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sabato 25 ottobre 2014

La mia finestra segreta sul mio giardino segreto.

"Una donna che ti ruba l'amore quando l'amore è l'unica cosa che possiedi non è di certo una gran donna, quindi Tom Downy decise di ucciderla".
Inizia così "Finestra segreta, giardino segreto" di Stephen King, e inizia allo stesso modo il mio racconto. Inizia allo stesso modo perchè anche io, oggi, voglio provare a descrivervi quanto sia bella quella finestrella rotonda, nascosta dal mobile di mogano impolverato da anni di mancata pulizia, che dà su un magnifico giardino segreto, nel quale mi rifugio ogniqualvolta la mia mente senta il bisogno di uccidere.
E' in questi momenti di massimo bisogno che tiro fuori il laptop, il foglio o il telefono e inizio a scrivere. 
Vi sarete di certo chiesti il perché di questa mia tendenza al lugubre, all'oscuro, al nero, ne son certo. Un po' è la mia essenza, da piccolo teschi e mostri ovunque ad arredare la stanza e ora sul comodino di notte solo Stephen King, un po' è anche la mia fragilità. 
Sono sicuro che ogni scrittore (inteso come colui che scrive qualcosa, qualsiasi cosa, anche il post su facebook o la frase su un tovagliolo di carta, e in questa accezione posso considerarmi tale) in fondo scriva perché ha la necessità di esternare qualcosa. C'è chi scrive con parole chiare e semplici, c'è chi maschera le emozioni con la struttura della lingua e del racconto, ma alla fine della fiera siamo tutti sul Grande Carrozzone dell'Infelicità, tutti a gridare, alcuni in silenzio, altri a gran voce i nostri problemi.
Ecco, io faccio parte di quella seconda parte di persone che si vergogna incredibilmente ad esternare una debolezza o un problema, ma che allo stesso tempo ha bisogno che la gente sappia, che la gente si accorga di lui, che la gente lo senta e, forse, un giorno lo compatisca. Senza mai alzare la voce, come un bambino timido che non riesce a inserirsi nel gruppo dei calciatori, tenendo un profilo basso, lascio che siano le immagini che creo per voi a parlare per me. 
Forse sono un codardo, o forse sono egocentrico, forse sono semplicemente umano ma oggi non me ne curo.
Perchè in realtà i nostri problemi sono il bacino di ispirazione da cui proviene ogni lettera battuta, il nostro impulso a trasformare i nostri problemi da astratti a concreti, da idee a parole su un foglio bianco che possa testimoniare i nostri mostri, quelli che stanno appollaiati sulle tue spalle e sulla tua testa, deformi e ingombranti, quelli che scacci ogni giorno e che tornano sempre, beffardi.
E' facile, è estremamente facile parlare di quanto sia bella l'amicizia, di quanto sia sballato il sabato sera o di quanto voglia avere successo.
Io scrivo perché ho necessità di scrivere, non per diletto. Il mio diletto è la vostra faccia divertita, attenta e impressionata dopo aver letto le mie parole. I vostri commenti, le vostre critiche. Tutto il resto è necessità.
Dunque perdonatemi se sono tenebroso, se ciò che scrivo è pesante pedante e noioso, perdonatemi davvero, ma è l'ispirazione che conta.
E' il nero che mi ispira, è la malattia, sono le guerre e le epidemie, sono i popoli sterminati, sono i serial killer e i tiranni che mettono in moto la mia ruota creativa, le chiavi che aprono la mia finestra segreta sul mio giardino segreto.
Ecco fatto. Narrati i perchè. Messo a nudo parte della gamba, adesso mi ritiro di fretta.
Ma Mort Rainey, protagonista dell'originale "Finestra segreta, giardino segreto" affermava che l'importante, tutto ciò che conta in realtà è solamente il finale. E io, che voglio essere come Mort Rainey, mi sono sforzato di trovare un finale degno. Niente spettacoli pirotecnici e nessun buffet a piè pagina.
Soltanto una confessione.
Scrivere è perpetrare. Scrivere è diffondere. Io creo e poi diffondo, perchè in me non esiste e dunque devo creare.
Quando sono dietro il mobile di mogano impolverato, con le braccia a reggere il mento e i gomiti che poggiano sullo stipite a forma curva della piccola finestrella rotonda, guardo il mio giardino segreto. 
E guardando e scrivendo e scrivendo e guardando, poco a poco, qualcosa viene fuori. Tra le sterpaglie nel giardino si nota un fiore. Forse un'orchidea, forse qualcos'altro, è bianco e diffonde un chiarore candido che stona, in mezzo al verde scuro e cupo del giardino. 
Ma dopo poco mi viene ordinato di chiudere la finestra, e dunque non vedo più quel bianco candido che mi infonde sicurezza.
E di nuovo si stende un velo nero sulla mia anima.


Scrivere è cercare una coscienza, se mai è esistita.



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