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martedì 11 novembre 2014

Non-sensism

Diffondo note nella testa. Non per una valida ragione, semplicemente perchè ho bisogno di una compagnia alternativa, che non necessita di falsi sorrisi e ipocrisie penose. Misantropo in una metropoli. La gente cammina veloce, testa bassa, mi attraversa come se fossi aria, e me ne compiaccio. Osservo, cammino e ascolto musica. Mi fermo ogni tanto al tabaccaio, compro un pacco di Marlboro rosse. Mi siedo in un parco e fumo, ma soltanto una sigaretta. Quando finisce mi alzo e butto il pacchetto. Non chiedetemi perché lo faccia.
Dopo qualche ora le mie gambe chiedono riposo, dunque torno a casa. Mi preparo un drink, spesso gin tonic, prendo una sedia e mi posiziono davanti alla grande finestra che dà su una piazza, grande, illuminata, caotica. Di solito mi basta mettere la mano in tasca per trovare ciò che cerco, altre volte devo rialzarmi dopo essermi accomodato. Li trovo sempre in quel cassetto, anche se non so mai come ci finiscano.
Trovo che i Bryant and May siano i migliori. Sono incappato poche volte in uno di quelli che non si accendesse. L'odore che si diffonde quando sfrego la capocchia risveglia vecchie sensazioni, forse legate alla mia adolescenza, quando le prime sigarette le accendevamo con i fiammiferi. Mi inebria, dissotterra l'adrenalina che quei momenti di ingenua malizia provocavano nelle nostre menti acerbe. 
Intanto il drink rimane sul banco, mentre cerco i fiammiferi e mi siedo davanti alla finestra spalancata. 
Ne estraggo uno, lo accendo. La fiamma sferza l'aria per qualche secondo, dopodiché si riduce ad un esile spirito incandescente. Prima che si spenga, lo lancio giù. Mi alzo, e lo guardo cadere. 
E poi si ripete. Ancora. E ancora. E ancora.
Ho cercato, e credetemi, ci ho provato in ogni modo, a bloccare l'impulso che muove la mia mano. Più volte.
Non ce l'ho mai fatta, e ora mi sono rassegnato. Lascio semplicemente che accada, senza interrogarmi dei perché. So di per certo che farlo mi rilassa, mi rilassa immensamente.
Sono arrivato anche a pensare che se non lo facessi potrei impazzire. E voi sapete cosa significherebbe?
Io sicuramente no.
Dopo un'ora circa, mai calcolata guardando l'orologio, smetto. Metto il pacchetto in tasca (credo di metterlo in tasca, spesso lo ritrovo nel cassetto) e vado in camera da letto, per prepararmi a dormire.
Il drink rimane lì, lo butto sempre il giorno dopo. Mai toccato, in verità sono astemio.
A letto leggo qualche riga, di solito testi sacri. Non credo, ma trovo interessante la trascendenza di alcuni oggetti terrestri.
Poco prima di addormentarmi la mia mente produce domande e risposte, quesiti e nozioni in continuazione, senza che io possa fare qualcosa per controllarla.
Un silente dibattito sulle questioni ineffabili, che si conclude sempre con la stessa, fatidica, enorme domanda:
Ha senso tutto ciò?
Penso di aver sviluppato una teoria a riguardo.
Siamo tutti scrittori, e ogni giorno aggiungiamo una pagina al libro della nostra vita. Ogni tanto capita però che si debba scrivere un paragrafo scomodo, di quelli che non rispettano le tavole di concordanza, il rigido canone della logica, l'ingannabile realtà di ciò che si vede. Allora ci spendiamo in ricerche sfrenate di un appiglio reale, che possa essere ricondotto a ciò che esiste e non a ciò che non esiste. Ma non ci riusciamo mai.
E sotto i colpi pesanti dell'irraggiungibile la nostra mente cede, portandoci al delirio.
Ho paura di impazzire, una paura incredibile, oggi più di ieri, domani più di oggi.
E dunque vivo così, senza un senso che guidi la mia vita.

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