'Puttana.'
Lei ride.
'Puttana.'
'Me l'hai già detto tesoro. Oggi sei particolarmente noioso, sai?'
Lui rimane in silenzio, occhi bassi.
'Teso, irascibile, nervoso.. Da quando è che non scopi, tesoro?'
'Ti odio.'
Lei ride ancora.
'Vorrei che non fossi mai venuto.'
'Sai benissimo che non ho colpe per questo. Forse per molto altro, forse mi sono divertita un po' troppo, ma no, no tesoro, non è colpa mia se sei qua. E lo sai'
Lui piange.
'Ma perchè?'
'Perchè? PERCHÈ? Forse ho sbagliato, sei ottuso, non sei nervoso tesoro. Non pensavo che mi avresti mai domandato il perchè. Pensavo fosse... Ovvio. Ma voi uomini siete cosí semplici, così bidimensionali.. É l'unico corso possibile della storia, è la natura delle persone, è la forza del caso, è la destinazione ultima di ogni felicità. Sono tutti perchè. Ma ti pensavo più brillante, tesoro. Dov'è finita la tua superbia? La tua arroganza? La tua rinomata intelligenza? Ah, lo so! Ah, se lo so.. Ho tutto io, vero?'
'Mi hai privato di ogni cosa...'
'Puttana forse, ma non ladro. Ció che hai perso l'hai perso tu, me l'hai donato con la malizia, con la cattiveria, con l'egoismo.. Io ti ho solo fornito il mezzo, tesoro.'
'Avrei voluto scegliere.. Avrei voluto sapere..'
Sapere viene intensificato dalla sua voce strozzata, muore in gola ma rimane l'idea.
'Tutti vogliono sapere, nessuno lo sa mai peró. Finisce sempre alla stessa maniera, ma solo perchè voi siete convinti di essere onnipotenti.. Ma non siete nulla tesoro, non siete parte di un disegno, non siete eletti, non siete veri.. Siete solamente delle figure, ma non voglio essere io a dirtelo, tesoro, credo tu mi voglia già abbastanza morta.'
Lei ride, ride, ride, una risata cristallina e profonda.
'Morta.. Ma ci pensi? Che paradosso che sarebbe.'
'Io.. io.. io volevo solo essere felice.'
'Ma tu non puoi essere felice. E ora l'hai capito. E come è ovvio che sia, come capita sempre, riversate le vostre frustrazioni su di me. Siete divertenti, un po' noiosi, ma divertenti.'
'Voglio morire.'
Lei si gira, il viso contratto in una maschera di rabbia, gli occhi di ghiaccio fissi sui capelli radi di lui.
'Il volere è lecito. Lo capisco, nonostante tu mi consideri così male, e se io fossi qualcun'altro cercherei una pistola da appoggiarti alla tempia. Ma dato che io sono io e la mia natura è immutata, i tuoi voleri sono irrealizzabili. Forse da un'altra parte, forse con qualcun'altro, ma non con me, tesoro. Io sono qua, nell'espressione piú alta della vitalità, e tu non puoi volere la morte, non ora. Sei condannato, condannato per l'intera tua esistenza alla sofferenza, e non sai quanto questo mi renda euforica. Mi nutro dei tuoi insuccessi, rido con le tue paure, gioco con le tue emozioni. Sei un oggetto nelle mie mani, tesoro.. E OGGI NON MORIRAI, OGGI VIVRAI PIÚ CHE MAI!'
Lui piange ancora, singhiozzando, il muco gli cola dal naso, le lacrime ingrigiscono ancor di più l'asfalto sotto i suoi piedi. Si gira, si muove verso l'uscita.
'Ci rivedremo, tesoro?'
Lui non si gira.
'Puttana.'
Lei ride.
'Lo so. Chi non lo sa? É scritto ovunque, tutti lo pensano, molti lo dicono..
La Vita è una puttana tesoro, cosa puoi farci?'
Lei ride.
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