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lunedì 16 giugno 2014

Evil Gang Bang (chuck thats for you)

Maschero il disgusto con l'indifferenza, mentre cammino all'interno della casa. Mi trovo nel garage, dove le piastrelle del pavimento si sono ricoperte da una strana sostanza nera appiccicosa che àncora ad ogni passo la scarpa al terreno. A destra, seduti sul tavolo da ping pong ormai smontato, due individui intrecciano i loro corpi nudi senza pudore, gridando e gemendo come se fossero solo loro due sulla terra. La ragazza apre gli occhi e mi guarda. Mi sorride. Uno sguardo triste, estremamente triste sopra alla spalla del ragazzo che la sta violando. Mi guarda, e richiude gli occhi, ricominciando ad ansimare lentamente. A sinistra, un'obesa rantola accasciata al muro, in mano una bottiglia di whisky mezza piena, i capelli biondi e mossi che le cadono impazziti sulla faccia, e quegli occhi enormi, blu, sono fissi. Sbarrati, aperti, guardano il vuoto, mentre la ragazza ride, ride, e ride ancora, una risata nevrotica, malata, che non riesco a sopportare. Mi giro verso la porta, mentre l'obesa alza un braccio a fatica e mi indica. La abbandono ai suoi deliri, sperando che al ritorno quegli occhi siano vitrei. Oltrepasso la stanza, entro nella casa vera e propria. L'arredamento è sobrio ed elegante, il grigio regna su tutto e il largo utilizzo di metallo dá alla stanza un'aria moderna.
Sulla sinistra un piano bar vuoto, con nulla sullo scaffale e negli scomparti per l'alcool se non una piccola tabacchiera rossa, senza tabacco.
Davanti al piano bar un divano, bianco, e sopra 4 persone di cui non distinguo i confini. Arte organica, penso, mentre una bambina in estasi mi passa sotto gli occhi, danzando e ballando nonostante lo schifo ci circondi. Le quattro persone si muovono contemporaneamente, in armonia, le facce deformate dallo sforzo e dal piacere. Il rumore del divano è assordante, e credo che potrei impazzire a guardare quel movimento ondoso, lento, caldo, potrebbe farmi diventare così. Allora continuo a muovermi, oltrepasso il divano e noto una televisione LCD 48" SuperAMOled appesa al muro, solo un fermoimmagine nello schermo. Una bambina senza volto, la scritta 'kids' ovunque, il sangue che cola sullo sfondo del set. Kids. Kids. Kids. Kids. Kids.
Kids.
Dietro il televisore un tavolo enorme, pianta quadrata, numerosi vassoi disposti su di esso. Su ogni vassoio un cartellino. Mi avvicino all'angolo in basso a destra del tavolo. Leggo il pezzo di carta. Ketamina. Sposto lo sguardo. Metanfetamine. Ecstasy. MDMA. Cocaina. Fogli di LSD. Al fondo del tavolo una figura incappucciata mi osserva, spostando lo sguardo ogni mio movimento.
"Assssssaggia, sssssono tutte cucinate da mmme, assssaggggia...".
Mentre la figura incappucciata continua a ripetere la frase, mi blocco e ascolto. Tendo l'orecchio, e subito colgo il cigolio pesante del divano. Poi al suono acuto del divano si aggiungono i medi dei respiri affannosi delle persone su di esso. Il coro disperde una melodia terrificante, a cui si uniscono le sss allungate della figura incappucciata. Mi accorgo che il suono sembra essere vivo, sembra che stia avvolgendo tutta la stanza, lo sento pesare sulla pelle e sulla testa, mi blocca le gambe e mi spalanca l'occhio.
Tremo, la pupilla mi balla e non riesco a muovermi di un millimetro. Le quattro persone, che prima erano sul tavolo, le ritrovo improvvisamente e incredibilmente davanti a me, di fianco alla figura incappucciata. Mi osservano, nudi, con punti di sutura che richiudono le ferite che solcano i corpi delle figure, la testa inclinata e gli occhi vitrei e inespressivi. 
Sento gli occhi perdere la dimensione spaziale, non riconosco le profondità, ad un tratto mi sembra di star guardando una foto, una fotografia i cui colori lentamente si stavano mescolando, risucchiati da un vortice al centro dell'immagine, che lentamente spiraleggiava e faceva dilagare il nero.
Sento risalire dallo stomaco una sensazione struggente, che mi avvilisce e mi stacca dalla dimensione del reale.
Poco a poco la mia anima viene strappata dal mio cuore, la sento scivolare via e abbandonarmi.
La testa mi cade sul collo, e guardo la mano strapparmi il cuore dalla cassa toracica, spaccando ossa, tendini e muscoli. Subito dopo cado per terra, senza più vita.
Degli attimi seguenti ricordo poco... Solo un ago, e tanto, tanto spago.

Mentre cammino nel garage di quella casa mi chiedo se non sono entrato in un manicomio. Da una parte persone che senza ritegno si accoppiano, dall'altra ragazzine obese strafatte di qualsiasi cosa... Dove-sono-finito?
Apro la porta, e oltre ad un piccolo piano bar, noto con disgusto che delle persone sono ammucchiate sul divano, prodigandosi in contorsioni impossibili.
Mi sposto e noto che sono tutti nudi, mentre dai rumori che emette il divano sembra sul punto di spaccarsi.

Decido che questo è davvero un posto malato, mentre conto le persone sul divano, realizzando con stupore che sono... cinque.

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