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giovedì 6 marzo 2014

Diamanti grezzi

Vorrei poter cadere dal mondo in cui sono nato. Vorrei precipitare la dove le voci sono più dolci , gli abbracci più caldi, le persone più belle. 
C'è qualcosa in te ragazzo..c'è qualcosa di grande, forse di enorme. Bisogna svegliarsi da questo sonno profondo, da queste ombre che ci incutono timore.
C'è la necessità di ricominciare a credere in noi, di scoprire il nostro talento, di valorizzare la nostra giovinezza, i nostri sogni. 
Un risveglio coronato da soldi, sesso, droga, musica, feste, amici, ricordi, spensieratezza, energia, speranze e tante risate.
È bello credere che un giorno ci sarà la voglia di reinventarsi, la voglia di imparare, di confrontarsi, dell'essere al di fuori dal vero conflitto materiale. Un solo milkshake di anime libere di mescolarsi in un vortice di perfezione. 
Siamo diamanti grezzi è ora di tornare a brillare.

mercoledì 5 marzo 2014

Viaggio nell'Aldilá

Seduto sul divano guardo dai led scintillanti la decadenza del mondo, la crisi dei valori sani, l'avvento di una generazione senza il motore degli ideali. Mentre guardo desidero che tutto ciò sparisca all'istante, voglio rifugiarmi in un posto tranquillo dove le preoccupazioni e lo schifo dell'umanitá non possano raggiungermi, mai.
Quindi chiudo gli occhi, appoggio la testa sul cuscino e attendo che la scia onirica mi rapisca una volta per tutte.
Quando riapro gli occhi un vortice di nero e rosso si fonde nei miei occhi. Mescolanze di simboli e sensazioni si compongono stile puzzle in un'intricata composizione romantica, tutto è sfumato, ma ciò che voglio vedere si mostra nitidamente, limpido ai miei occhi.
Ho voglia di scoprire, di amare, di morire, ma non nella mia dimensione.
Muovo all'interno del luogo che non riesco a descrivere con passo insicuro, come un bambino nella stamberga tradizionalmente infestata, mentre aspetto che qualcosa accada.
Un rumore, come di penna sulla carta, rapisce la mia attenzione. E poi sparisce.
Ancora una volta. Sparisce di nuovo.
Non comprendo, mi aggiro intimorito, ma non mi espongo mai in azioni squilibrate. Vivo nella via di mezzo, nel riciclo tra il nuovo e l'antico.
Mentre mi convinco ad andarmene sento toccarmi la spalla.
Ruoto lentamente le spalle, spaventato a morte da chi mi troverò davanti.
Mi giro e.. non posso crederci.
A metá tra l'adorazione pura e lo sgomento, realizzo chi è l'entitá che si staglia di fronte a me.
L'occhio saggio spazia velocemente da un capo all'altro del mio corpo, indagando nei più profondi recessi della mia immagine. Il volto pallido, emaciato, rispecchia un'esperienza secolare, i capelli bianchi sinuosi fluttuano nell'aria, mossi da un vento che colpisce solo la sua figura.
Con fare magniloquente, Epicuro si presenta, pieno di umiltá, come se fosse certo della mia ignoranza.
"Salve viandante. Sei entrato nell'Aldilà, luogo sacro, di pace e riposo eterno. Le anime di questo posto vivono in armonia eterna, e nulla puó corrompere la meraviglia di questi luoghi. Io sono l'Epicureo, guardiano dei sentimenti giusti."
Appena finisce di parlare, sento una forza dietro lo sterno spingere, spingere e spingere ancora. Le mie gambe sono ancorate, radicate al terreno da ceppi invisibili pesanti come macigni. Abbasso lo sguardo e osservo terrorizzato il mio corpo deformarsi sotto la pressione della forza nel mio petto. A poco a poco il tessuto si lacera, le costole scricchiolano, la pelle si apre. Il filosofo osserva la scena impassibile, quasi immobile, immerso nella complessitá dei suoi processi logici.
Osservo il mio corpo smembrarsi, e mentre soffro terribilmente il mio cuore pare staccarsi dall'incavo a lui destinato.
Ma cos.. si stacca davvero. Inizio a gridare, disperato, ma nessuna vibrazione viene emessa dalla bocca. Osservo la sede dei miei sentimenti fluttuare dal mio torace squartato alla mano del filosofo, che, con la mano grinzosa aperta, attende l'organo impaziente.
"Per salvaguardare la giustizia che guida questo regno, sono stato incaricato da Lui, il nostro Signore, di giudicare ogni anima errante. Poggerò il tuo cuore sulla mia coscenza, e saprò le tue colpe. Potrai attraversare il Regno, se il tuo cuore non si dimostrerá nero peccato. Se il tuo cuore necessiterá redenzione, tornerai all'Inferno."

L'Inferno è terrestre, noi siamo i dannati

È l'unica cosa che riesco a pensare, prima di stramazzare incoscente al suolo.

lunedì 3 marzo 2014

Buio

Nel buio è facile muoversi. Gli sguardi scorgono poco, i difetti sono mascherati. Nel buio molto spesso gli occhi di chi ti guarda sono annebbiati. 
Nel buio la musica copre ogni rumore. Nel buio anche le canne acquistano un sapore differente, sono calde, lente..vuote. 
Nel buio anche i bagni possono essere accoglienti, basta sapersi muovere.
Nel buio i nemici preferiscono essere amici. 
Ma nel buio a spiccare c'è soltanto il nostro ego, la nostra convinzione che tutti siano li per osservare noi. Danze sfrenate, urla, spintoni, abbracci, alcool, droga, puttane e morti di figa. 
Un mix esplosivo pronto a sommergerti come uno tsunami, un onda d'urto spinta dall'ego di migliaia di persone pronte a tutto per due minuti di notorietà. 
E rimarrai li nel silenzio a contemplare le tue delusioni nell'aver ancora una volta sottovalutato te stesso.

sabato 22 febbraio 2014

Degrado 2.0

Maya Droga Italia Degrado Nichilismo Sesso Psicoanalisi Lars Von Trier Bitch
Disagio Rabbia 

A breve..

mercoledì 19 febbraio 2014

Filosofia dello schifo, parte prima

Ogni persona, nel corso della propria vita, si trova quindi a confrontarsi. Con qualcosa, con qualcuno. Alcune volte ci si confronta con cose di cui non si conosce nemmeno l'essenza, questioni troppo grandi anche per la mente più grande. Altre volte lottiamo contro noi stessi, ma il baratro della nostra coscenza è insormontabile, migliaia di volte più profondo di quel che credevamo.
Nella quotidianitá, invece, l'uomo è costantemente alle prese con match ad eliminazione diretta con la vita. Roba da in o out, dentro o fuori. Partite con il destino con il quale si è obbligati a vincere per poter anche solo immaginare un futuro.
Ed è proprio a causa di questa criticitá, dunque, che l'uomo tende a crogiolarsi nella tristezza, nell'insoddisfazione della vita. Insoddisfazione per l'unica cosa che ci è concesso possiedere fino alla morte, in sintesi.
Questa sorta di "dramma" esistenziale è in fondo ovviabile, se ci si ragiona sopra. Ogni tipo di questione che nel corso della vita si presenta a noi si rivela, ad un'analisi attenta, come estremamente strutturata, complessa nell'insieme ma semplice in ogni sua parte fondamentale.
Volessimo classificare ogni questione quotidiana in base a categorie, qualitative o quantitative, dovremmo partire dall'essenzialità, da deduzioni che non necessitano di particolari processi logici. Definendo l'essenza primaria delle questioni arriveremmo di conseguenza a informazioni utili sulla risoluzione del problema.
Continueremo poi a classificare secondo altri criteri via a via più specifici, dipanando sempre più la natura della questione, fino ad arrivare al quid esplicativo.
Riapplichiamo ora questo metodo ad ogni frustrazione, problema, morsa, cattiveria che costella il nostro percorso da sempre, dalla nascita fino allo spiro.
Potrete ben comprendere che saremmo in grado di superare quasi ogni tipo di pressione psicologica o stress, ai quali spesso ci arrendiamo, facendoci trascinare in un oblio di tristezza e sconforto dal quale è impossibile ritornare.
È il metodo che porta la felicità.
È il metodo, unito all'istinto e alle emozioni, a rendere l'uomo uomo. Non animale.
E quindi, ditemi: da dove deriva il metodo?
Da un'analisi logica, composta di processi mentali razionali.
E cosa fonda ogni nostro processo psicologico?
Il pensiero.

Dovete pensare, se volete definirvi uomini. Dovete pensare, affinchè un giorno siate le persone che avete sempre sognato di essere.
Se volete morire dimenticati, se volete essere branco e non individuo, se volete spartire successi e personalità con altre centinaia di persone, non pensate. Lasciatevi inghiottire dal vortice caotico della vita, incapaci di affermare il proprio essere, e dissolvetevi, come se non foste mai esistiti.
Se volete essere, pensate.
Ricercate il metodo, e ricercherete voi stessi.

lunedì 3 febbraio 2014

Cry or die

Non posso sopportarlo.. Sedermi qua, di fianco a te..
Così pochi metri tra di noi, così lontane le nostre menti.
Non posso sopportarlo.
Non posso guardarti mentre ti distruggi, non posso guardare dentro me stesso. Non posso ammettere di non poter vivere senza qualcuno come te. Ma lo devo accettare.
Vivo per vivere, muoio per far sperare.

Ti amo, nonostante tutto..


Stop the thoughts.. Stop the thoughts.. Stop the thoughts..
Perchè ci sono poche cose per cui sorridere.

Sei sbagliato 1
Change
Sei sbagliato 2
Change
Sei sbagliato 3
Change
Sei sbagliato 4
Fuck. Them. All.

'Fa ciò che è meglio per te..'
La figurà tentennò, immobilizzandosi, scrutando con occhi vacui la terra al di sotto delle sue estensioni.
Con la lentezza di chi ha giá vissuto il mondo, la figura si girò, osservando l'uomo.
'Esiste qualcosa di meglio per me, se non la morte?'

giovedì 30 gennaio 2014

Riflessioni di un osservatore

E' stato facile imparare a mimetizzarsi. Bastava un bel jeans, un po' di risvolto, una sistemata al ciuffo da hipster, qualche sorriso disinvolto, qualche battuta. Una persona normale, come tutte le altre. Pregi e difetti di una persona normale. Già, normale.
Ma cos'è una persona normale se non un'entità che sfugge alla comprensione e alle regole, un fulmine che pochi occhi saranno in grado di cogliere e scoprire, mentre molti altri si accontenteranno del lampo. Uno scoppio di luce impercettibile. 
Ogni giorno da diversi anni a questa parte, osservo questi lampi, e all'interno del mio cervello, creo per loro degli occhi pronti a osservarli. 
Mi è sempre piaciuto osservare le persone, fin da quando ho imparato ad ascoltare. Poi è arrivata la voglia di emergere, la voglia di mostrare a tutti che ero un fulmine e non un semplice lampo che pochi sguardi sarebbero stati disposti a cogliere.
Ma ho presto capito che a forza di osservare gli altri, a forza di cercare di capirli, mi stavo nascondendo. Stavo nascondendo me stesso. Perché se c'è un fulmine che non volevo osservare, be credetemi quello era il mio.
Dunque perché mai le persone avrebbero dovuto soffermarsi a osservarmi e a comprendermi, quando neppure io volevo farlo?
Non lo so, ma di certo so che è più facile ascoltare che essere ascoltati. Perché quando sei disposto ad ascoltare realmente qualcuno allora ti poni nella direzione di voler sapere perché questa persona è li con te. Che cosa questa persona può portare a te. E a quel punto ti chiedi che cosa potresti portare tu agli altri. 
Posso portare molte cose agli altri, posso regalare loro le mie ore di ascolto. Ma nel momento in cui capisci che nulla per te ha più un filo conduttore ti perdi e rimani in silenzio. Un silenzio che dovresti interrompere quando vedi le vibrazioni, ma non lo fai. Non lo fai perché sai che sarai ascoltato, sai che se condividerai te stesso con un'altra entità che senti così affine a te sarai il primo a strabordare. 
E quindi rimani qui, ad osservare Kate Moss in bianco e nero sul tuo iPhone. E ascolti il tuo silenzio.