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martedì 13 maggio 2014

Is this my mind?

Non è da tutti i giorni fermarsi a pensare. Forse non è neanche un'abitudine mensile.. Magari è annuale come la grande migrazione degli animali africani, che ogni anno tra novembre e dicembre lentamente risalgono le colline a sud dell'ormai arsa regione del Masai Mara per ritornare nella placida valle del Serengheti.
Magari i nostri pensieri migrano proprio come gli animali africani e come gli animali africani ciclicamente ritornano, perché a te devono tornare, il Serengheti dei tuoi pensieri.
Ma la sconvolgente verità è che tu questi pensieri non li vuoi. Fuggi da loro perennemente, li allontani con i mezzi più subdoli, alcool, droga, amore, cerchi di sotterrarli sotto una montagna di superficialità affinchè da li sotto non possano più tornare.
Ogni volta, però, essi ritornano. Tristi più di prima. Travolgenti più di prima. Come il dannato cancro che per tre volte ti eri illuso di aver sconfitto ma che inesorabilmente era tornato, succhiandoti la vita fino al punto che nella tua misera stanza d'ospedale a farti visita era venuta la Morte, accompagnata da un malinconico valzer, che gentilmente ti aveva porto l'ossuta mano per permetterti l'ultima danza della tua vita.
Tornano, tornano, ogni volta. Anche a me succede. Anzi, mi è successo proprio oggi.
Seduto sul divano un sottile filo di fumo annebbiava la mia vista, già di per sé opaca per le diottrie mancanti. I miei genitori al lavoro. La televisione spenta. Il computer lontano. Lo stereo scollegato da tempo, il libro perduto in qualche meandro della casa. Insomma, ero in una situazione che di rado mi era capitata nell'ultimo periodo, abbandonato completamente a me stesso, con l'unica possibilità di fare un balzo nelle profondità della mia coscienza.
È una decisione importante da prendere: alzarsi, e continuare a fuggire, oppure rimanere là seduto e aspettare che il tuo cervello produca qualcosa di interessante. Ero lì lì per alzarmi e accendere la televisione, quando ho deciso di fare qualcosa di costruttivo.
Ho aspettato.
E il risultato è stato dei più tragici.
Dopo poco meno di 30 secondi di full immersion nel mio io vengo assalito da una serie di ansie, preoccupazioni, problemi, tormenti che io non avevo assolutamente pensato. Tento di allontanarle, tento di richiamare ciò che nella mia vita mi rende felice di esistere, ciò che conosco, ciò che mi da sicurezza gioia amore affetto emozioni dolci care candide come una farfalla che svolazza libera nel cielo limpido azzurro chiaro, una splendida libera farfalla che morirà da li a poche ore .L'ineluttabilità della vita. Io sono una farfalla con le catene vivo solo un giorno ma non sono libero di volare come fa lei come fa lei come fa lei voglio volare libero libero da ogni frustrazione ma cosa sono le frustrazioni se non i piaceri che non riusciamo a raggiungere devo raggiungere i piaceri ma non posso, non posso, non posso...
Qualcosa mi blocca al divano, dietro e sotto lo sterno si agitano le budella senza un motivo valido, qualcosa mi atterrisce, mi sbarra gli occhi e mi spalanca la bocca tipo Munch sul ponte. Sono terrorizzato.
Sono terrorizzato dalla vita ma come faccio ad essere terrorizzato dalla vita l'unica cosa che ho l'unica cosa vera l'unica cosa che mi dà un senso non ha un senso essere terrorizzato dalla vita che va, vita che torna, vita leggera che con un soffio cade giù?
Domande, domande, domande mi assillano il cervello. Mi occupano la testa come studenti in rivolta nelle università, spaccando tutte le certezze e bloccando da dentro le porte delle sensazioni bene.
I miei occhi non vedono, le mie orecchie non sentono, le mie mani non toccano più nulla. Sono annullato in me stesso, sballottato su e giù tra le rapide di pensieri in cui mi sono lanciato per prodigarmi in un rafting mentale che può solo finire con la depressione più profonda.
È un bel salto, non c'è che dire. Come quando sognate di cadere e la caduta non finisce mai, Felix Baumgartner onirico, la stessa cosa capita nella coscienza, ma lo definirei meglio con un Pietro Taricone mentale.. Sappiamo tutti com'è finita, no?
Mentre sto per perdermi nei bui labirinti della mente, architettati da me per me stesso, annuncia una voce fuori campo nella mia testa, dei morbidi cuscinetti fanno leggermente pressione sulla mia gamba, e qualcosa di ispido e solleticante batte contro la mano inerme.
Mi risveglio dal mio ego trip. Osservo la stanza un po' intontito, ruotando lentamente la testa di qua e di là. Sento che le mie dita stringono qualcosa.
Abbasso lo sguardo.
Il fumo che prima mi danzava davanti agli occhi non c'era più da qualche minuto, ma me ne rendo conto solo dopo.
Allora prendo il clipper a motivi floreali che ho sul braccio del divano con la mano sinistra, avvicino la destra alla bocca, faccio ruotare il cilindro metallico seghettato dell'accendino, premo il tasto che pompa gas nella camera di combustione. Si genera la fiamma, tiro, lascio che il fumo misto a gas esca lentamente dalla bocca, aspiro di nuovo.
E allora tutti i miei pensieri vanno via.

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