//

//

sabato 27 settembre 2014

Discorsi

'Puttana.'
Lei ride.
'Puttana.'
'Me l'hai già detto tesoro. Oggi sei particolarmente noioso, sai?'
Lui rimane in silenzio, occhi bassi.
'Teso, irascibile, nervoso.. Da quando è che non scopi, tesoro?'
'Ti odio.'
Lei ride ancora.
'Vorrei che non fossi mai venuto.'
'Sai benissimo che non ho colpe per questo. Forse per molto altro, forse mi sono divertita un po' troppo, ma no, no tesoro, non è colpa mia se sei qua. E lo sai'
Lui piange.
'Ma perchè?'
'Perchè? PERCHÈ? Forse ho sbagliato, sei ottuso, non sei nervoso tesoro. Non pensavo che mi avresti mai domandato il perchè. Pensavo fosse... Ovvio. Ma voi uomini siete cosí semplici, così bidimensionali.. É l'unico corso possibile della storia, è la natura delle persone, è la forza del caso, è la destinazione ultima di ogni felicità. Sono tutti perchè. Ma ti pensavo più brillante, tesoro. Dov'è finita la tua superbia? La tua arroganza? La tua rinomata intelligenza? Ah, lo so! Ah, se lo so.. Ho tutto io, vero?'
'Mi hai privato di ogni cosa...'
'Puttana forse, ma non ladro. Ció che hai perso l'hai perso tu, me l'hai donato con la malizia, con la cattiveria, con l'egoismo.. Io ti ho solo fornito il mezzo, tesoro.'
'Avrei voluto scegliere.. Avrei voluto sapere..'
Sapere viene intensificato dalla sua voce strozzata, muore in gola ma rimane l'idea.
'Tutti vogliono sapere, nessuno lo sa mai peró. Finisce sempre alla stessa maniera, ma solo perchè voi siete convinti di essere onnipotenti.. Ma non siete nulla tesoro, non siete parte di un disegno, non siete eletti, non siete veri.. Siete solamente delle figure, ma non voglio essere io a dirtelo, tesoro, credo tu mi voglia già abbastanza morta.'
Lei ride, ride, ride, una risata cristallina e profonda.
'Morta.. Ma ci pensi? Che paradosso che sarebbe.'
'Io.. io.. io volevo solo essere felice.'
'Ma tu non puoi essere felice. E ora l'hai capito. E come è ovvio che sia, come capita sempre, riversate le vostre frustrazioni su di me. Siete divertenti, un po' noiosi, ma divertenti.'
'Voglio morire.'
Lei si gira, il viso contratto in una maschera di rabbia, gli occhi di ghiaccio fissi sui capelli radi di lui.
'Il volere è lecito. Lo capisco, nonostante tu mi consideri così male, e se io fossi qualcun'altro cercherei una pistola da appoggiarti alla tempia. Ma dato che io sono io e la mia natura è immutata, i tuoi voleri sono irrealizzabili. Forse da un'altra parte, forse con qualcun'altro, ma non con me, tesoro. Io sono qua, nell'espressione piú alta della vitalità, e tu non puoi volere la morte, non ora. Sei condannato, condannato per l'intera tua esistenza alla sofferenza, e non sai quanto questo mi renda euforica. Mi nutro dei tuoi insuccessi, rido con le tue paure, gioco con le tue emozioni. Sei un oggetto nelle mie mani, tesoro.. E OGGI NON MORIRAI, OGGI VIVRAI PIÚ CHE MAI!'
Lui piange ancora, singhiozzando, il muco gli cola dal naso, le lacrime ingrigiscono ancor di più l'asfalto sotto i suoi piedi. Si gira, si muove verso l'uscita.
'Ci rivedremo, tesoro?'
Lui non si gira.
'Puttana.'
Lei ride.
'Lo so. Chi non lo sa? É scritto ovunque, tutti lo pensano, molti lo dicono..
La Vita è una puttana tesoro, cosa puoi farci?'

Lei ride.

giovedì 25 settembre 2014

Sperimentando atto |

Apri gli occhi e assapora il nettare dello sballo. Attraversa i colori dell'illusione e precipita nell'inferno dell'inconscio. Scivola nei meandri del tuo cervello scansando ricordi e follia e prova a capire a quale mostro appartieni. 
Affronta i tuoi incubi con il sorriso di chi ha deciso di volare.
Velocità smodata! E che almeno sia ironico.
Eterni secondi in un mondo di malsani primi che amano perdere il vero per primeggiare nel falso. Scomodi intralci simpatici contorni di ciò che solo occhi lontani dal pragmatismo possono cogliere.
Restiamo in pochi a saper sperimentare ciò che il mistero ci ha fornito, viaggiando alla ricerca del burrone per scorgere i colori del buio sempre alla ricerca dell'unicità eterni e immutati come angeli dissacrati morti nella contemplazione della bontà delle loro menti e consci dell'amore di chi non aveva avuto il coraggio di vivere come loro.

Sregolatezza

Sconvolgiamo. 
Si signori e signore stasera si parte, shh dai mettiamo un po' di pepe cazzo, voglio vedervi sudare, voglio vedervi cedere. Dovete scoppiare dalla passione, urlare dal piacere e dal sapore della libertà, come un fuoco che divampa e cancella tutto, un'esplosione definitiva una metafora che come un fulmine incendia gli spiriti. 
E adesso metti il sound cazzo, riempi i bicchieri e andate tutti a farvi fottere, voi e la vostra retorica del cazzo, le vostre regole inutili e le vostre stronzate sulla blasfemia. Noi siamo i poeti della realtà distorta, quella che tutti desideriamo perché proibita. Noi siamo la parte oscura quella che abbraccerai per divampare un'ultima volta e scomparire.

Perso per archangel

Sono disorientiamo, perso nel mio universo di paure. 
Sconvolto dalla mia anima. Perso nella tua bellezza. Il prescelto deve cedere, deve lasciarsi andare, deve sciogliersi
Non per il tempo, non per la morte, non per la vita, ma per la carne, materia perfetta e sacra. 
Cadere per gli sguardi, sconvolgere i pensieri per te, per la tua follia che sembra colmare la mia. 
Vorrei saper amare, saperti conquistare. 
Non dirmi che sarò solo, non dirmi che scomparirai, dimmi che vorrai almeno per un momento assaporare le mie labbra per poi evaporare come un sogno di mezza estate.

sabato 20 settembre 2014

Comincia il Nirvana

C'era un tempo dove il flusso di coscienza era detto svarionare
un momento privo di stop e di regole l'anarchia della scrittura la libertà di giovani menti pronte a scaraventarsi contro il mondo una ribellione di denaro e solitudine
omosessuali e artisti pronti a scindere se stessi dalla loro società

E poi ci sono io.

Sono su questo divano da ore ormai, forse giorni. Sento respirare queste due ragazze di fianco a me. La loro pelle è vellutata, profuma di chi non è in grado di ristagnare, il sapore delle loro labbra mi ricorda falsi miti e decadenza. Vorrei rimare qui per sempre a osservare il soffitto che prende le forme più svariate. Se tutto il mondo fosse una poesia io probabilmente sarei la carta.
Quando ho deciso di venire a questa festa non avevo calcolato che l'alcool ultimamente non mi risolleva più come una volta, il mio fisico cede, la mia mente diventa offuscata più veloce di Bolt quando brucia il traguardo.
Resto ore e ore a riflettere sull'amore, sulle persone o su quanto cavolo si vesta male la gente. Non è che non ho una vita difficile o le preoccupazioni degli altri non mi tocchino e che sento un bisogno viscerale di essere stronzo. Un po' per vanità e un po' perché sono una persona squallida.
Ma tornando a noi queste due puttane di poco conto non si levano. Questo divano cazzo è scomodo per 3 persone, io non capisco perché dopo che mi sono drogato e ubriacato abbiamo scopato e ci siamo divertiti loro debbano rimanere qui. Rendono il mio viaggio il mio unico motivo per cui sono li privo di libertà.
Ma che cazzo credono davvero che succederà qualcosa? Che forse per un qualche motivo tornerò ? Lascerò loro la mia amicizia ? Il mio numero ? I miei sentimenti? No perché la mia voglia di essere simpatico e aperto nei loro confronti e pari alla voglia di un bradipo di attraversare un autostrada stracolma di tir che sfrecciano verso destinazioni misteriose.
Affrontare la strada, l'iPhone che squilla, il fatto che porca troia ho sfasciato di nuovo le Golden Goose e che ho i capelli che mi ricoprono il viso a tal punto che posso sentire quanti chiusini racchiudono e quanto quell'odore impregnante non sia cancellabile neanche dopo 3 shampi.
Mi alzo privo di sentimento e butto lo squallore lontano da me. Presa la bottiglia champagne avanzata mi avvio a passo più che stentato verso l'uscita. Presa coscienza del fatto che la mia macchina non è sotto la casa decido che forse è meglio andare a osservare l'acqua. Così con un cappello invernale a coprire l'obrobrio che ho in testa mi avvio verso il fiume.
Mentre boccheggio oppio nella pipa guardo l'acqua, un tuffo e via. Potrei affondare conoscendo la verità che scaccio con la realtà. Potrei affondare per giorni e giorni. Scomparire dai fantasmi di me stesso. Trucidare la mia anima fino in fondo per vedere se davvero c'è qualcosa o se sono solo uno scomodo contorno.
Angeli o demoni voglio il Nirvana.

Dopo le attente riflessioni sono tornato verso casa e ho deciso che la smetterò. La smetterò di fingere che della vita e delle cose mi interessi qualcosa. Io mi autodistruggo alla ricerca della felicità perché amo i paradossi, perché sono vanitoso, perché sono egocentrico, perché sono al centro del mio mondo, perché l'amore è l'unico colore che non riesco a scorgere.

L'utopia della mia botta regala sensazioni che la scrittura non può trasmettere e a te lettore incolume regalo le mie parole nella speranza che un giorno anche tu voglia sognare la realtà.

Libertà fritta in vendita.

New Age per tutti.
Fuck.
You.
Bitch.
With.
Love.

giovedì 4 settembre 2014

Sala d'attesa

Chi vuole essere immortale?
Malediciamo secondo dopo secondo il nostro essere fallibili, caducei, mortali, odiamo gli dei che creiamo perchè ci privano dei nostri riflessi, scriviamo fiumi e fiumi di parole sulla nostra morte e ci lamentiamo di quanto poco possa essere duratura e soddisfacente la nostra esistenza, eppure nessuno si rende conto di quanto misera sarebbe la vita eterna.
Quante volte siete annoiati? Quante volte vorreste essere da un'altra parte, con altre persone e con qualcosa da fare?
Quante volte cantilenate i vostri lamenti, le vostre insicurezze, le vostre sofferenze?
Se un dio esiste, non ha donato la vita. Ha donato la morte. Unica liberazione da tutti i mostri che affollano i più reconditi spazi delle nostre menti impotenti.
La felicità, la vita, il successo, sono tutte lampadine tenute in vita da un sottile filo di tungsteno. Il filo brillerà, magari per qualche secondo, magari per qualche decennio, ma arriverá il momento in cui anch'esso si brucierà, si consumerà, si spezzerà, esattamente come si spezza il filo della felicità umana. Non è nient'altro che un ciclo, un cerchio, in cui nulla inizia e nulla finisce, ma tutto diventa. Il vostro rancore diverrá affetto, il vostro affetto tornerà ad essere odio, il vostro successo si trasformerà nel vostro fallimento, la vostra esistenza diverrà sofferenza.
E rifugiatevi pure nell'alcohol, nella coca, nel cibo o nel sesso, ricercate pure vane distrazioni per la mente stanca, tentate pure di affidarvi a qualcosa altro da voi nella speranza di essere curati. Capirete infine che gli antidolorifici, questi antidolorifici, sono solo dei fottuti specchi per le allodole. Lo capirete, come capirete di aver vissuto una relazione ipocrita con il vostro dio, e allora lo pregherete come non mai, sperando che non sia un tipo rancoroso.
Ma alla fine dei giochi saremo tutti sulla stessa barca, seduti sulla poltrona, davanti ad un fuoco scoppiettante ad attenderla, con la stessa trepidazione con cui si aspettavano i week end da ragazzo.
Arriverà, presto, tardi, in orario o addirittura il giorno dopo, ma arriverà.
E quando arriverà gli direte in totale onestà che vi siete stupiti di vederla solo ora, ma che comunque siete contenti che sia li. Tenderà la mano, la prenderete tra le vostre, notando il tocco gelido delle sue dita, e con un sorriso beato sul volto le sussurrerete

Finalmente..

martedì 12 agosto 2014

After midnight, for freak and humans

Spensierato cammini, attraversi quella lingua di cemento con passo leggero e spedito, il sorriso stampato in faccia, gli occhi sognanti rivolti al cielo e alle stelle, il pensiero andante e volatile che varia ogni secondo e ti rasserena.
Distratto dall'alcool e ammorbidito dall'erba vaghi per le tue strade silenti, con poca cura per lo scricchiolio delle assi di compensato del tetto sopra la tua testa; il rumore della tua mente copre qualsiasi cosa.
Sorridendo, sorridendo sempre, umetti le labbra carnose con la lingua umida e lunga, assaporando l'aria fredda sul muscolo nudo.
Percepisci l'odore di sudore, di sesso, di passione che trasuda dai quartieri della città che calchi; sapere che qualcuno di vivo c'è ti inebria, ti agita, i tuoi occhi si muovono felini da parte a parte, i tuoi muscoli scattano come molle ad ogni passo che percorri.
Vieni distratto. Un urlo. Una donna, forse. Alzi la testa, stabilizzi gli occhi, ruoti il corpo in direzione del suono. Ti blocchi.
Sorridi. Le tue labbra tendono all'esterno, la tua sete tende i muscoli del collo e della faccia.
Il tuo viso è una composizione innaturale, la tua bocca piegata in un sorriso che tradisce immancabilmente l'espressione cruda, tagliente, efferata dei tuoi occhi.
Stringi con più forza il manico, e ti dirigi con passo lento e barcollante per il viale alberato che ha partorito il grido di paura.
Senti passi pesanti in lontananza che via a via si avvicinano, aumenti la frequenza della camminata, il tuo corpo assume pose più eleganti, piú forti, più assassine mano a mano che ti avvicini al corpo caldo e ancora pieno di vita.
Hai solo più il tempo di indossare la tua faccia, la tua vera faccia, quella con cui ti senti di appartenere al mondo. La faccia che ti ha reso qualcuno per la prima volta nella tua miserabile vita. La faccia di 5 persone, forse sei.
Scorgi la donna, è seminuda e corre scomposta sulla strada, gridando e turbinando le braccia nel tentativo di scacciare qualcosa che non c'è.
Osservi il machete, l'unica cosa esistente di cui ti fidi.
Ti specchi sul dorso della lama, letale e scintillante. La maschera indosso ti rende sublime, ti senti talmente a tuo agio che ti presenteresti in banca con la maschera, al commissariato o in municipio con la maschera, da tua moglie o dai tuoi figli morti con la maschera, perchè la maschera sei tu e nient'altro che tu e solo tu.
La figura femminile ti scorge e in un attimo cambia direzione, gemendo frasi di non chiara articolazione.
Arrivata a pochi metri da te si getta per terra, esausta, china la testa, congiunge le mani in una sorta di simbolo di preghiera e scoppia a piangere, un pianto assoluto e imperante, prova della vera paura.
Sotto la maschera che puzza di formaldeide senti la fronte imperlata dal sudore, la bocca sempre più tirata, i denti che digrignano e sbattono e mordono l'aria silenziosamente.
Nella mano sinistra stringi il machete con tanta forza da farti sbiancare le nocche, mentre con l'altra accarezzi il filo della lama, un movimento lento e sensuale, il coltello come parte stessa del tuo corpo, estensione del tuo volere e del tuo scopo.
Inclini la testa, come quel film che hai visto dove lo psicopatico prima di colpire inclina la testa, e ridi sguaiatamente, come tutti i bambini della tua scuola quando passavi per il cortile, solo e deforme.
La donna alza la testa e prima che possa emettere un gemito le trapassi l'occhio, infilando il machete nel bulbo oculare della donna finchè la punta della lama non scalfisce la calotta cranica. Solo allora estrai la lama. Osservi il corpo privo di vita rovinare al suolo, e ancora una volta quel vuoto che non sai spiegare ti assale. Pervade il tuo stomaco e la tua gola, uccidendo la tua serenitá, fomentando la tua furia cieca.
Infili la mano a memoria nella tasca interna della tua giacca e tiri fuori la fiaschetta. I tuoi cicchetti sono i più forti, ma son sempre solo i tuoi. Sei sempre solo.
Rovesci con ancor più rabbia il contenuto della fiasca sulla donna e poi ti siedi, sopra la sua spina dorsale.
Osservi il corpo senza vita ma non ti trasmette piú nulla, se non il vuoto opprimente; volti affranto la testa, come un anziano ormai prossimo alla dipartita, e chini la testa, stanco.
Dopotutto è finita, e sai che fra poco potrai riposare per sempre.
Prendi la scatola dei fiammiferi che hai sempre portato con te, come se fossi stato consapevole di questo momento da sempre, e ne estrai un fiammifero. La capocchia zolfata rosa scintilla alla luce del lampione.
Con un colpo rapido lo accendi, e lo osservi.
Passano minuti, ore, anni, secoli, e rimani ad osservare il fiammifero che brucia, mentre siedi su un cadavere, indossando una maschera di pelle umana, nella mano mancina un machete, nella destra il peso di decine di omicidi.
Lasci il fiammifero cadere sull'alcool etilico che bagna gran parte del corpo della donna, mentre in testa un'orchestra di zampogne e violini ti fa viaggiare nella serenità, mentre alte lingue di fuoco lambiscono la tua pelle che si stringe e si strappa e si tira, in un'esplosione di dolore che neanche te puoi sopportare.
E mentre la pelle si strappa dal tuo viso e diffonde nell'aria un puzzo dolciastro di carne bruciata, pieghi le labbra in un ultimo sorriso, conscio del fatto che la tua memoria sará una maschera putrefatta e un vecchio machete.
Maschera putrefatta e vecchio machete.
Maschera putrefatta e vecchio machete.
E nient'altro.
Ti penti, ti penti e piangi, ma ai mostri non sono concesse lacrime, che bruciano come seta nel fuoco.
Altri hanno lacrimato sangue per te, lo sai, e la tua punizione è ora piangere un pianto bruciato, secco, senza lacrime.
Non ti rimane più nulla, neanche la disperazione.
Solo maschera putrefatta e vecchio machete.