere e le tue paure escono fuori tutte, come persone in preda al panico a causa di un incendio.  Le vedi sfilare via, le contempli in un certo senso..ammiri come in un solo corpo, in un solo essere umano, ci posso essere una così vasta collezione di tristezza.
E cadi, cadi in un baratro che non sembra avere mai fine. Sbagli dopo sbagli affanni arranchi soffri..sembri forte. Ma è semplice istinto di sopravvivenza.
Cominci a diventare apatico, privo di riguardo verso gli altri, anche verso te stesso. Prima ancora che tu te ne accorga ti dissolverai in una nube di dolore.
È come affogare all'inferno, non c'è luce, non puoi vedere. Non c'è rumore, non puoi sentire. 
Silenzio. 

domenica 8 dicembre 2013

Vuoto

Calare in un vortice di suoni sconnessi. Crollare al ritmo di un luogo nascosto anche ai tuoi occhi. Invertebrati viaggi intersecano il tuo io nel tentativo di guidare il tuo sogno lucido. Silenziosi motori rombano nel tuo boomerang interiore. Il sole non è mai apparso nella notte della tua mente. Mulinelli di vibrazioni negative si alternano a fulmini violentissimi che infrangono le loro note contro la tua integrità.

Voglio solo sparire dalla realtà per trasformarmi nella dimensione alternativa, la dimensione dove la plasticità della mia mente è in grado di ricreare ciò che è giusto e ciò che è sbagliato e farmi divertire senza il peso del superfluo e dell'intelligenza. Voglio uscire dallo schema pratico e tuffarmi nell'eterna sfumatura del sapere supremo.

Chi sei? Cosa fai? Perché lo fai? Dove lo fai? Che cosa c'è intorno a te? Perché c'è ? Perché in questo momento stai scrivendo e non stai, che so io, scopando?! Insomma perché?

O meglio perché porsi le domande? Perché non uscire dallo schema.

P
  e
     r
       c
          h
            é
      r           esempio
     e
   p
Non scrivere fuori da ogni schema logico e mentale, oppure.
C'è sempre un'alternativa, un qualche cosa che è in grado di farti uscire da quel tuo stato mentale che troppo spesso esprime la stranezza che con la fatica di scrivere un pezzo senza mai fermarsi senza mai mettere punteggiatura senza fermarti per pensare la parola successiva senza fermarti per il solo piacere di infrangere una qualche regola come la regola che regola lo stato di questo pezzo che in piena foga creativa sto scrivendo senza una precisa connotazione logica, spazio temporale e neppure perché no culturale.

Cogli l'errore.


Ogni qual volta tento di prendere un respiro profondo per farmi coraggio e combattere il me stesso che tanto odio e amo sento una vibrazione profondamente negativa infrangersi contro di me.

Mi sento triste. Molto spesso mi alzo dal letto, osservo Torino nel suo grigiore, osservo i suoi sprazzi di vita, i tanti ragazzi che come me vanno a scuola, osservo le macchine che sfrecciano sui lunghi viali, e osservo tutte queste persone, che in qualche modo sono connesse. Ascoltano la musica sul proprio iPod o lettore Mp3 oppure sul proprio iPhone o sul proprio Smartphone e le vedi. Immerse nelle proprie paure, nelle proprio tensioni, nella propria ricerca personale del successo, ma che inesorabilmente, che siano ricche, povere, italiane, straniere, nessuna di queste persone ha il sorriso e ha trovato la felicità, perché ognuna di queste persone è stressata.
E' vuota e piena fino a strabordare. C'è chi parla velocemente al telefono, c'è chi sta in silenzio a rimuginare sul da farsi, c'è chi sta in silenzio e basta, c'è chi dorme nella speranza di recuperare quello che si è perso durante la notte e c'è chi come me è vuoto e pensa solo a osservare.
Osservare ti può portare a farti capire che non sei solo. Che non sei vuoto, che forse quell'essere così emotivo ti può portare a capire meglio chi c'è al di fuori di te.
Ma in qualunque caso non ti porterà mai a capire te stesso.