E' difficile descrivere una sensazione a chi non ha l'universo per comprenderlo.
Un eterno virus in cerca di collocazione, ci sviluppiamo in una frenetica evoluzione priva di significato.
Ci abbracciamo a solide fondamenta per ondeggiare all'infinito privi della possibilità di aprire gli occhi.
Generazioni su generazioni nasciamo per crescere nella speranza e invecchiare nella depressione, colmi di insofferenza per aver visto così tante esplosioni ma non averle mai neanche sfiorate con mano.
Cervelli indisposti al continuo stop and go, umani dipendenti dalla cocaina per non dormire, umani dipendenti dalla vita perché privi di ogni cosa, entrambi sognatori.
Cerchiamo a lungo la via, impariamo, ci informiamo, perdiamo via via tempo su tempo nell'attesa. Impariamo canzoni, guardiamo film, ascoltiamo talk, tele giornali, ci informiamo di gossip e ci facciamo belli. E no non pensiamo a noi stessi, quello no, perché dovremmo quando puoi fare soldi, vedere una partita, vedere gente come te che si macella, gente come te che vive come vorresti vivere te ma che tu puoi solo immaginare con la desolazione dell'immobilità.
Ogni giorno le persone affrontano il mattino perché devono continuare un disegno che non è mai stato loro perché sono nati dall'unione di qualcun'altro che li plasmerà per sempre bloccando la sua vera essenza.
E solo grazie ad un accurato viaggio stracolmo di casualità potrà eventualmente uscire.
Perché? Perché dovremmo strillare ogni giorno! E invece no ascoltiamo la musica. La verità venuta come un linguaggio alieno a darci stabilità e energia. Qualcosa di inspiegabile che vibra sui sentimenti sventagliandoceli davanti come fibre perfette di pura bellezza. Qualcosa di così chiaro e oscuro allo stesso tempo da mozzare il fiato più di qualunque altra cosa al mondo. Esplosioni di amore e paura che si avvolgono in un vortice di candide nuvole. Inspiegabili soluzioni delle eterne domande vicine e paurose. Un mondo fuori dalla realtà, un mondo felice, senza regole, senza limiti, dove l'anarchia funziona in un mistico equilibrio fuori dagli schemi classici della concezione.
Con le parole ci vorrebbero miliardi di giorni e droghe neanche concepibili per spiegarlo in poche righe comprensibili per poche e fini menti coloro che insomma aveva passato il nostro test precedente che per te acuto lettore privo di pause non dovrebbe essere un problema aver rimembrato se la tua attenzione non si è persa nelle mie parole che seguono l'inesorabile tempo fuori dal tempo della musica.
Purtroppo questo sogno plastico di felicità rimarrà sempre un mosaico non ricomponibile e invisibile.
E noi persi nelle nostre domande e nelle nostre vite dipinte da indistruttibili poteri forti rimarremo con i nostri diffusori di verità a compiangere questi irraggiungibili sogni.
Ultimamente ho ripreso la speranza, la speranza che le cose un giorno migliorino per tutti e che tutti potremmo osservare insieme quell'arcobaleno di splendore che è il nostro insieme. Non voglio essere positivo a oltranza voglio solo che una volta per tutte l'anima delle feste e dei nostri momenti più irricordabili e incomprensibili della nostra vita non restino ricordi da lanciare nelle poche cene alcoliche della vita adulta, ma diventino un quadro da studiare e da cui prendere ispirazione per rispecchiare tutte quelle idee che quella gioventù che cercava di scappare dalla paura tirava fuori da quei momenti. Discorsi su come cambiare il mondo e su come le cose nonostante fossero una merda potevano volgere in maniera positiva. Perché le soluzioni c'erano e ci sono tutte ma i nostri maledetti limiti della società ci imponevano di non poterli raggiungere.
E invece no perché noi nei nostri mondi alternativi di musica, serate, feste, amore, amicizia, speranze, sogni, ricordi, risate e perché no droghe, le soluzioni le avevamo sempre tutte. Perché quei momenti che vuoi sempre ricordare sono i momenti in cui sei felice. Dove anche noi eterni insoddisfatti siamo felici.
Ricordare per cambiare.
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